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Teatro, il Sindacato degli attori accusa lo Stabile di Catania

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Teatro, il Sindacato degli attori accusa lo Stabile di Catania

lunedì 08 Giugno 2020 - 19:09
Teatro, il Sindacato degli attori accusa lo Stabile di Catania

La Cgil denuncia, "a distanza di venti giorni dall'ultimo confronto nessuna proposta dalla Presidenza e dalla Direzione: Laura Sicignano continua a ignorare gli artisti del territorio, che sono costretti a lavorare altrove"



“Nessuna risposta o controproposta è giunta dal Teatro Stabile di Catania a distanza di oltre venti giorni dall’ultimo confronto con il presidente e la direttrice dell’Ente”.

Lo affermano la Slc Cgil di Catania e il suo dipartimento Artisti ricordando che il sindacato “aveva presentato delle idee che puntavano al coinvolgimento degli artisti del territorio, visto che gli attori amati dal pubblico catanese, molti diplomati alla scuola d’arte drammatica Umberto Spadaro, una delle più importanti e antiche d’Italia, sono costretti a lavorare altrove”.

Secondo la Cgil “la direttrice del Teatro, Laura Sicignano, continua a ignorare gli artisti del territorio”.

“Considerazioni – spiegano il segretario della Slc Cgil, Gianluca Patanè, e il responsabile del dipartimento degli Artisti, Luigi Tabita – che tengono conto di alcuni dati significativi che abbiamo elaborato. Il nostro sindacato oggi ha più di cento artisti iscritti. Di questi solo sei hanno lavorato allo Stabile. Su tre bandi per nuove produzioni, inoltre, per due di questi sono richiesti solo attori under 35, quando invece nel territorio la fascia di artisti più numerosa è quella dai 45 ai 60”.

“Questa – aggiungono – è l’ennesima conferma di come la direttrice Sicignano, a tre anni dal suo insediamento, non abbia contezza del territorio e della storia del nostro teatro”.

La Slc Cgil di Catania segnala inoltre che tra i compiti richiesti dal bando per l’individuazione del direttore artistico del Teatro Stabile, vi è il “mantenere un forte radicamento del Teatro nella città di Catania e nella regione siciliana, collaborando con le realtà del territorio”.

“E questo – sostengono Patanè e Tabita – ad oggi non si è realizzato”.

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