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Tutela del mare: una sfida possibile per il futuro del Mediterraneo

Tutela del mare: una sfida possibile per il futuro del Mediterraneo

Dalla direttiva Ue sui prodotti monouso alle nuove tecnologie di raccolta, gli strumenti per un futuro più sostenibile tracciano una nuova rotta

La tutela del mare è una delle grandi sfide ambientali del nostro tempo. Una sfida difficile, ma non perduta: normative internazionali, innovazione tecnologica e comportamenti virtuosi dei cittadini stanno disegnando una rotta concreta verso il cambiamento. Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più esposti, e proprio per questo uno dei più monitorati e al centro delle politiche di intervento.

Le soluzioni possibili contro l’inquinamento marino

Ridurre gli imballaggi, preferire materiali riutilizzabili, fare correttamente la raccolta differenziata, sostenere prodotti alternativi e riciclabili, come le bioplastiche compostabili e biodegradabili: sono gesti concreti che ogni cittadino può compiere. Perché senza una trasformazione dei consumi, nessuna tecnologia potrà bastare. Gli strumenti per intervenire, però, esistono già e sono molteplici. Una direttiva Ue del 2021 ha vietato numerosi prodotti in plastica monouso e punta alla raccolta del 90% delle bottiglie entro il 2029. A livello globale è in discussione un trattato ONU vincolante contro l’inquinamento plastico. Sul fronte tecnologico, sistemi come The Ocean Cleanup, i Seabin installati nei porti italiani, i droni acquatici e le navi “mangiaplastica” come Manta raccolgono rifiuti navigando, svolgendo in molti casi anche ricerche scientifiche preziose.

Agenda 2030 e impegni internazionali per gli oceani

L’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 invita a ridurre significativamente l’inquinamento marino entro il 2025, proteggere gli ecosistemi e gestire in modo sostenibile le risorse oceaniche. Molti Paesi sono ancora in ritardo – le aree marine protette restano insufficienti, i controlli scarsi, le infrastrutture di gestione dei rifiuti non ancora adeguate – ma la cornice normativa internazionale si sta rafforzando e la pressione politica cresce. Agire ora è la scelta possibile.

Il Mar Mediterraneo: i numeri del problema

È in questo contesto che vanno letti i dati sul Mediterraneo: ogni anno 229.000 tonnellate di plastica finiscono nelle sue acque. Tra le città che contribuiscono maggiormente alla dispersione dei rifiuti figurano Roma, Milano, Torino, Palermo e Genova, mentre l’Italia pesa per circa il 15% dell’inquinamento da microplastiche nel bacino. Il Mar Tirreno registra la più alta concentrazione mai misurata in profondità marina: 1,9 milioni di frammenti di microplastica per metro quadrato. Numeri che rendono urgente – e necessaria – ogni azione già in campo.

Quale futuro per il mare e gli ecosistemi marini?

Gli scienziati avvertono: se non si invertirà rapidamente la rotta, entro il 2050 ci sarà più plastica che pesci negli oceani. Oggi si stimano 150 milioni di tonnellate di rifiuti plastici nei mari, con un incremento annuo compreso tra gli 8 e i 14 milioni. Nel giro di vent’anni la produzione globale di plastica potrebbe raddoppiare e i detriti marini quadruplicare. A rendere la situazione ancora più critica ci sono le microplastiche: oltre 170 trilioni di particelle galleggiano sulla superficie degli oceani, ma rappresentano appena l’1% del totale. Il resto si frammenta, si deposita sui fondali o entra nella catena alimentare.

Microplastiche: un nemico invisibile

Le microplastiche provengono da cosmetici, tessuti sintetici, pneumatici, vernici e dalla frammentazione degli oggetti più grandi. Raggiungono mari, fiumi, suolo, aria e dunque il nostro organismo: ogni persona ne ingerisce fino a 52.000 particelle l’anno. Studi recenti hanno rilevato tracce di plastica in polmoni, sangue, placenta, cuore e persino nel cervello umano.

Vita marina sotto pressione

L’impatto sugli animali è significativo. Le tartarughe e i mammiferi marini restano impigliati in reti o imballaggi; molte specie ingeriscono la plastica scambiandola per cibo. Gli additivi rilasciati dai polimeri entrano nei tessuti animali e quindi nelle persone che consumano pesce e frutti di mare. L’ecosistema marino è sotto pressione e numerose aree, dal Mediterraneo al Mar Giallo fino all’Artico, hanno già superato la soglia di tolleranza ecologica.

Le isole di rifiuti negli oceani

Nei grandi sistemi di correnti oceaniche si accumulano quantità impressionanti di rifiuti. Il più noto è il Great Pacific Garbage Patch, tra California e Hawaii: una distesa di oltre 1,6 milioni di km², composta per il 94% da microplastiche. Non è un’isola compatta, ma una massa galleggiante che altera gli ecosistemi. Concentrazioni simili esistono nell’Atlantico settentrionale, nell’Indiano e nel Pacifico australe. Perfino nel Mediterraneo, tra Elba e Corsica, è stata individuata una vasta zona di accumulo.

Mattia Bisignano, Paolo Lorenzo Buttafuoco, Angelica Di Fini, Martina Pia Gagliano
Istituto Rita Levi Montalcini – Gagliano Castelferrato (En)