Timpa di Leucatia, viaggio nel giardino segreto. Uno scrigno di storia e natura abbandonato - QdS

Timpa di Leucatia, viaggio nel giardino segreto. Uno scrigno di storia e natura abbandonato

Desiree Miranda

Timpa di Leucatia, viaggio nel giardino segreto. Uno scrigno di storia e natura abbandonato

venerdì 05 Luglio 2019 - 00:08
Timpa di Leucatia, viaggio nel giardino segreto. Uno scrigno di storia e natura abbandonato

Sopralluogo del QdS con il professore Sperlinga e il vice presidente della II Municipalità. Da qui ogni anno sgorgano 5 miliardi di litri di acqua, ma vengono letteralmente buttati

CATANIA – La Timpa di Leucatia è un piccolo pezzo selvaggio della città che si estende in parte nel territorio del comune di Catania e in parte in quello di Sant’Agata Li Battiati. Un polmone verde che cela bellezze naturali e storiche, oggi abbandonato a se stesso. Eppure, il suo patrimonio di biodiversità potrebbe essere valorizzato e diventare parte di un circuito turistico e naturalistico.

La ricca vegetazione e le caratteristiche del territorio furono apprezzate dai monaci benedettini nel lontano 1600. Da qui, ai tempi, grazie a una decina di mulini e a un sistema di acquedotti, l’acqua veniva portata fino al centro di Catania. Acqua che oggi si perde nel canale di gronda.

La Timpa, però, nonostante la sua vastità, col tempo è finita nel dimenticatoio, ignorata dalle istituzioni e sconosciuta ai cittadini. L’unica nota positiva è che, forse, la scarsa notorietà ha permesso di preservare la flora e la fauna, tanto che oggi è possibile trovare esemplari introvabili in qualsiasi altra parte della città, come il granchio di fiume. Uno stato di abbandono di cui approfittano gli uccellatori che catturano gli uccellini sorprendendoli con delle reti che si chiudono all’improvviso e che spesso causano ferite ai piccoli arti. La morte arriva lenta e dolorosa. Gli interventi di recupero andrebbero dunque valutati sia dal punto di vista ingegneristico che naturalistico.

Abbiamo fatto un giro nella zona parte del comune di Catania con il professore Giuseppe Sperlinga, presidente dell’associazione “Stelle e Ambiente” che da anni si batte per la salvaguardia del territorio e con Damiano Capuano, vice presidente della II municipalità catanese.

“La Timpa è un dislivello del terreno, un costone che oggi è tutto ricoperto da vegetazione arborea e arbustiva, che si sviluppa fino a Canalicchio”, spiega Sperlinga. Proprio all’estremità opposta alla chiesa del Carmelo di Canalicchio si erge il cosiddetto Monte San Paolillo “dove ci sono i resti di un monumento sepolcrale di epoca greco-romana”, dice. “Nel 1994 la soprintendenza avviò una campagna di scavi e tirò fuori reperti che risalgono addirittura all’età del bronzo antico”, aggiunge.

Si tratta però di una proprietà privata per cui i cittadini non possono ammirare i reperti. Anche un’altra proprietà privata racchiude storia e bellezze, ma dall’altro lato del costone: la residenza estiva dei monaci benedettini. Una struttura che nel tempo è stata modificata. I monaci, tra 500 e 600, fecero un grosso investimento in questa zona della città “perché capirono l’importanza delle numerosissime sorgenti che qui ci sono”, afferma Sperlinga.

Dal punto di vista geologico il professore paragona l’area, argillosa, a una spugna piena d’acqua che subisce la pressione della pietra lavica e quindi l’acqua sgorga abbandante. Si tratta di acqua buona, proveniente dallo scioglimento delle nevi dell’Etna. Invece di essere convogliate come facevano i monaci oggi vengono letteralmente buttate perché convogliate nel canale di gronda. E non parliamo di poco, ma di circa 5 miliardi di litri all’anno. A tutto questo va aggiunto che i resti dell’acquedotto benedettino sono avvolti da erbacce e sporcizia e quasi nessuno li conosce. Il Comune di Catania addirittura, anni fa, ha pensato che proprio i resti dell’acquedotto fossero un buon muro su cui mettere il cartello toponomastico.

La Timpa ha una storia bellissima da raccontare, è importante e affascinante conoscerla. Abbiamo tanti beni, ma non li tuteliamo e l’acquedotto è in abbandono. Farò una mozione, magari coinvolgendo le associazioni che vogliono spendersi per la città e l’amministrazione perché gli sia dia cura e lustro”, afferma il vice presidente della municipalità Damiano Capuano.

“Un altro pezzo dell’acquedotto è al parco Gioeni ma quasi invisibile per le sterpaglie che lo ricoprono e altri ce ne sono in città. Sarebbe bello creare un percorso turistico. Infine – dice Capuano – mi sembra assurdo sprecare tutta quell’acqua anche in considerazione del fatto che d’estate, alcuni quartieri, rimangono alcuni giorni a secco”.

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