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La Timpa di Acireale “perde pezzi”. L’esperto al QdS: “Rischi elevati e vegetazione distruttiva, ma negli anni la zona è stata messa in sicurezza”

La Timpa di Acireale “perde pezzi”. L’esperto al QdS: “Rischi elevati e vegetazione distruttiva, ma negli anni la zona è stata messa in sicurezza”

Nel tentativo di tracciare un quadro chiaro della situazione intorno alla Timpa di Acireale, il Quotidiano di Sicilia si è confrontato con Franco Cannavò, consigliere dell’Ordine dei Geologi di Sicilia e componente della SIGEA.

Nelle scorse settimane (il 22 marzo), un masso di grandi dimensioni si è distaccato dalla Timpa di Acireale, precipitando lungo il costone roccioso fino a raggiungere una zona privata, un parcheggio nell’area di Santa Maria la Scala, tra le frazioni marittime del territorio acese. Una caduta certamente inaspettata per proporzioni e intensità che fortunatamente non ha coinvolto nessuna persona, ma che ha innescato un maggiore “senso di pericolo” della zona, naturalmente già abbastanza nota tra residenti e non per i suoi alti rischi erosivi.

Immediato l’intervento dell’amministrazione Barbagallo sul caso, con tutte le autorità coinvolte con l’obiettivo di chiarire ogni dinamica di questo preoccupante crollo e tentare di intervenire per mettere in sicurezza la zona. L’amministrazione infatti, già nelle ore successive al crollo “ha disposto l’immediata chiusura del tratto di strada e ha inoltrato una richiesta urgente al Dipartimento regionale della Protezione Civile per un sopralluogo tecnico finalizzato a verificare la stabilità del costone roccioso, valutare il rischio di ulteriori distacchi e individuare gli interventi necessari per la messa in sicurezza”. Un sopralluogo che nelle ore a seguire c’è già naturalmente stato, avviando la procedura di “bonifica” e maggiore monitoraggio della zona rocciosa.

Nel tentativo di tracciare un quadro chiaro della situazione intorno alla Timpa di Acireale, il Quotidiano di Sicilia si è confrontato con Franco Cannavò, esperto geologo del Catanese. Cannavò, consigliere dell’Ordine dei Geologi di Sicilia e componente della SIGEA, ha analizzato al meglio la vicenda del crollo del 22 marzo, spiegandoci a cosa potrebbe essere dovuto il cedimento del masso e quali sono le misure che andrebbero messe a punto nell’area della Timpa, già comunque abbastanza coperta da barriere di sicurezza (paramassi) installate negli ultimi 20-30 anni.

La Timpa di Acireale e il cedimento del masso. Cannavò: “Andrà fatta l’ispezione in parete per chiarire ogni dubbio”

A margine del crollo del 22 marzo in una zona della Timpa, con la caduta di un masso di grandi dimensioni che ha generato preoccupazione tra tutti, Cannavò ha illustrato a 360° quella che è la situazione attuale dell’area rocciosa dell’acese.

“Parliamo di un fronte abbastanza lungo, impegnativo, sono oltre 2 km di parete. Nel caso della Timpa, chiaro che bisogna fare della prevenzione in un contesto comunque molto difficile, pieno di vegetazione complessa da gestire. Dopo questo fenomeno erosivo – ci spiega Cannavò – ciò che verrà fatto riguarda l’ispezione in parete, ma prima sarà necessario eseguire della pulizia dal punto di vista della vegetazione per chiarire al meglio lo stato della roccia”. Solo a quel punto poi, si avrà un chiaro quadro della situazione dopo il crollo del 22 marzo scorso.

Il problema della vegetazione: “I fichi d’india sono distruttivi per la parete della Timpa”

Per eseguire questa ispezione in parete, le tempistiche saranno lunghe? “Assolutamente no”, evidenzia il geologo catanese, “in quanto, se a muoversi è la Protezione civile, le attese sono spesso abbastanza ridotte con degli interventi tempestivi”. Come spiegato da Cannavò però, il caso della Timpa – e del recente crollo del masso di grandi dimensioni su un parcheggio privato della zona – è molto complesso anche a causa della vegetazione presente nella roccia.

“Si tratta di un problema importante, perchè ci sono alcune vegetazioni che vanno a danneggiare le fessure come fossero martelli pneumatici, andando a causare dei crolli di entità sparsa, come potrebbe essere avvenuto lo scorso 22 marzo”. Una situazione resa “ulteriormente complessa dalla presenza del canale Martinetti” – afferma Franco Cannavò – ovvero un corso d’acqua della zona che quando piove tende a “sfociare interamente sulla roccia, aumentando concretamente il rischio dei fenomeni erosivi come i crolli”.

In sostanza dunque, oltre che ai fenomeni legati al maltempo che non fanno altro che danneggiare il costone (e la presenza del canale Martinettii a complicare i piani, specifica su cui si sta lavorando da tempo con bandi e progetti ancora in attesa), nel caso della Timpa è il ruolo della vegetazione a complicare il tutto, con “i fichi d’India” che sembrerebbero essere il nemico principale di questa zona. Questo perchè, evidenzia Cannavò, “con la pioggia tendono ad ingrandirsi, ritagliandosi un ruolo distruttivo per la parete”.

L’area di Santa Maria la Scala ad alto rischio. “Pericolo R4, ma si è lavorato bene negli anni”

Tutto ciò, in una situazione dal noto elevato rischio dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Come evidenzia Franco Cannavò, “Santa Maria la Scala è una zona chiaramente a rischio” in quanto parliamo di un’area a “pericolo R4, ovvero il massimo”, soprattutto “nella fattispecie dei crolli”. Nessun allarmismo però, ma piena consapevolezza della situazione. Questo, anche perchè la zona “è quasi al 100% protetta da strumenti di sicurezza, come le barriere paramassi e le reti in aderenza chiodate che sono state installate negli ultimi 20 anni” – assicura Cannavò.

La Timpa di Acireale “perde pezzi”. L’esperto al QdS: “Rischi elevati e vegetazione distruttiva, ma negli anni la zona è stata messa in sicurezza”
La Timpa di Acireale “perde pezzi”. L’esperto al QdS: “Rischi elevati e vegetazione distruttiva, ma negli anni la zona è stata messa in sicurezza”
La Timpa di Acireale “perde pezzi”. L’esperto al QdS: “Rischi elevati e vegetazione distruttiva, ma negli anni la zona è stata messa in sicurezza”

Come ci spiega l’esperto infatti, nella zona della Timpa negli ultimi 20-30 anni si è lavorato bene dal punto di vista strutturale, con diverse opere di sostegno e tutela che sono state eseguite nell’area rocciosa. “Sono stati fatti tanti interventi in passato, ci sono tantissime barriere paramassi e l’area è quasi del tutto protetta e in sicurezza, chi lavora costantemente sulla zona mi dice che il grosso è stato fatto, ma naturalmente manca ancora qualcosa”.

La mancanza di monitoraggio sulla zona

Quel qualcosa, è anche e soprattutto da ricercare nella prevenzione e nel monitoraggio completo della zona a rischio. “Bisogna investire e spendere soldi in prevenzione, ma è chiaro che dal momento in cui non appaiono dei fenomeni erosivi chiari ed evidenti (come quello del 22 marzo scorso, ndr) le amministrazioni hanno delle complessità economiche nel farlo”.

Poi, prosegue ancora: “Gli uffici tecnici spesso sono a carenza di personale, quindi è una situazione difficile da monitorare seppur ormai esistono delle tecnologie per farlo anche da remoto oltre a supporti come quello che noi conosciamo come il decreto crolli, documento che regola le procedure da attivare per la progettazione degli interventi di messa in sicurezza derivanti da rischio crolli. Andrebbe fatto del monitoraggio che non sempre viene eseguito e in più – conclude Franco Cannavò – nel caso della Timpa di Acireale, andrebbe coperta l’area con delle ulteriori barriere e reti adatte in quelle zone che sono ancora sprovviste di tali strumenti di sicurezza”.

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Le immagini utilizzate ritraggono uno screenshot del geoportale SITR, della Regione siciliana, dove viene riportato il censimento dei rischi PAI – Geomorfologia Rischio (Piano di Assetto Idrogeologico)