Condannato a dieci anni di reclusione Francesco Lupo per il tentato omicidio di Antonio Fragali, operaio di Reset 49enne, avvenuto poco meno di due anni fa a Palermo davanti al cimitero dei Rotoli. La decisione del giudice nel rito abbreviato.
I fatti di sangue risalgono a domenica 22 dicembre 2024 quando Lupo in un agguato, ha sparato a Fragali davanti il camposanto di Vergine Maria: dalle telecamere della zona è stata ricostruita tutta la scena con Lupo che è arrivato a bordo di un’auto, accompagnato da altre due persone mai identificate. Il trentaduenne, di corsa, ha raggiunto Fragali che come ogni domenica si trovava al cimitero per far visita al defunto padre, tra i due scoppiò una lite a colpi di schiaffi e pugni fino a quando Lupo non ha estratto una pistola sparando all’operaio Reset. Subito dopo l’aggressore si è dato alla fuga mentre Fragali è stato trasportato d’urgenza in ospedale dove i medici lo hanno sottoposto a intervento chirurgico.
Cade l’aggravante della premeditazione, ma per i giudici Lupo voleva uccidere
I giudici hanno riconosciuto la volontà omicida di Lupo mentre è caduta l’aggravante della premeditazione. I legali del trentaduenne, Vincenzo Giambruno e Giovanni Castronovo, hanno sostenuto sin dall’inizio l’assenza di premeditazione e l’intenzione di uccidere da parte del loro assistito, tesi accolta in parte dal giudice. Gli avvocati di Lupo hanno annunciato ricorso in appello.
Faida familiare dietro l’agguato davanti al cimitero dei Rotoli
Secondo la tesi dell’accusa, poi confermato dal Tribunale di Palermo, il tentato omicidio di Fragali si inserisce nella faida familiare che nel 2019 allo Zen portò al duplice omicidio di Giacomo e Antonio Lupo, fratello e padre di Francesco. Ad ucciderli Giovanni Colombo, cugino di primo grado di Fragali. Quest’ultimo avrebbe tentato di fare da mediatore nella faida ma alla fine senza ottenere il risultato sperato
Dopo i fatti di sangue dello Zen, i familiari dei Colombo furono costretti a lasciare il quartiere. mentre Fragali si trasferì allo Sperone: qui l’uomo sarebbe entrato in un giro di traffico di droga. A maggio dello scorso anno, pochi mesi dopo l’aggressione, infatti, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta della polizia che ha smantellato una rete di spaccio tra Brancaccio e Sperone.
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