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Tumori, nuovo volto per le cure con l’oncologo di famiglia

Tumori, nuovo volto per le cure con l’oncologo di famiglia

La proposta dell’Aiom per potenziare la telemedicina, valutare i referti e le Tac via mail o webcam così come è stato fatto durante il lockdown. Gori, “Entro due anni si potrebbero ridurre gli accessi in ospedale per visite e terapie dei pazienti, grande risparmio per la spesa santitaria”

ROMA – L’oncologia cambia volto: nel post-Covid le cure potranno essere erogate anche fuori dall’ospedale, grazie all’oncologo di famiglia e all’assistenza da casa. E proprio con il potenziamento dei servizi territoriali e della telemedicina, entro poco meno di due anni gli oncologi stimano che sarà possibile ridurre di un terzo visite e controlli inappropriati o inutili negli ospedali.

La proposta per ridisegnare il futuro dell’oncologia arriva in occasione del webinar ‘Covid-19 il paziente oncologico: le sfide assistenziali che ci attendono’, organizzato da Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) con il contributo non condizionante di Amgen.

“Potenziando il territorio e la telemedicina si riuscirebbe, entro poco meno di due anni, a ridurre del 30% l’accesso per visite e terapie negli ospedali dei pazienti con le principali patologie oncologiche – afferma la presidente di Fondazione Aiom Stefania Gori -. L’esperienza Covid ci ha insegnato che possiamo reimpostare i protocolli di follow up e che è possibile eliminare esami diagnostici, talora eccessivi. Si calcola che la spesa sanitaria per il follow up, pari a 400 milioni di euro, sia 10 volte superiore al necessario proprio per l’eccesso di esami prescritti”.
Durante i mesi di lockdown molti istituti hanno analizzato referti e valutato Tac dei pazienti via mail o webcam: pratica da conservare ma da affinare, sostengono gli oncologi, con una telemedicina più strutturata e protocolli uniformi per gestire il consenso informato in modo più corretto rispetto a quello improvvisato in fase Covid.
Insomma, “approfittare di quello che abbiamo imparato per riprogrammare una sanità diversa”, conclude il direttore Scientifico dell’Istituto Tumori di Milano Giovanni Apolone.