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Tra consumatori Ue aria boicottaggio contro dazi di Trump

Tra consumatori Ue aria boicottaggio contro dazi di Trump

Indagine di YouGov su Scandinavia, Serbia e Italia

Roma, 2 lug. (askanews) – E se fossero i consumatori europei a reagire ai dazi imposti dal presidente americano Donald Trump mettendo in atto un boicottaggio dei prodotti che arrivano dall’America, come accaduto ad esempio in Canada o in Messico? Secondo una indagine del gruppo di ricerca globale YouGov, tra gli europei comincia ad emergere un atteggiamento ostile dovuto principalmente alla crescita ingiustificata dei prezzi (52%), alla provenienza dei prodotto da un paese che si disapprova (35%) e all’inquinamento ambientale (34%). Che cosa succederebbe quindi se i consumatori europei decidessero di reagire autonomamente e dal basso all’improvviso aumento di prezzi delle merci americane? Una parziale risposta a questa domanda la può fornire quanto è accaduto negli ultimi mesi in Europa e precisamente in Danimarca e Serbia. I due paesi rappresentano, seppur per motivazioni diverse, i casi principali in cui il boicottaggio da parte della popolazione è stato più evidente.

In Scandinavia, mira delle note dichiarazioni espansionistiche della superpotenza sulla Groenlandia danese, i consumatori disapprovano un prodotto americano più facilmente (47%) che nel resto d’Europa (35%). Non sorprende l’ostilità dei danesi: la percentuale di popolazione che non approva il nuovo Presidente americano è la più alta in Europa, raggiungendo il 93%, a fronte dell’86% della Gran Bretagna, che si colloca in seconda posizione. Sono tutti a stelle e strisce i cinque marchi maggiormente presi di mira dai consumatori danesi e il brand index dei prodotti che arrivano da oltreoceano è precipitato dal 25% raggiunto a gennaio, momento dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca, al 10% circa di maggio 2025. La ricerca evidenzia criticità per i marchi americani, con perdite oltre il 20% di cui beneficiano i prodotti locali che crescono in maniera quasi speculare.

A scatenare la protesta dei serbi invece è stata l’Associazione per la tutela dei consumatori, che ha dichiarato eccessivi e non riconducibili all’inflazione gli aumenti dei prezzi dei supermercati. Il risultato è che si è verificato un crollo del 35% nel numero giornaliero di acquirenti nei primi cinque retailer (passati in 24 ore da una media di 652.000 a 423.000) con relativa perdita di 10 punti percentuali di quota di mercato, a favore dei negozi locali.

In Italia finora non ci sono fenomeni rilevanti legati al boicottaggio di prodotti Usa. Il messaggio che emerge dai consumatori italiani è diverso e sembra più rivolto ai regolatori Europei: gli italiani infatti difendono i prodotti locali e Made in Italy, mostrando un’attenzione elevata sulla provenienza e orientando le loro scelte in base a quello.

Secoondo l’indagine il 47% degli italiani rafforzerà il proprio sostegno ai produttori locali nei prossimi sei mesi, il 75% dei consumatori preferisce acquistare marchi locali e la percentuale sale all’83% per i prodotti made in Italy. L’identità locale nel Belpaese rimane tra i principali driver di acquisto (28%), preceduta solamente dalla qualità (41%), gli sconti e le promozioni (40%) e la necessità di evitare gli sprechi (38%).