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Truffe Agea, le attività di pascolo non tracciate sui Nebrodi. Tra gli indagati anche un veterinario-allevatore

Truffe Agea, le attività di pascolo non tracciate sui Nebrodi. Tra gli indagati anche un veterinario-allevatore
Dei bovini al pascolo – Foto da Imagoeconomica

È uno degli aspetti paradossali che emerge dall’ultima indagine sulla percezione indebita di contributi legati alla Pac, la politica agricola comune che costituisce la voce più importante del bilancio dell’Unione Europea.

Da veterinario avrebbe dovuto effettuare i controlli sanitari sugli animali utilizzati nei pascoli sui Nebrodi, ma in realtà gli accertamenti avvenivano soltanto in azienda. A ciò si aggiunge un particolare non secondario: tra gli allevamenti da monitorare ci sarebbe stato anche il proprio.

È uno degli aspetti paradossali che emerge dall’ultima indagine sulla percezione indebita di contributi legati alla Pac, la politica agricola comune che costituisce la voce più importante del bilancio dell’Unione Europea.

Il protagonista è Giuseppe Vivaldi Maimone, 52enne in servizio all‘Azienda sanitaria provinciale di Messina ma allo stesso tempo titolare di una ditta individuale attiva nel settore zootecnico.

Il tribunale di Enna, accogliendo la richiesta della procura europea (Eppo), ha disposto nei suoi confronti un sequestro di beni per quasi 280mila euro.

Con Vivaldi Maimone, sono indagate con l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche altre nove persone. Nel complesso, le somme sequestrate ammontano a circa 1,4 milioni.

I raggiri ad Agea

Ancora una volta a finire sotto la lente degli inquirenti sono state le plurime azioni attuate per trarre in inganno l‘Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), ovvero il soggetto che in Italia si occupa, a fronte delle domande presentate, di trasferire le somme sui conti correnti delle aziende agricole.

Data però la mole di istanze, i campioni sono spesso a campione. Maglie troppo larghe dove si inseriscono, come riportato nell’ultimo rapporto di Eppo, tantissimi soggetti capaci di intercettare fondi pur non essendo in regola con quanto previsto dai bandi.

Stavolta nel mirino ci sono le mancate richieste di assegnazione di codice di pascolo, un passaggio necessario per finire all’interno della Banca dati nazionale della anagrafe zootecnica e consentire alle autorità di controllare la gestione delle attività.

“L’attività investigativa ha permesso di individuare, a partire dal 2019, un cospicuo numero di fascicoli aziendali elettronici che dimostravano il perpetrarsi di frodi connesse al mancato utilizzo dei terreni concessi in affitto”, si legge nel decreto firmato dalla gip del tribunale di Enna Ornella Maimone.

L’Azienda silvo-pastorale

I terreni su cui sarebbe avvenuta la simulazione delle attività pascolo si trovano a Cesarò, nel Messinese, ma sono di proprietà dell’Azienda silvo-pastorale di Troina. 

Dagli accertamenti investigativi è emerso che se da un lato le ditte risultavano avere ricevuto in concessione la possibilità di utilizzare i terreni pubblici per pascolare greggi e mandrie e di essere in regola con i controlli anche in termini di antimafia, dall’altro le stesse non erano in possesso del codice pascolo. Ciò significava “l’impossibilità di registrare nella banca dati la movimentazione degli animali”, cioè uno dei requisiti richiesti dall’Agea per beneficiare dei contributi.

Per gli indagati l’accusa è anche di falso in quanto il possesso del codice pascolo è stato assicurato con una autodichiarazione.

“La dettagliata attività investigativa realizzata dai carabinieri del reparto agroalimentare ha consentito di accertare non solo la totale assenza di ogni istanza prodromica al rilascio del codice pascolo, ma anche la circostanza fattuale anomala per cui in un solo arco temporale di riferimento un’unica area veniva interessata da una pluralità di attività di pascolamento da parte di diversi produttori e in ultimo – si legge – anche l’ulteriore circostanza fattuale, certamente inconsueta e assolutamente poco verosimile per cui quest istessi produttori per raggiungere i luoghi di pascolo partendo dai loro rispettivi stabilimenti avrebbero dovuto attraversare estese porzioni di territorio dell’ordine di diversi chilometri, peraltro ricadenti in ambiti territoriali di diversi comuni, con l’elevato rischio di esporre i capi di bestiame alla possibilità di contrarre e diffondere malattie, in evidente spregio delle normative sanitarie vigenti in tema di prevenzione”.

Controllore e controllato

A spiccare è il caso di Vivaldi Maimone. L’uomo, al pari degli altri indagati, è accusato avere reso impossibile, con la mancata registrazione della movimentazione degli animali nella banca dati, verificare il reale pascolamento per almeno sessanta giorni come richiesto dall’Agea, ma nel suo caso “esercitando non solo l’attività di produttore ma anche quella di veterinario presso l’Asp di Messina risultava rivestire contemporaneamente il ruolo di controllato e di controllore”. Per la gip, Vivaldi Maimone avrebbe effettuato la maggior parte dei controlli sia presso l’azienda di sua proprietà che presso le aziende di alcuni degli altri indagati.

I nomi degli altri indagati

Il tribunale di Enna ha disposto il sequestro di beni anche nei confronti di Biagio Antonio Lombardo, 59 anni; Antonio Scinardo, 33 anni; Daniela Lombardo, 45 anni; Fabio Siciliano, 39 anni; Rossella Lombardo, 33 anni; Sabina Impellizzeri, 45 anni; Salvatore Giacomo Grasso, 22 anni; Doriana Pappalardo, 28 anni; Silvestro Cacciato, 34 anni.

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