Milano, 23 gen. (askanews) – Il turismo italiano entra nel 2026 con una certezza e qualche domanda di troppo. La certezza è che il viaggio non è più solo spostamento, ma anche, e forse soprattutto, esperienza. E le domande riguardano il come e il dove: grandi eventi o luoghi marginali, folla o selezione, condivisione o solitudine.
Secondo l’analisi di Tourism Hub, che lavora a stretto contatto con destinazioni e mercato italiano, il prossimo anno sarà segnato da alcune tendenze ormai difficili da ignorare. La prima è lo sport tourism, diventato non solo un segmento di nicchia ma un modo per orientare flussi, stagioni e immaginari.
Seguire una squadra, un atleta, un evento diventa il cuore del viaggio, non più (o non solo) l’occasione per partire. I grandi appuntamenti sportivi funzionano come catalizzatori emotivi, capaci di trasformare una città o un territorio in racconto collettivo. L’esempio dell’Australian Open, che ha superato 1,2 milioni di spettatori e rafforzato l’attrattività turistica di Melbourne e dello Stato di Victoria, mostra come lo sport possa incidere sull’economia locale ben oltre i giorni di gara.
Accanto ai grandi eventi cresce però una spinta opposta. È la risposta all’overtourism, e prende il nome di undertourism: meno luoghi iper-noti, più destinazioni selezionate, esperienze lente, sostenibili, spesso lontane dai riflettori. Tahiti, Western Australia e alcune aree dell’Arabia Saudita puntano su questo equilibrio fragile tra apertura e tutela, tra accoglienza e limite.
Cambia anche il modo di viaggiare insieme. Dopo anni di individualismo, tornano i viaggi di gruppo. La tendenza è una minore offerta di pacchetti indistinti, per proporre forme di condivisione organizzata, capaci di dare struttura e senso all’esperienza.
“In una fase di grande trasformazione – osserva Matteo Prato, CEO di Tourism Hub – lo sport tourism è una delle leve più efficaci per costruire una narrazione credibile delle destinazioni: l’evento accende l’interesse, ma è il territorio a completare l’esperienza e a renderla duratura”.
Il turismo del 2026, insomma, sembra muoversi tra due poli solo apparentemente opposti: la forza dei grandi eventi e il valore dei luoghi meno affollati. In mezzo, una domanda che chiede senso, misura e storie da ricordare.

