Che il contesto fosse di quelli che avrebbero potuto portare alla richiesta di un maxi-risarcimento era parso chiaro già la scorsa estate. La conferma però della volontà di Si Energy – la società della galassia AlfaAcciai che vorrebbe realizzare un termovalorizzatore nella zona industriale di Catania, non distante dall’Ikea – di impegnare la Regione al pagamento di un indennizzo da centinaia di milioni è contenuta in una sentenza pubblicata ieri dal Tar.
I giudici amministrativi si sono espressi su una vicenda che si trascina da cinque anni.
Lo stallo alla Cts
Era il 2020 quando negli uffici dell’assessorato regionale al Territorio arrivò il progetto per la costruzione di un impianto per lo smaltimento dei rifiuti – speciali e non – con la possibilità di recuperare energia per oltre duecento megawatt da immettere nella rete nazionale. Come da prassi, i documenti furono inviati alla commissione tecnica-specialistica, all’epoca guidata dal professore Aurelio Angelini, che si occupa di valutare gli impatti ambientali.
Il primo parere – in gergo definito intermedio – arrivò nella primavera del 2021: la Cts chiese una integrazioni e chiarimenti a Si Energy. Ne seguì una conferenza di servizi, sviluppatasi in cinque riunioni nel corso delle quali vennero raccolti i pareri necessari per arrivare alla valutazione d’impatto ambientale e alla Vinca, la valutazione che mette a fuoco le incidenze sui siti naturali protetti. A quel punto – era già l’estate 2022 – la Cts avrebbe dovuto emettere il parere conclusivo.
Tuttavia, complici le elezioni regionali e il successivo cambio al vertice della Cts, con Angelini che si fece da parte e venne sostituito su indicazione di Renato Schifani dall’attuale presidente Gaetano Armao, tutto si bloccò
La storia riparte a luglio del 2023, quando Si Energy sollecita la Cts a completare l’iter. Per quasi un altro anno, però, non accade praticamente nulla, a eccezione di un contatto tra le parti – definito “irrituale” dalla società – in cui la Cts, a settembre 2023, chiese nuove integrazioni al progetto.
L’incrocio con il Piano regionale
Giunti al 2024, la vicenda si intreccia con un’altra di più ampio respiro: il governo Schifani inizia a lavorare all’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti.
Il passaggio è atteso da molti: Schifani, con i poteri commissariali ricevuti dal governo nazionale, promette di inserire la previsione di due termovalorizzatori, di cui uno a Catania, da realizzare mettendo sul piatto 800 milioni di euro di fondi pubblici.
Tra la primavera e l’autunno del 2024, il piano regionale viene approvato dalla giunta, supera il vaglio della Cts e viene adottato con un’ordinanza commissariale firmata da Schifani, che ne decreta l’immediata esecutività. Per il progetto di Si Energy sembra, anche se nessuno lo dice, essere arrivato il capolinea, e questo nonostante proprio la Cts nel proprio parere al Piano non esclude a priori la possibilità di autorizzare termovalorizzatori di iniziativa privata.
In realtà però si arriva al 2025 senza che su Si Energy qualcuno si esprima. Soltanto nella tarda primavera dello scorso anno la Cts, sulla scorta di un parere dell’Avvocatura, ritiene incompatibile con i piani della Regione la proposta della società.
La commissione di Armao si esprime due volte, dopo che l’assessorato non ritiene sufficiente motivato il primo diniego.
Silenzio inadempimento
A oggi, il tortuoso iter non si è ancora ufficialmente concluso. A mancare infatti è il provvedimento della Regione. Le norme prevedono che la Cts sia soltanto un organo consultivo, ciò significa che teoria l’assessorato potrebbe anche sconfessare i pareri della commissione. Di certo c’è che è chiamato a prendere una posizione ufficiale.
Di fronte a questa mancanza, Si Energy l’anno scorso ha deciso di rivolgersi al Tar denunciando gli anni di attesa – a suo dire – immotivata e chiedendo il riconoscimento di un risarcimento per oltre 300 milioni di euro. Una cifra calcolata come somma tra il mancato lucro, i danni di immagine e le spese affrontate per una pratica che non ha portato a nulla.
Nel mirino c’è il troppo tempo trascorso, tempo che ha comportato, una volta approvato il Piano regionale, il superamento nella lista delle priorità da parte degli impianti pubblici.
Per Si Energy, ha ricostruito il Tar, “gli sviluppi nel settore, con iniziative pubbliche e procedure affidate a soggetti pubblici (Invitalia, nda) per la realizzazione di termovalorizzatori, hanno inciso sulla possibilità per la ricorrente di conseguire utilmente il titolo”.
La decisione
La seconda sezione del tribunale amministrativo di Catania, presieduta dal giudice Daniele Burzichelli, ha ritenuto non impugnabile il parere con cui la Cts, l’anno scorso, ha bocciato il progetto di Si Energy.
La pronuncia si basa sul fatto che i documenti prodotti dalla commissione vanno intesi come atti endoprocedimentali. In altre parole davanti al giudice vanno portati gli atti prodotti dall’assessorato. Ovvero quello che finora manca. Per ovviare al silenzio-inadempimento della Regione, il Tar ha concesso tre mesi
E il risarcimento? “Va respinta la domanda risarcitoria proposta con i motivi aggiunti, in quanto, in difetto di un provvedimento idoneo a incidere in modo definitivo sull’interesse sostanziale della ricorrente, non è configurabile la perdita del bene della vita lamentata in ricorso”, si legge nella sentenza.
Resta da vedere se, nel caso la Regione dovesse pronunciarsi definitivamente in maniera negativa, le pretese della società del gruppo AlfaAcciai non possano tornare a essere considerate legittime.
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