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Tonno rosso, quest’anno si pescherà di più ma nelle tavole dei siciliani cambierà poco: il paradosso del nuovo decreto 

Tonno rosso, quest’anno si pescherà di più ma nelle tavole dei siciliani cambierà poco: il paradosso del nuovo decreto 
Tonno rosso

Sui banchi delle pescherie siciliane, così come di quelle delle altre regioni che hanno nella pesca un settore trainante dell’economia, l’aumento sarà quasi insignificante: ecco perchè

Quest’anno nel Mediterraneo verranno catturati molti più esemplari di tonno rosso rispetto all’anno scorso e, più in generale, più di quanti non se ne siano pescati – stagione dopo stagione – negli ultimi decenni. Tuttavia sui banchi delle pescherie siciliane, così come di quelle delle altre regioni italiane che hanno nella pesca un settore trainante dell’economia, l’aumento sarà quasi insignificante. Meno di una cinquantina di tonnellate distribuite in tutto il Paese. All’origine di questa apparente contraddizione ci sono i fattori che regolano un mercato che da tempo è riservato a pochi. Pochi sono gli imprenditori autorizzati a pescare il tonno rosso e relativamente pochi – sicuramente meno di quelli destinati nei mercati dell’Estremo Oriente – sono i pesci destinati ai palati nostrani. Nel decreto con cui il ministero della Pesca, guidato dal meloniano Francesco Lollobrigida, ha ufficializzato la ripartizione delle quote spettanti all’Italia ci sono diverse novità. Nessuna però di quelle che i pescatori che da anni richiedono la possibilità di entrare nel settore avrebbero desiderato. 

Emergenza rientrata 

La novità più importante è di carattere internazionale e riguarda un cambio importante nel modo in cui ci si relazionerà, perlomeno per il prossimo triennio, con il tonno rosso. Tra i prodotti ittici più ricercati, il tonno rosso non è più a rischio estinzione così come ritenuto negli ultimi trent’anni. Proprio questa condizione, a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, aveva portato l’Iccat – la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico – ha imporre dei tetti massimi annuali alle catture.  “Lo stato attuale dello stock non sembra più richiedere le misure di emergenza introdotte nell’ambito del Piano di recupero per il tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo”, si legge nell’ultimo pronunciamento di Iccat. A questa constatazione è seguita la decisione di passare da un approccio emergenziale a un piano di gestione. In termini numerici ciò si è concretizzato in un aumento delle quote assegnate ai vari Paesi. 
Delle oltre 48mila tonnellate regolamentate dall’Iccat, oltre 25mila sono state assegnate all’Unione Europea. A proprio volta all’Italia ne spettano circa 6.182, quasi mille in più a quelle gestite l’anno scorso quando il contingente era stato di 5283. 

Piano triennale 

A differenza di quanto è accaduto nel recente passato, la ripartizione delle quote è stata fatta su base triennale. La previsione, dunque, riguarda il 2026, il 2027 e il 2028. Ancora una volta, la divisione riguarda anche i sistemi di pesca. Larga parte della quota spettante all’Italia sarà in mano alle imbarcazioni che lavorano con le reti a circuizione – sistema che prevede la cattura dell’animale vivo e il suo trasferimento negli allevamenti in mare, in genere a Malta o in Spagna, dove vengono fatti ingrassare per poi essere finire nei mercati soprattutto giapponesi –, i palangari, ovvero strumenti che utilizzano gli ami e che comportano l’uccisione del tonno al momento della pesca, e le tonnare. Guardando ai numeri, è possibile dire che a fare la voce grossa è la circuizione con oltre 4mila tonnellate assegnate. A gestirle sono una ventina di pescherecci. Prevista anche una quota indivisa, la cui ripartizione avviene su base geografica tra i compartimenti marittimi dell’Adriatico; dello Ionio, del Tirreno e della Sardegna; e infine della Sicilia. A differenza del 2025, quando le 153 tonnellate erano distribuite in maniera sostanzialmente equa; da quest’anno e fino al 2028 la metà delle 167 tonnellate previste nella quota indivisa andranno alle imbarcazioni registrate nei compartimenti marittimi della Sicilia. 

La quota più grande 

Nel 2025 aveva destato scalpore la notizia secondo cui l’imbarcazione che negli ultimi anni aveva gestito la quota più grande in Italia per anni era stata in mano a persone vicine a un imprenditore condannato in via definitiva per mafia. Il peschereccio si chiama Angelo Catania ed è di proprietà della Azzurra Pesca, società gelese sequestrata dal tribunale di Caltanissetta nell’ambito delle misure disposte nei confronti dell’imprenditore Emanuele Catania. Quest’ultimo è stato ritenuto braccio imprenditoriale della famiglia Rinzivillo legata a Cosa Nostra. Per tanti anni sotto la lente della giustizia e citato da alcuni collaboratori di giustizia già a inizio anni Duemila, Catania nel 2023 è condannato in via definitiva.  Tuttavia fino al 2025, la società Azzurra Pesca, amministrata tramite familiari e persone di fiducia, ha mantenuto la quota.  
La Angelo Catania anche nel 2026 sarà l’imbarcazione con la quota più elevata – oltre 367 tonnellate – tra quelle italiane. Stavolta, però, le sue attività avverranno sotto la guida di un amministratore giudiziario. 


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