Ucraina e Moldavia in Ue fra 15 anni - QdS

Ucraina e Moldavia in Ue fra 15 anni

Carlo Alberto Tregua

Ucraina e Moldavia in Ue fra 15 anni

giovedì 30 Giugno 2022 - 08:28

Svezia e Finlandia nella Nato

La riunione del Consiglio europeo e tutte le corrispondenze che hanno fatto giornali e televisioni ci sono sembrati un pezzo del famoso film “The Truman Show”. Vi ricordate tutta la vicenda raccontata in quel film con il colpo di scena finale? L’attore principale apre una porta ed entra nella realtà.
Perché questa metafora? Perché i due annunci iperbolici relativi a Ucraina e Moldavia nell’Unione europea, e la seconda, più recente, di Svezia e Finlandia nella Nato non hanno niente di concreto. Ci vorranno, infatti, in entrambi i casi almeno 15 anni per completare il percorso e non sappiamo neanche se questo si concluderà in modo positivo.

Sentendo parlare la Presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, sembrava che l’ingresso in Ue fosse cosa di giorni e la stessa impressione voleva dare la comunicazione del G7 in relazione all’ingresso degli altri due Paesi nella Nato.

Perché questa comunicazione che ha l’unico scopo di illudere l’opinione pubblica occidentale e forse anche quella americana? Probabilmente perché proprio in questo momento l’Unione europea non è in condizione di dire la verità e cioè che questa guerra insana, proditoriamente iniziata da Vladimir Putin, con migliaia e migliaia di morti, fra cui moltissimi civili, deve essere chiusa al più presto.
Molti illustri personaggi, che non sanno cosa fare effettivamente, continuano a riferirsi al Presidente della Federazione russa come ad un dittatore. Vorremmo chiedere a questi soloni perché non hanno nulla da dire contro Recep Tayyip Erdogan, anch’egli dittatore. Allo stesso, tra l’altro, la Nato ha dovuto cedere per togliere il suo veto all’ingresso di Finlandia e Svezia, quello di potere continuare a massacrare i curdi, un’intera popolazione.

Contro un preteso dittatore, Putin, a favore di un altro preteso dittatore, Erdogan. Non si capisce la coerenza dei comportamenti e soprattutto dove sia la differenza fra i due.
Ma intanto, le restrizioni di rimbalzo che arrivano dalle sanzioni europee alla Russia, mordono sempre di più le famiglie italiane, soprattutto quelle più povere. E già, dai sondaggi emergono forti malumori della maggioranza degli italiani per la linea del governo Draghi, più verso la guerra che verso la pace.
La crisi energetica creerà enormi problemi al Paese dal prossimo ottobre tant’è che si comincia a parlare con molta concretezza della riattivazione degli impianti a carbone, con un danno all’ambiente inimmaginabile. Tuttavia, gli italiani non vorranno restare al freddo, senza prodotti nei banchi della Gdo o limitati nei loro movimenti per l’enorme costo dei carburanti o, ancora, per la maledetta bestia che è l’inflazione e che taglierà stipendi e salari a fine anno intorno al 7%.

Non tutti riescono a mettere sui piatti della bilancia queste due cose: enormi sacrifici da una parte e continuazione della guerra dall’altra.
Però, piano piano, la realtà sta entrando nella testa degli italiani e da un sondaggio all’altro diventano sempre a favore di un’iniziativa atta a chiudere veramente questa guerra maledetta.
Con la riapertura delle centrali a carbone vanno in soffitta l’accordo di Parigi del 2015 nonché gli altri accordi formali presi nei Cop, ultimo quello di Glasgow.

Ha ragione il vecchio saggio – ex Segretario di Stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977 Henry Kissinger, 94 anni – il quale continua a ricordare che da questa guerra non si esce vincitori e che l’Ucraina deve mettere sul piatto della bilancia la sua offerta di rinunciare a un pezzetto del suo territorio, per altro russofono, pur di fare cessare il massacro dei suoi cittadini e ricominciare così a ricostruire il Paese.
San Francesco soleva dire: “La luce dell’esempio è la limpidezza della condotta”. Non vediamo in tutti gli attori di questa triste vicenda, a partire da Biden e da Putin, l’illuminante indicazione del santo di Assisi.

Ognuno cerca di tirare acqua al suo mulino, per potersi autoproclamare vincitore. Ma, lo ripetiamo, l’armistizio può avvenire solo con un accordo che non faccia perdere la faccia ai due contendenti.
Siamo ottimisti nel pensare che la conclusione non potrà che essere questa perché, magari tardi, due più due fa sempre quattro.

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