Sentieri medievali. Trekking di montagna. Un turismo lento ma sempre più frequentato e con protagonista la Sicilia. Partendo dal percorso di Santiago raccontato con enorme successo da Checco Zalone in “Buen Camino”, il suo ultimo film campione d’incassi, per arrivare nell’Isola.
Dall’Etna ai Peloritani, dai megaliti dell’Argimusco, la “Stonehenge siciliana”, fino alle Madonie, con sentieri che decine di migliaia di pellegrini scelgono di percorrere in Sicilia ogni anno attraverso strade antiche di riscoperta storica, culturale e sempre più di fede. Quali sono i percorsi più battuti e perché lo slow tourism continua a fare proseliti.
C’è una Sicilia che cammina e frequenta luoghi di pace e sempre più lontani dalle città. Lo fa lentamente, spesso in silenzio, lungo un reticolo antico di trazzere e sentieri che attraversano l’isola in ogni direzione, unendo borghi quasi spopolati a centri più popolosi. È la mappa dei cammini siciliani, rete diffusa e crescente di percorsi che restituiscono un’idea diversa di viaggio: non consumo veloce di luoghi, ma attraversamento lento e sostenibile. Non turismo, ma esperienza.
Turismo, la mappa dei cammini e i sentieri più belli della Sicilia
È una geografia fisica, culturale e interiore, perché questi sentieri riportano chi li percorre a un rapporto diretto con il paesaggio e con il passato. Nel cuore di questa rete risiede la memoria. Le trazzere borboniche, le mulattiere della transumanza, i collegamenti tra monasteri, eremi e santuari, le strade percorse dai pellegrini medievali e dai garibaldini dell’Ottocento: tutto converge in una trama fitta di tracce. Alcune si leggono ancora nella pietra, altre vivono nei toponimi, altre ancora riaffiorano oggi grazie alla condivisione dei tracciati gpx e ai progetti di valorizzazione promossi da associazioni locali, amministrazioni comunali e portali nazionali come Camminitalia.org.
Spopolamento, aree interne dimenticate, paesi ridotti a borghi fantasma riscoperti grazie al turismo. Il cammino, in Sicilia, diventa così uno strumento di riappropriazione. Rimettere in fila i paesaggi, tappa dopo tappa, equivale a rimettere in fila anche la storia. La riscoperta dei cammini siciliani si muove nello stesso clima culturale che in Europa ha riportato al centro l’esperienza del pellegrinaggio.
Dopo l’uscita del film di Checco Zalone si è verificato un vero e proprio boom di ricerche per il Cammino di Santiago: +600% nei giorni successivi all’uscita di “Buen Camino”. A rilevarlo sono i dati diffusi in questi giorni proprio da Google Trends, che mostrano un’impennata di interesse per il percorso al centro della trama del successo cinematografico.
Anche nel caso della Sicilia, di un voto da sciogliere o di una prova ascetica di sopravvivenza come accadeva nel Medioevo lungo il Cammino di Santiago: oggi chi allaccia gli scarponi lo fa spesso per cercare uno spazio di riflessione, una tregua dal rumore di fondo della vita quotidiana.
L’Isola, come poche altre regioni italiane, riesce a intercettare questa domanda e la declina secondo le proprie specificità: montagne aspre e solitarie, paesi sospesi tra abbandono e resistenza, santuari che continuano a essere centri di identità collettiva. La trekking experience qui assume una dimensione ulteriore nella quale il paesaggio diventa protagonista.
Il Cammino dell’Anima: viaggio attraverso le colline di Messina
La Sicilia dei cammini è anche quella dei Peloritani, dorsale che guarda lo Stretto e che custodisce il Cammino dell’Anima. Nato nel 2014, lungo 120 chilometri e articolato in sei tappe di circa venti chilometri ciascuna, il percorso collega il santuario di Dinnammare alla Basilica Santuario di Tindari.
Qui il paesaggio si fa improvvisamente verticale: i fianchi delle montagne scendono ripidi verso il mare, solcati dalle fiumare asciutte che disegnano tavolozze grigie tra il verde della macchia. Il sentiero attraversa la Valle degli Eremiti, luogo che conserva un senso quasi sospeso, fatto di gole strette e silenzi profondi. È un cammino che invita alla concentrazione, e non è un caso che gli ideatori abbiano scelto per esso il nome di “Anima”.
Messina e gli altri comuni coinvolti – Fiumedinisi, Mandanici, Antillo, Fondachelli Fantina, Novara di Sicilia, Tripi, Basicò, Oliveri – hanno strutturato forme di ospitalità per i camminatori con una rete di piccole strutture, parrocchie, alloggi diffusi.
I sentieri garibaldini
Il Cammino dei Mille riporta allo scoperto una pagina fondativa della storia italiana. È la Sicilia garibaldina, quella dell’epopea del maggio 1860, dei volontari che sbarcarono a Marsala e poi risalirono verso Palermo attraversando l’entroterra occidentale. Da Monreale alla città di Palermo, disegnando una grande V sull’isola, il percorso si snoda per circa 158 chilometri totali, dieci tappe e un dislivello che supera i 4.400 metri.
Un cammino storico, ma anche politico. Ripercorrere quei passi significa interrogarsi sul Risorgimento e sulla sua eredità, sulle promesse mantenute e su quelle tradite, sugli entusiasmi e sulle fratture che ancora segnano la società siciliana contemporanea, con tutte le differenze lapalissiane che ogni anno allontanano sempre più il Nord dal Sud.
La variante Orsini, dedicata al capitano garibaldino che ebbe il compito di deviare le truppe borboniche attraverso il bosco della Ficuzza, aggiunge un elemento narrativo ulteriore. Camminare in quei boschi significa percepire il peso della strategia militare, della paura, della tensione. Il sentiero prevede anche varianti per mountain bike.
Il cammino di San Giacomo, tra i principali cammini in Sicilia
Un esempio emblematico dell’intreccio tra spiritualità, tradizione e riscoperta territoriale è invece rappresentato dal Cammino di San Giacomo in Sicilia. Non nasce da un’eredità antichissima, ma affonda comunque le radici nella tradizione jacopea che lega idealmente l’isola alla Spagna. Nel XII secolo i pellegrini siciliani partivano davvero verso Santiago de Compostela; oggi il percorso collega Caltagirone a Capizzi, unendo la provincia di Catania a quella messinese.
Sei tappe per circa 130 chilometri. Non a caso Capizzi custodisce una reliquia ritenuta appartenere all’apostolo, celebrato ogni 26 luglio. È un itinerario relativamente breve rispetto ai grandi cammini europei, ma intensissimo nel suo attraversare l’entroterra catanese ed ennese passando per Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Valguarnera, Assoro e Nicosia prima di giungere nella provincia peloritana.
Il Cammino di San Giacomo è anche un laboratorio di accoglienza diffusa. Le amministrazioni locali stanno lavorando per strutturare servizi per i viandanti, dalle credenziali di pellegrino ai punti sosta. Non ci sono masse oceaniche come a Compostela, e forse è proprio questo il suo tratto distintivo: la dimensione qui resta umana.
La Via dei Frati
Accanto alla dimensione storica e civile, i cammini siciliani custodiscono un’anima dichiaratamente spirituale. È il caso della Via dei Frati, nata nel 2016 quando Santo Mazzarisi percorse a piedi i 166 chilometri che separano Caltanissetta da Cefalù. Quel gesto personale è diventato, nel giro di pochi anni, itinerario collettivo.
La via ripercorre simbolicamente le strade dei monaci questuanti attivi dal XVI secolo, figure che tenevano insieme religiosità popolare e presenza concreta sul territorio. Da Caltanissetta verso San Cataldo, Marianopoli, Resuttano, fino a salire tra le Madonie, passando per Blufi, Castellana Sicula, Polizzi Generosa, Petralia Sottana e Petralia Soprana, Gangi e Geraci Siculo, il cammino attraversa un paesaggio che alterna campi e pietra, valloni e ciglioni. Il mare di Cefalù appare come approdo finale e simbolico, quasi un varco tra l’entroterra e l’apertura mediterranea.
Qui la dimensione “mistica” non coincide necessariamente con la religione in senso stretto. È l’esperienza stessa del cammino a generare un tipo di introspezione che attinge a forme antiche di rapporto con lo spazio e il tempo. Le tappe sono scandite anche dai santuari, dove i pellegrini possono ricevere timbri e credenziali lungo il percorso. Ma ciò che segna davvero il viandante è la lentezza.
Il Cammino di Tindari e la Stonehenge siciliana
Tornando in provincia di Messina, la Sicilia offre anche percorsi più brevi, come il Cammino di Tindari, pensato proprio per consentire un’esperienza di pellegrinaggio anche in un solo weekend. Quarantacinque chilometri complessivi, due tappe principali, da Mojo Alcantara a Montalbano Elicona e da Montalbano Elicona a Tindari.
È un percorso breve ma densissimo di simboli. L’altopiano dell’Argimusco, con i suoi megaliti spesso definiti “Stonehenge siciliana”, apre la strada a una dimensione di archeologia del paesaggio. Le rocce modellate dal tempo assumono forme che l’immaginazione trasforma in profili umani, animali, figure arcaiche. Intorno, il vento. Sotto, le valli che scendono verso i Nebrodi.
Poco dopo si entra nel Bosco di Malabotta, riserva naturale in cui i “patriarchi” vegetali – querce e cerri ultracentenari – sembrano vegliare sui passi dei viandanti. È un tratto in cui la natura si mostra in una forma quasi solenne, che richiama il rispetto più che la conquista.
I cammini in Sicilia e il ritorno allo slow tourism
Il Geoportale dell’Osservatorio Turistico della Regione Siciliana e siti dedicati alle esperienze di cammino contribuiscono a costruire un archivio vivo di itinerari, varianti, informazioni logisticamente utili su acqua, ospitalità, trasporti pubblici. Non è una museificazione della natura, ma una sua traduzione in linguaggi che i viaggiatori contemporanei sono in grado di leggere.
Nel 2025, anno giubilare, il Coordinamento regionale dei Cammini di Sicilia ha indicato con chiarezza la necessità di proporre percorsi adatti anche a chi non dispone di molto tempo. Da qui la valorizzazione di itinerari brevi come Tindari. Il Giubileo rappresenta un’occasione per molti fedeli, ma diventa anche un volano per il turismo lento, che si distingue dal turismo di massa e da quello mordi e fuggi che investe soprattutto Palermo, Catania e Taormina.
I cammini siciliani uniscono idealmente tutta l’isola. Da est a ovest, da nord a sud, disegnano una maglia che collega tra loro i paesaggi più diversi. Ma uniscono soprattutto comunità che per lungo tempo hanno vissuto in isolamento. Il sentiero diventa spazio di incontro. Pellegrini, abitanti, volontari, escursionisti: mondi che si incrociano nei punti tappa e negli ostelli. In questo senso il cammino è anche un laboratorio sociale.
Nelle antiche trazzere risiede la storia della mobilità contadina e pastorale, nei boschi della Ficuzza si sente l’eco della spedizione dei Mille, negli altopiani dell’Argimusco si percepisce una profondità temporale che sfiora il mito. In questi luoghi il passato lo si comprende anche attraverso il presente.
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