Si chiamava Carmelo Parisi, originario di Cefalù, 37 anni, l’operaio tragicamente scomparso nell’incidente sul lavoro a Ginostra. Lascia la moglie e due figli di 10 e 7 anni. Mentre prestava il proprio turno di lavoro, Parisi è rimasto schiacciato dall’escavatore cingolato che stava manovrando, ribaltatosi improvvisamente.
La ricostruzione dell’incidente
L’incidente si sarebbe verificato lungo la scalinata a tornanti che collega il centro abitato allo scalo di Pertuso e al vicino pontile della Protezione civile. Secondo le prime ricostruzioni, Parisi stava dirigendo il mezzo verso l’area portuale quando, per via probabilmente di una manovra sbagliata e della scarsa visibilità dovuta all’oscurità, ha perso il controllo dell’escavatore, che è precipitato nel tornante sottostante rispetto a quello di transito.
Inutili i tentativi di rianimarlo
Con lui si trovava un collega, rimasto solo lievemente contuso e fuori pericolo. Immediato l’intervento dei soccorsi: gli ormeggiatori presenti nell’area portuale e il medico della guardia medica locale hanno tentato disperatamente di salvare l’operaio. Ogni tentativo, però, si è rivelato vano e il trentasettenne è deceduto nel giro di pochi minuti, prima che potesse essere attivato l’elisoccorso.
La nota del sindacato sull’ennesima morte sul lavoro
Sulla morte di Carmelo Parisi, vittima del tragico incidente sul lavoro di Stromboli, nel Messinese, è intervenuto anche Pasquale De Vardo, segretario generale della Feneal Uil Tirrenica. “L’ennesima vita spezzata in un cantiere edile, questa volta nello scenario di Ginostra, non è solo una tragedia, ma un monito per l’intera società e per le istituzioni. Esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia di Carmelo Parisi, ma la vicinanza oggi non basta più: serve un’assunzione di responsabilità immediata e drastica”, il suo commento.
“Non possiamo accettare che nel 2025 si possa ancora morire di lavoro”, continua De Vardo. “Il settore dell’edilizia continua a pagare il tributo più alto di sangue. Chiediamo con forza maggiori controlli nei cantieri, che devono essere costanti e capillari, specialmente in contesti geograficamente complessi come le nostre isole. La sicurezza non può essere considerata un rallentamento burocratico o un costo da tagliare per massimizzare i profitti: è un diritto inviolabile del lavoratore”.
Il segretario del sindacato sottolinea anche come la prevenzione debba passare necessariamente attraverso una formazione rigorosa e continua: “Un lavoratore formato è un lavoratore più protetto. Ma la formazione da sola non basta se non è accompagnata da provvedimenti politici seri e urgenti. È necessario che il Governo e le istituzioni regionali mettano in campo misure straordinarie per arginare questa strage silenziosa, inasprendo le sanzioni per chi ignora le norme di sicurezza e garantendo agli organi ispettivi le risorse umane e tecniche necessarie per operare”.
A supporto della denuncia, De Vardo richiama i dati allarmanti sull’Isola: “In Sicilia, secondo i dati INAIL aggiornati al 2024, le denunce di infortunio mortale continuano a segnare numeri da bollettino di guerra, posizionando la regione tra le più colpite del Mezzogiorno. Il settore delle costruzioni resta quello a più alto rischio. Ogni numero in queste statistiche è un volto, una famiglia distrutta, un progetto di vita interrotto”.
“La Feneal Uil non farà un passo indietro”, conclude De Vardo. “Continueremo a lottare affinché ogni cantiere sia un luogo sicuro. La politica deve dare risposte concrete ora: domani potrebbe essere già troppo tardi per un altro lavoratore”.
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