Nuovo episodio di violenza in un carcere siciliano. Un incendio è divampato al Pietro Cerulli di Trapani dove un detenuto ha appiccato il fuoco al materasso della propria cella. Le fiamme sono state domate ma tre agenti della polizia penitenziaria sono stati condotti in ospedali per aver inalato il fumo e quindi per gli accertamenti del caso.
La solidarietà del Sappe
Il Sappe, in una nota esprime “solidarietà ai colleghi che, durante l’espletamento del proprio servizio all’interno dell’Istituto Penitenziario Pietro Cerulli di Trapani, hanno inalato fumo tossico a seguito dell’ennesimo grave episodio critico”, afferma Gaspare D’Aguanno, segretario provinciale del sindacato autonomo polizia penitenziaria esprime piena e incondizionata.
Il racconto dei fatti
“Un detenuto ha appiccato deliberatamente il fuoco al materasso all’interno della propria cella, mettendo seriamente a rischio non solo la propria incolumità ma anche quella del personale e dell’intero reparto”, spiega il sindacalista.
“I poliziotti, con prontezza, professionalità e altissimo senso del dovere, sono intervenuti senza alcuna esitazione, riuscendo a far uscire il detenuto dalla cella invasa dal fumo al solo fine di salvargli la vita, esponendosi direttamente a un grave pericolo per la propria salute”, prosegue.
A seguito dell’intervento, tre poliziotti penitenziari sono rimasti coinvolti e si è reso necessario il trasporto presso il nosocomio locale per accertamenti sanitari. Al momento non sono ancora noti i giorni di prognosi, a ulteriore dimostrazione della gravità dell’episodio e delle conseguenze fisiche subite dal personale.
“Ancora una volta – prosegue D’Aguanno – la Polizia Penitenziaria dimostra di essere l’unico vero presidio di sicurezza all’interno degli istituti, costretta a operare quotidianamente in condizioni di emergenza, con gravi carenze di organico e insufficienti tutele, pagando spesso in prima persona le conseguenze di una gestione penitenziaria inefficace. Il Sappe condanna fermamente l’ennesimo episodio critico che evidenzia come il personale continui a lavorare in ambienti ad alto rischio, anche in presenza di detenuti sottoposti a regimi restrittivi, senza adeguate misure di prevenzione e protezione. E pretende interventi immediati e concreti da parte dell’Amministrazione affinché venga finalmente garantita la sicurezza, la salute e la dignità professionale dei poliziotti penitenziari”.
E conclude: “Non è più accettabile che chi garantisce ordine, legalità e salva vite umane, continui a essere lasciato solo”.
La vicinanza di Capece
Donato Capece, segretario generale del Sappe, esprime vicinanza e solidarietà ai poliziotti intossicati: “va detto e ribadito che chi aggredisce un membro delle Forze di Polizia attacca lo Stato; quindi, la risposta deve essere ferma per evitare emulazioni. Il Sappe riconosce una maggior attenzione di questo Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.
“Gravi carenze di organico”
Denuncia le gravi carenze di organico nei ruoli della polizia penitenziaria e la necessità di una riorganizzazione nazionale complessiva dei circuiti detentivi: “il Corpo garantisce legalità e sicurezza negli istituti penitenziari, favorendo la rieducazione dei detenuti grazie a professionalità e umanità, evidenziando come un carcere sicuro, attento al reinserimento sociale e al contrasto delle attività illecite contribuisce alla sicurezza nazionale secondo i principi costituzionali”.
Capece sottolinea infine: “Ma per continuare a farlo. Servono uomini e risorse, anche normative. Il Sappe riconosce una maggior attenzione di questo Governo e dell’Amministrazione Penitenziaria ai problemi del settore, ma servono interventi concreti e urgenti, non solo buone intenzioni”.
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