Tiziano Treu (Cnel), "Parità di genere, la grande incompiuta italiana" - QdS

Tiziano Treu (Cnel), “Parità di genere, la grande incompiuta italiana”

Patrizia Penna

Tiziano Treu (Cnel), “Parità di genere, la grande incompiuta italiana”

sabato 29 Gennaio 2022 - 06:00

L'ex ministro, oggi presidente del Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro, ospite della quarta puntata de "La Voce delle donne"

Nel mondo del lavoro, a pagare di più sono le donne con figli in età prescolare: il tasso di occupazione delle madri è del 53,3%, mentre quello delle donne senza figli il 72,7 per cento. Il tasso di occupazione delle donne con prole è quindi il 73,4% di quello delle donne senza figli con un peggioramento di quasi l’1% rispetto al 2019. Per le donne più giovani (25-34 anni) questo rapporto si riduce al 57,5 per cento. In questa quarta puntata de “La Voce delle donne”, il progetto lanciato dal Qds e pensato per le donne, abbiamo scelto di fare il punto sulle dinamiche di genere nel mondo del lavoro con Tiziano Treu, Presidente del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro).

A proposito del memorandum d’intesa della campagna Rai “No Women No Panel – Senza donne non se ne parla” a cui il Cnel ha aderito, lei ha detto chiaramente che la parità di genere non è stata ancora raggiunta. Abbiamo una legge sulla parità salariale, la politica sembra aver pian piano dimostrato una certa sensibilità nei confronti di questo tema: cosa occorre fare per un reale cambio di passo?
“Abbiamo aderito alla campagna Rai perché sono personalmente convinto che il principio della parità, su cui da tempo il Cnel promuove molte iniziative, deve diventare un messaggio fondamentale da parte anche dei mezzi di comunicazione. Per favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro occorrono servizi alla persona integrati e capillarmente diffusi sul territorio. La copertura costituzionale e quella normativa non sono bastate da sole a modificare la sostanza dei rapporti sociali effettivi basati sul genere. I tempi di maturazione di un approccio non discriminante nei fatti (che coinvolge la famiglia, il lavoro, i mezzi di comunicazione, la formazione) appaiono ancora lenti. La parità di genere resta ancora incompiuta, così come le diverse declinazioni che essa può assumere in termini di uguaglianza retributiva, di opportunità di lavoro e di carriera, di conciliazione con la vita familiare. Uno specchio del ritardo con cui in Italia si è cominciato a ragionare seriamente sugli impatti negativi che discendono da una bassa partecipazione delle donne è anche dato dall’insufficienza di infrastrutture sociali che possono aiutare la permanenza delle donne nell’occupazione, come asili nido o strumenti di cura delle persone anziane o disabili. Questo dato è stato confermato dalla consultazione pubblica svolta dal Cnel nel 2021 a cui hanno partecipato oltre 28mila persone, di cui oltre il 60% giovani. Il Pnrr destina fondi ad alcune di queste priorità ma ci vorrà ancora molto tempo. Tempo che il nostro Paese non ha più!”

Lei è a favore delle quote rosa?
“Le quote rosa sono state e sono importanti, ma non possono rappresentare la normalità. Hanno contribuito in maniera significativa a un’inversione di tendenza anche culturale che, molto probabilmente, senza di esse non ci sarebbe stata. Ma anche in questo caso imporre per legge la presenza di donne è stata ed è una forzatura mentre restano diseguaglianze importanti in altri ambiti, a cominciare da quello contrattuale e delle relazioni industriali. Occorre creare una cultura della parità e creare un ambiente favorevole, anche ad opera delle parti sociali. I contratti collettivi nazionali di lavoro che prevedono una clausola sulle pari opportunità sono solo il 48% come è emerso dall’analisi condotta dal Cnel su un campione di 90 contratti di lavoro italiani nell’ambito del progetto europeo Colbar, acronimo di “Europe-wide analyses of COLlective BARgaining agreements”.

Il Cnel ha il potere di suggerire iniziative di tipo legislativo: quali quelle promosse più di recente? Quali invece, le più recenti che in qualche modo hanno riguardato la Sicilia e il Sud più in generale?
“Sin dalla sua istituzione il Cnel ha dedicato grande attenzione alla ‘questione femminile’ e ha contribuito, spesso in maniera determinante, all’elaborazione dei principali provvedimenti normativi per la parità di genere degli ultimi 50 anni, ad esempio, la ‘Disciplina legislativa del divieto di licenziamento delle lavoratrici a causa di matrimonio’ (1962); testo sulla maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sul divieto di licenziamento causa matrimonio del (1963); la legge Golfo-Mosca sull’equilibrio di genere nei Consigli di amministrazione (2011). Molti anche i dossier e i rapporti nazionali, tra cui vale la pena ricordare il Rapporto sui percorsi professionali delle donne (1992). Nel 2019 il Cnel ha presentato un’importante proposta di legge, C. 1925, per modificare l’art. 46 relativo al Rapporto sulla situazione del personale del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, recante il ‘Codice delle pari opportunità tra uomo e donna’. In questi ultimi anni in Cnel ha prodotto diversi documenti sulla parità di genere oltre ad inserire un riferimento costante al tema in tutti i Rapporti sul mercato del lavoro, nelle Relazioni sui servizi pubblici, nelle audizioni parlamentari. Nel luglio 2020 il Cnel ha emanato un Parere in merito all’atto Ue Com (2021) 93 Proposta di Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi”.


Il Pnrr mette a disposizione risorse importanti ma su gap di genere e gap retributivo basteranno ingenti disponibilità economiche a sanare un gap che è principalmente culturale?

“Le Raccomandazioni del Consiglio Europeo sul Pnrr 2019 indicavano come insufficienti ‘gli investimenti nei servizi di assistenza e nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro’ e le politiche di equilibrio tra vita professionale e vita privata, e sottolineavano la mancanza di ‘una strategia organica per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro’. Il Pnrr dedica diverse e importanti risorse economiche per colmare il gender gap per questi interventi che devono diventare strutturali. Negli ultimi mesi il Cnel ha avviato un’attività di monitoraggio sulla fase attuativa delle missioni contenute nel Pnrr, mediante la consultazione delle parti sociali e di esperti esterni qualificati nonché di soggetti istituzionali direttamente coinvolti nella realizzazione del Piano. Sono stati costituiti nell’ambito del Consiglio 9 gruppi di lavoro tematici, secondo aree di intervento e ‘temi paradigmatici’ in riferimento alle missioni del Pnrr1, che produrranno ‘report periodici sull’impatto delle policies realiz¬zate e delle attività svolte dai vari enti attuatori del Piano’ nonché eventuali proposte correttive e/o integrative delle parti sociali”.


Secondo un’indagine portata avanti dall’Inapp, in Sicilia il 73% delle assunzioni è part -time: come far sì che le donne non siano solo comparse nel mondo del lavoro?

“In Italia la condizione della donna nel mondo del lavoro è penalizzata dalla difficile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che spinge in basso (49,7% dato Istat, contro il 60,4% Ue) la quota dell’occupazione femminile fra i 15 e i 64 anni e che induce il 27% delle donne madri ad abbandonare la propria occupazione alla nascita del figlio. Un dato salito al 38% con la pandemia, addirittura al 43% per le donne se con figli fino a 5 anni. Esiste inoltre un elevato divario di genere in termini di lavoro non retribuito (nel quale le donne spendono in media 4 ore e 15 minuti al giorno, contro 2 ore e 16 minuti degli uomini). Per contrastare questo divario occorrono provvedimenti organici e durevoli che rimuovano gli ostacoli alla piena partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come quelli ricordati; dalla diffusione di servizi all’infanzia e agli anziani, a congedi di paternità adeguatamente retribuiti, a migliori pratiche di condivisione dei carichi di cura”.

Maria Teresa Cultrera
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Laura Monteleone
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