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Turismo nautico, boom in Sicilia, filiera dai grandi numeri

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Turismo nautico, boom in Sicilia, filiera dai grandi numeri

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martedì 16 Novembre 2021 - 17:02

Il turismo, nella nostra regione, è il settore con il maggior numero di imprese all’interno della filiera nautica nel secondo trimestre 2020 e nello stesso periodo del 2021 con percentuali del 40%

Il turismo, nella nostra regione, è il settore con il maggior numero di imprese all’interno della filiera nautica nel secondo trimestre 2020 e nello stesso periodo di quest’anno con percentuali del 40% e del 42%.

E’ quanto risulta dall’ultimo “Report sul turismo nautico in Sicilia” realizzato da Assonautica Palermo e presentato nel capoluogo siciliano. Le percentuali più alte a livello provinciale si registrano a Palermo (23%), Messina (22%), Catania (16%), Trapani (13%) e Siracusa che va di poco oltre il 10%. Agrigento supera appena il 5,0%, percentuali molto basse si registrano a Ragusa, Caltanissetta ed Enna.

Messina è la provincia siciliana con più addetti impiegati nel settore del turismo nautico seguita da Palermo, Catania, Siracusa e Trapani, mentre, per quanto riguarda il fatturato, il maggior numero di imprese nell’ambito in questione, nel 2021, sono le 440 (dodici in più rispetto all’anno scorso) che hanno un valore di produzione che arriva a 100 mila euro, seguite dalle 143 (+11) che arrivano a 250 mila euro; soltanto due imprese raggiungono un valore di produzione tra 10 e 25 milioni di euro, collocate nelle province di Messina e Trapani, mentre nel palermitano si trova l’unica azienda con un fatturato tra i 25 e i 50 milioni di euro. Palermo, insieme al suo comprensorio, ha il maggior numero di imprese registrate per la maggior parte dei valori di produzione.

“Il report – afferma Andrea Ciulla, presidente di Assonautica Palermo – è stato presentato in anteprima durante il “Seacily” alla presenza dell’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina. L’indagine ci consente di avere a disposizione una fotografia della filiera, utilizzando tra l’altro gli stessi codici Ateco utilizzati da Confindustria nautica per la “Nautica in cifre”, che è un report presentato annualmente al salone di Genova. Dal nostro rapporto viene fuori uno spaccato importante per ciò che riguarda la filiera della nautica in generale e poi, altro dato importante, il fatto che una significativa percentuale, oltre il 40% della filiera della nautica, può ricondursi al turismo nautico in tutte le sue sfaccettature. Altro aspetto importante – prosegue – riguarda la rilevanza che il turismo nautico va assumendo sempre di più nel corso degli anni e che, grazie anche all’interessamento da parte dell’assessore Messina, verrà inserito nella riforma del settore turistico come comparto a sé stante e con la previsione di alcune norme a suo favore considerando l’attuale disorganicità dello stesso dal punto di vista legislativo. Sono stati già in realtà riconosciuti i “Marina Resort” e i “Boat and breakfast” per i quali però non c’è ancora una piena attuazione normativa. L’intenzione è appunto quella di conferire all’intera filiera del turismo nautico un’adeguata e compiuta regolamentazione”.

“Il rapporto – sottolinea la dottoressa Silvia Passavia che ha redatto il report per Assonautica Palermo – inizia con l’analisi della filiera nautica in generale e prosegue con un focus sul turismo nautico in Sicilia prendendo come riferimento il rapporto di Confindustria nautica. Anche qua vengono differenziati cinque macro ambiti: produzione cantieristica, manifattura, servizi di riparazione e refitting, turismo nautico e commercio. Un aspetto importante, come emerge dai dati, – evidenzia Silvia Passavia – riguarda il gran numero di imprese appartenenti al settore del turismo nautico nella nostra regione al secondo trimestre 2021, per una percentuale che si attesta al 42% superiore rispetto al 40% del 2020; spicca il gran numero di addetti ed è di grande interesse la distribuzione provinciale delle imprese registrate così come il valore della produzione. Quest’ultimo riguarda il fatturato dei vari settori, grazie al quale è stato possibile osservare come il turismo nautico fatturi maggiormente rispetto agli altri ed abbia un valore di produzione molto esteso. Il settore – conclude la dottoressa Passavia – merita indubbiamente attenzione soprattutto nell’ambito delle analisi statistiche, in quanto conoscendo i numeri del fenomeno si possono avanzare proposte e considerare i benefici che può arrecare alla Sicilia e alle varie province siciliane”.

Alla presentazione del rapporto è intervenuto anche Giovanni Ruggieri, presidente dell’Osservatorio turistico dell’economia delle isole. “Il turismo nautico in Sicilia cresce in dotazione di alberghi galleggianti provvisti di posti letto, sia di proprietà di società di charter che di intermediari e privati e cresce anche il numero delle notti trascorse in barca e dei turisti che scelgono questa forma di vacanza nella nostra regione. E’ un prodotto con una lunga stagionalità perché non si concentra solo nei mesi estivi ma viene venduto da aprile fino a novembre. Con l’avvento del covid, il comparto ha visto una preferenza nel numero delle vendite proprio perché è open air e viene acquistato da singoli gruppi e questo garantisce grandi numeri; si concentra soprattutto negli arcipelaghi delle isole minori della Sicilia, e specialmente nelle Egadi e nelle Eolie. La sfida consiste nel renderlo attrattivo perché non abbiamo garanzia che questi alberghi galleggianti sostino sempre sulle coste della stessa isola, ma si spostano laddove c’è più domanda e richiesta, dobbiamo dunque renderlo sempre più legato all’attrattività dei territori; per far questo, la sfida politica è tenerli sotto osservazione, cosa che ancora non avviene, mentre è invece è necessario un monitoraggio da parte degli osservatori turistici, come nel caso di alcune indagini ad hoc effettuate nel corso degli anni, che ne hanno rilevato il volume di turisti e notti trascorse in barca lungo le nostre coste. Non è un comparto trascurabile – conclude Ruggieri – perché ha volumi abbastanza elevati di posti letto venduti in barche e garantirà economie distribuite nei territori costieri ed interni”.

Roberto Pelos

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