Al porto di Palermo il trend di traffico merci e passeggeri risulta complessivamente in crescita. I volumi movimentati sono passati da 7,6 milioni di tonnellate nel 2021 a 8 milioni di tonnellate nel 2024, con circa 8,2 di milioni tonnellate nel 2025, nonostante il trasferimento del terminal contenitori a Termini Imerese. Il segno positivo è stato rilevato anche nel traffico rotabili con 7,1 milioni di tonnellate nel 2021 e circa 7,5 milioni di tonnellate nel 2025. Cresce anche la domanda di mobilità dei passeggeri e raddoppiano i croceristi. Nel 2019 (periodo pre-Covid) il porto del capoluogo siciliano ha registrato 1,9 milioni di passeggeri di cui 500mila croceristi. Il 2024 ha segnato 2,6 milioni di passeggeri, di cui 968mila croceristi; con 2,8 milioni di passeggeri, di cui circa un milione di croceristi, si è chiuso il 2025.
I numeri rilevano un’offerta di servizi e logistica oggi possibile grazie a una programmazione e a importanti investimenti nel recente passato dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, che hanno cambiato il volto dello scalo.
Investimenti e strategia dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale
E adesso si guarda al futuro con il programma del commissario straordinario dell’AdSP, Annalisa Tardino, che si è insediata ad agosto 2025. A dicembre il commissario, in occasione del convegno “Noi, il Mediterraneo”, ha avuto un riconoscimento pubblico dal presidente della Regione siciliana, Renato Schifani, per la “prova di grande impegno e professionalità nel prendere possesso di questa grande eredità”. La crescita di tutti i porti Sicilia occidentale, sulla scia di Palermo, l’incremento dei rispettivi traffici e l’infrastrutturazione sono le priorità del commissario Tardino.
Che idea si è fatta sull’impatto economico che la crescita del porto di Palermo ha avuto sul territorio?
“L’impatto economico della crescita del porto sul territorio risulta particolarmente evidente. Si evince nella significativa espansione del numero di passeggeri, in prevalenza crocieristi, con conseguente sviluppo del settore turistico, considerando che il crocierista soddisfatto tende a fare ritorno successivamente come turista. E si evince nella realizzazione di interventi infrastrutturali per svariate centinaia di milioni di euro, che hanno generato un rilevante indotto economico, come nel caso del Palermo Marina Yachting, esempio emblematico di ‘restituzione alla città di una parte del waterfront’, immediatamente messa a reddito con un incremento delle entrate nelle casse dell’Autorità di Sistema portuale”.
Nel convegno “Noi e il Mediterraneo” con il ministro delle Infrastrutture e i rappresentanti Ue si è discusso di strategia europea dei porti. Quale potrebbe essere il ruolo di Palermo?
“L’Europa con un ritardo di decenni, ha scoperto che i porti del Sud saranno la chiave di volta per recuperare competitività per l’industria, la logistica e l’energia al servizio del vecchio Continente. Il Mediterraneo oggi ha enormi opportunità determinate dall’applicazione del Piano Mattei, dal rafforzamento delle reti marittime e quindi, dei collegamenti con Nord Africa e Medio Oriente. Il rilancio di una politica europea sui porti pone la Sicilia al centro di interessi sempre più estesi, ma è chiaro che la sfida di Palermo, come porto cruciale nel Mediterraneo, deve passare da un processo di internazionalizzazione, dal completamento infrastrutturale e da uno scenario favorevole agli investimenti delle imprese, per esempio la definizione di una zona franca per la Sicilia”.
L’AdSP gestisce e coordina i porti di Palermo, Termini Imerese, Trapani e Porto Empedocle, Licata e Gela. Che progetti ci sono per questi scali?
“Ho visitato tutti i porti e ho riscontrato grande interesse da parte delle autorità locali per le politiche di sviluppo degli scali. A Porto Empedocle ci sono cantieri aperti e lavori in fase di programmazione. A Termini Imerese le opere, con fondi propri dell’Adsp, di 6,5 milioni di euro, procedono secondo le tempistiche definite. A Trapani si sono riscontrati rallentamenti dovute ad altre amministrazioni, ma cercheremo di recuperare i tempi, una volta risolte le criticità. Su Gela e Licata, stiamo lavorando per lo sviluppo industriale e commerciale, oltre che turistico, dal momento che Gela è al centro di attività di ricerche minerarie e Licata ha un’importante marineria. E poi c’è il porto di Sciacca sul quale abbiamo avviato un’interlocuzione con la Regione siciliana per alcune opere da realizzare come stazione appaltante”.
Prospettive future e sviluppo integrato dei porti siciliani
Quali sono i prossimi impegni?
“L’obiettivo è mettere a sistema i porti decentrati e renderli complementari e funzionali all’AdSP secondo le loro specificità. Dare a ciascuno un’immagine e una prospettiva di crescita significa consentire alle imprese di lavorare senza farsi concorrenza. Il porto di Palermo ha una vocazione maggiormente turistica e ha prospettive di crescita di oltre un milione di passeggeri. Il waterfront di via Crispi si sta completando con opere di Rfi e per la progettazione della passerella bandiremo un concorso di idee rivolto ai professionisti locali per renderli partecipi della nostra visione. In fase di completamento è il secondo terminal.
A Trapani c’è stata una crescita di movimento turistico e si potrebbero immaginare itinerari diversi tra Palermo e Trapani, così come per Licata e Porto Empedocle potremmo pensare anche ad uno sviluppo crocieristico di élite. Abbiamo intanto commissionato degli studi sull’impatto economico dei porti in Sicilia a supporto della nostra programmazione e cercheremo i finanziamenti necessari a realizzare interventi per il rilancio delle attività economiche locali”.

