“The dwarfin of Europe”, cioè il “rimpicciolirsi” del nostro continente, è l’espressione coniata da Barracluogh per descrivere l’avanzata delle altre potenze dopo la prima guerra mondiale. Un concetto che ha riacquistato, negli ultimi tempi, una nuova valenza e validità.
L’Unione europea si trova ad affrontare sfide senza precedenti in un momento in cui l’ordine multilaterale basato sull’Onu è sotto attacco e le concessioni e gli accordi non hanno ridotto né l’imprevedibilità né le decisioni unilaterali di Trump.
Stati Uniti, Trump e l’instabilità internazionale
Il raid statunitense in Venezuela, con il rapimento del presidente Maduro; la minaccia con toni particolarmente aggressivi di annessione della Groenlandia – Mi serve e la compro – nonostante l’isola faccia parte della Danimarca, un Paese membro della Nato; la drammatica situazione nella Striscia di Gaza e le continue tensioni con l’Iran stanno rendendo incandescente il clima internazionale.
La tensione si è intensificata dopo che Trump ha avvertito l’Iran che il tempo a sua disposizione per impedire un intervento militare americano stava per scadere e ha sottolineato che un’armata navale statunitense era pronta a intervenire dall’Oceano Indiano.
Iran, minacce militari e risposta di Teheran
Fonti americane ed europee hanno riferito al New York Times che le richieste della Casa Bianca all’Iran sono tre: stop permanente a ogni arricchimento dell’uranio, limiti alla gittata e al numero di missili balistici e cessazione dell’appoggio alle milizie di Hamas, Hezbollah e agli Houthi.
A rispondere alle pretese trumpiane è stato Ali Shamkhani, consigliere della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, il quale ha scritto in un post pubblicato su X che “parlare di un attacco limitato all’Iran è un’illusione…”.
Peraltro, di fronte alle minacce di un attacco americano, l’Iran si è dotato di mille nuovi droni ed è pronto per una “risposta schiacciante”. A riferirlo è stato il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatam, mentre Ali Khamenei ha dichiarato che l’America vuole ”inghiottire l’Iran”.
La risposta dell’Unione europea: debolezza e divisioni interne
In tutti questi casi, la reazione europea è stata “blanda e minimale” (tranne sulle pretese americane in Groenlandia) e secondo Paolo Guerrieri “è apparsa dettata… dalle divisioni interne all’Ue… e dal timore che non aiuti più l’Ucraina”.
Eppure, le azioni intraprese dagli Stati Uniti sono tutt’altro che estemporanee e gravide di conseguenze negative per l’Europa, anticipate e teorizzate nel documento sulla strategia di sicurezza degli Stati Uniti pubblicato lo scorso dicembre.
Autonomia strategica europea: una necessità non più rinviabile
E allora, “è necessario e opportuno… imboccare una strada diversa”. Occorre prendere atto che il nuovo rapporto è transazionale, conflittuale e poco prevedibile.
La strada della condiscendenza si sta rivelando penalizzante per l’Unione europea, ormai definita “partner ingombrante” dagli Stati Uniti.
Da Confederazione a Federazione: la visione di Draghi
L’Europa, pertanto, deve trarne le necessarie conclusioni: sicurezza, prosperità e democrazia non possono più dipendere dalla mutevole volontà degli Stati Uniti.
L’autonomia strategica non è più una semplice alternativa ma una necessità. L’Unione europea, come ha affermato Mario Draghi nella sua lezione magistrale all’Università di Lovanio, deve “passare dalla Confederazione alla Federazione”.
Valori europei e unità sistemica
Secondo Manlio Vendittelli, “contrapporsi agli Stati Uniti non è necessario, ‘è vitale’…”. Gli enormi valori culturali dell’Europa non si sono trasformati in unità sistemica, ma si sono persi in politiche miopi. “Dobbiamo trasformare le molte culture… in un’unità complessa, nel valore olistico delle sinergie…”.
Il ruolo dell’Italia nel progetto europeo
Per gestire questo processo serve una posizione europea più decisa. L’Unione rappresenta il 5% della popolazione mondiale, produce il 18% del Pil globale e spende il 50% dei sistemi di protezione sociale.
Secondo Luigi Viviani, “l’Italia da Paese fondatore è diventato un Paese ambiguo e relativamente marginale a Bruxelles…”. Il rapporto con l’Europa rimane il grande problema politico che condiziona il futuro dell’Italia e dell’Unione.

