Tempi duri per gli italiani - QdS

Tempi duri per gli italiani

Carlo Alberto Tregua

Tempi duri per gli italiani

mercoledì 01 Giugno 2022 - 08:30

Alta inflazione, Pil dimezzato

La guerra – perché di questo si tratta – tra Russia e Ucraina sta trascinando inevitabilmente verso il basso le economie statunitense ed europea perché, oltre ad un rallentamento della produzione e dei consumi, è intervenuto un fatto estraneo alla guerra stessa – ma fino ad un certo punto – cioè l’esplosione dell’inflazione, che ha avuto punte del sette/otto per cento.

Tradotto significa che chi guadagna mille euro al mese, con il taglio dell’inflazione stessa, è come se a fine anno ne guadagnasse 930, cioè il sette per cento in meno. In effetti egli o ella percepirà la stessa somma di danaro, ma l’aumento dei prezzi del carrello dei consumi e in generale di tutti gli altri, decurterà il valore del suo guadagno.

Impossibile pensare che i compensi di chi lavora aumentino in proporzione perché l’economia non regge il ritmo di un’altra inflazione.
Peggio, quando si coniuga il rallentamento della ruota economica e l’inflazione, il fenomeno che in macroeconomia si chiama stagflazione, la situazione si aggrava decisamente per tutti.

Peggiora di più, però, per i percettori di reddito fisso, stipendi e pensioni; peggiora anche per tutti i piccoli artigiani e commercianti; peggiora per le grandi imprese, che non riescono a riportare nei prezzi a valle gli aumenti che subiscono a monte.
Si tratta di un circuito negativo noto agli economisti, che comincia un percorso in discesa che fa stare male tutti quanti, salvo i gruppi finanziari, fra cui banche e assicurazioni, che da un’alta inflazione traggono vantaggi.

I segnali, purtroppo, sono chiari: tutte le previsioni nazionali ed internazionali hanno segnato un dimezzamento del Pil italiano e di una stabilizzazione della disoccupazione, anche se in questo caso il fenomeno ha natura diversa.

Di che si tratta? Del fatto che la gran parte dei disoccupati non si è posta il problema di formarsi e di acquisire competenze per rispondere alle esigenze del mercato, con la conseguenza che la forte domanda di dipendenti da parte di aziende in diversi settori resta inascoltata.

Il Governo Draghi cerca di stimolare l’economia anche psicologicamente, continuando a comunicare che il PNRR sarà uno strumento salvifico per il popolo italiano. Ma lo stesso Draghi, che è un esimio banchiere ed un competente economista, sa bene che tale strumento trova grossi limiti e difficoltà nella diffusa incapacità di una burocrazia centrale e periferica, che non ha le risorse professionali per potere redigere i progetti secondo i regolamenti dell’Ue, con la conseguenza che essi – non formulati correttamente – saranno inesorabilmente bocciati e dunque le risorse finanziarie destinate all’Italia rimarranno nei forzieri della Commissione Europea.

Da parte loro il Governo e la maggioranza, pur con mille divisioni e distinguo, stanno facendo la loro parte con l’approvazione delle riforme richieste tassativamente dall’Unione, riforme che via via vengono evase, con grandi difficoltà, ma che vengono evase.

Che rimedio può esserci, da adottare in tempi brevi, per mettere in moto il “progettificio”? La soluzione più immediata è quella di ricorrere a società di consulenza nazionali ed estere e a consulenti e professionisti capaci, nazionali e locali, che, per fortuna, vi sono nel nostro Paese.

Sembra del tutto fuori luogo la soluzione consistente nell’assunzione di persone che evidentemente non hanno competenze e quindi si tratta palesemente di un’operazione per attrarre consenso politico, ma non per risolvere il problema della corretta redazione dei progetti da inviare all’Unione Europea.

Una grande responsabilità ce l’hanno i presidenti delle venti Regioni e delle due province a statuto speciale perché sarebbe un delitto se non riuscissero ad approfittare di questa disponibilità per modernizzare i loro territori, per quanto riguarda la loro competenza.

Draghi ha detto con chiarezza che il Sud non è una palla al piede, ma un’opportunità. Si tratta di un’ovvietà che viene diffusa a chiare lettere. Bisogna che tutti se ne convincano ed operino di conseguenza, in primis realizzando il Ponte sullo Stretto.

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