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Troppi italiani sono analfabeti funzionali

Troppi italiani sono analfabeti funzionali

Studio Ocse: quasi 30% degli italiani adulti è analfabeta funzionale e metà ha difficoltà nelle questioni quotidiane.

Secondo uno studio recentemente elaborato dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, poco meno del 30% circa di noi italiani adulti si trova in una condizione di analfabetismo funzionale e circa il 50%, vale a dire la metà della popolazione attiva, ha grosse difficoltà nella capacità di risolvere questioni ordinarie. Tradotto in termini semplici, questi dati significano che moltissimi italiani non sono in grado di leggere e comprendere testi scritti e informazioni numeriche elementari.

Competenze di base e vita quotidiana

Il riferimento è a questioni che richiedano, almeno, le competenze di base per affrontare, senza particolari difficoltà, la vita di tutti i giorni, cioè elaborare una banale proporzione o capire quanto ci viene comunicato attraverso i media. Si tratta di una situazione davvero preoccupante, anche se non sembra che qualcuno voglia occuparsene in maniera organica e concreta.

L’Italia tra le ultime in classifica

Insomma, da un decennio circa l’Italia rimane inchiodata in fondo alla classifica mondiale e non si muove da lì, nonostante certe dichiarazioni trionfalistiche che ci capita di ascoltare ogni tanto, quando si parla della nostra qualità della vita. L’Italia va male ed è molto lontana dai 260 punti che rappresentano la media calcolata dall’Ocse. In termini di classifica il nostro Paese si trova sestultimo, seguito solo da Israele, Lituania, Polonia, Portogallo e Cile, a decine e decine di punti da Finlandia, Giappone, Olanda, Norvegia e Svezia, che sono i Paesi con le migliori prestazioni. Salvo le ovvie eccezioni, la situazione peggiore, manco a dirlo, è quella che si registra al Sud, mentre al Centro e al Nord, sempre secondo l’indagine Ocse, si riesce a raggiungere un punteggio statistico vicino alla media degli altri Paesi.

Segnali positivi tra i giovani

Per fortuna c’è qualche segnale positivo. I giovanissimi di età compresa tra i 16 e i 24 anni raggiungono punteggi superiori al resto della popolazione. Il divario di competenze tra 16-24enni e 55-65enni, in termini di valori medi, è sempre evidente, qualunque sia l’ambito preso in esame. Ciò che si osserva nel caso dell’Italia e degli italiani è una notevole perdita di competenze all’avanzare dell’età, ma con un buon bagaglio di partenza.

Le maggiori difficoltà risolutorie, com’era intuibile, si registrano per i problemi matematici, che risultano di difficile soluzione per circa il 35% degli italiani. Sanità, giustizia, amministrazione, istruzione sono settori per i quali è necessario intervenire subito con misure importanti altrimenti, per l’Italia, non ci sarà solo un problema di risorse, ma anche di capacità di utilizzarle adeguatamente con competenza, buonsenso e razionalità.

Critica alla gestione politica dell’istruzione

Gli allarmanti dati che emergono dallo studio dell’Ocse ci obbligano a fare qualche considerazione di natura più generale, soprattutto in materia di scelte politiche. Fino a questo momento, purtroppo, le misure adottate hanno affrontato l’emergenza, dunque, invece che puntare a elevare e consolidare il livello di istruzione e i metodi di apprendimento, lavorando a fianco di chi parte da posizioni di svantaggio, si sono rivolte all’assistenza.

Per essere chiari, invece di fornire ai cittadini le reti o la canna per pescare in autonomia, si è preferito fornire loro il pesce rendendoli dipendenti, se non addirittura schiavi del sistema. Invece di elevare il grado di istruzione e rendere concreto il concetto di pari opportunità, invece di varare riforme che semplifichino la burocrazia e rendano concreto il diritto alla salute e alla giustizia, ecc. si è preferito rafforzare la necessità di doversi rivolgere a patronati, a Caf, ad assistenti vari, in assenza dei quali chiunque rischia di commettere errori anche gravi.

Verso una società più competente

Una società moderna, un governo che punti davvero a elevare la qualità della vita dei cittadini amministrati, salvo che in una prima fase di emergenza, non punta alla gestione dei problemi, punta invece alla loro soluzione definitiva e liberatoria. In fondo non è difficile, basta pensare che le strutture sono necessarie, ma le sovrastrutture sono costose e, spesso, sempre che vengano comprese, sono pure vincolanti. Vedremo!