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Tecnologico e green, un volto “nuovo” per il porto di Trapani

Vito Manca

Tecnologico e green, un volto “nuovo” per il porto di Trapani

sabato 13 Giugno 2020 - 00:00

Piattaforme digitali, app mobile, totem per visitatori e soluzioni per contenere costi di illuminazione. Investimento da 7 milioni ma la cantieristica navale resta un nodo da sciogliere

TRAPANI – Quella del 2003 aveva entusiasmato. Unito una città spesso divisa. Poi nel 2007 era finito tutto. Trapani era rimasta unita soltanto nella protesta. Non aveva più la sua Autorità Portuale.

Poi la riforma, il via libera alle Autorità di Sistema, con diversi porti al loro interno. Quella della Sicilia Occidentale con Palermo, Trapani, Termini Imerese e Porto Empedocle. E con il presidente Pasqualino Monti, nominato nel giugno del 2017, a dover superare diffidenze, vecchie ferite. Nelle sue prime missioni trapanesi è stato chiaro e diretto. Ha detto che il porto non era “morto”, tesi diffusa nel territorio. Che c’erano tanti problemi. Ma che proprio la logica di sistema e le risorse che potevano essere messe in campo avrebbero determinato un cambio di passo. Sempre nei suoi primi tavoli di confronto invitò gli operatori di settore a crederci e ad essere compatti. Diede anche la garanzia di massima disponibilità e di capacità d’ascolto. Ed i risultati, Monti, l’ha messi sul campo.

Aggiudicati i lavori per la nuova Stazione Marittima, un nuovo posto di controllo frontaliero, il servizio di vigilanza armata, l’affidamento del servizio di caratterizzazione del sito d’immersione. In quest’ultimo caso si parla di dragaggio, elemento fondamentale per poter dire che un porto è realmente un porto.

E quel che sarà il porto di Trapani s’intravede – nella logica di sistema – nel progetto di finanza che l’Autorità di Sistema ha definito per “la realizzazione di infrastrutture energetiche e reti-dati, Smart Port”, per tutte e quattro le strutture portuali.

Efficientamento tecnologico ed energetico, con una serie d’interventi per oltre 7 milioni di euro. Ed ancora piattaforme digitali, app mobile, totem da utilizzare per proporre ai visitatori “itinerari ed eventi organizzati sul territorio”. Nuove soluzioni per contenere i costi dell’illuminazione. Monti è stato dunque di parola e non soltanto con Trapani.
Ma sul futuro del porto dovrà anche essere la città, la sua classe dirigente, a dover segnare la rotta da seguire.

Un punto critico rimane quello della cantieristica navale. Storia e tradizione. Ma anche economia. È un settore in crisi da tempo e per tanti motivi. Ma è pure una questione “politica”, di scelta. C’è il bacino di carenaggio di proprietà della Regione siciliana che si avvia verso una nuova manutenzione straordinaria per mettere una pezza sugli atti di vandalismo e sul degrado che ha accompagnato la sua ristrutturazione.

Bacino che vive una ulteriore condizione d’incertezza perché l’area adiacente, che era dell’ex Cantiere Navale Trapanese è del demanio statale e lo Stato ha deciso di concederla alla società “Marinedì”, che però costruisce Marine in tutto il mondo, quindi non fa cantieristica ma ha bisogno di cantieristica.

L’ipotesi di lavoro dell’assessore regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano, favorevole a mettere tutto in discussione per trovare un accordo, un “governo” unitario, ha registrato più di un ostacolo. Bacino ed area ex Cnt hanno così continuato a seguire strade parallele. Il Bacino è galleggiante e può dunque essere trasferito da qualche altra parte. Di sicuro la Regione non può gestirlo direttamente. Il futuro del porto trapanese – e non solo – è legato anche alla carta, ancora tutta da giocare, delle Zone economiche speciali.

L’amministrazione comunale, con il sindaco Giacomo Tranchida, ha provato in tutti i modi ad accelerare il confronto istituzionale. Zes significa fiscalità di vantaggio. Significa disco verde ad investimenti e a nuove attività produttive ed ad una semplificazione delle procedure burocratiche. Ma alla base commerciale del porto trapanese, che ha sempre caratterizzato la sua dimensione economica va affiancata – e negli ultimi anni i numeri sono stati importanti – pure la prospettiva turistica. Trapani è una città – virus permettendo – che ha puntato e che punterà ancora sul turismo. L’attività crocieristica non può certo essere paragonata a quella di Palermo, ma è comunque riuscita a mettere i suoi paletti nell’economia del territorio. Vive le incognite del momento, ma non soltanto. Può essere potenziata. Ha bisogno di una coabitazione virtuosa con il resto delle realtà portuali, che va costruita con un confronto alla pari e con un piano d’azione condiviso. Le diverse “anime” portuali hanno così un valore aggiunto che va sfruttato fino in fondo.

L’Autorità Portuale non è soltanto un punto di riferimento istituzionale, ma ha dimostrato di avere anche la forza e l’autorevolezza per essere, nello stesso tempo, cabina di regia, camera di compensazione e pensatoio per un tassello fondamentale nel mosaico della crescita di un territorio come quello di Trapani.

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