Milano, 14 feb. (askanews) – Alla conferenza di Monaco il cancelliere tedesco Friedrich Merz “ha fatto bene a rispondere dallo stesso pulpito in cui un anno fa JD Vance aveva accusato i governi europei di cancellare la loro civiltà. Il cancelliere tedesco, in piena sintonia con Macron, sia pure in un discorso teso a ridurre le distanze transatlantiche, ha parlato chiaro in difesa di scelte e valori europei, e lo ha fatto anche con un messaggio agli amici del Movimento Maga in Germania e in Europa”. Lo ha detto l’ex premier Paolo Gentiloni, sottolineando in una intervista alla Stampa che “il risveglio” dell’Europa “è iniziato da qualche mese”. E in questo contesto “l’importante è che l’Italia abbia chiaro quale ruolo vuole svolgere e per ottenere cosa”.
Spiega l’ex premier e commissario Ue: “Vedo molto ‘Made in Italy’ nei discorsi sul cosiddetto motore italo-tedesco. Bene avere buoni rapporti con la Germania, che del resto può superare due anni difficilissimi di stagnazione economica grazie a un piano di spesa pubblica da cinquecento miliardi nel decennio. Benissimo se ciò avrà ripercussioni positive sulla nostra manifattura. Il punto è un altro: occorre che nella nostra azione diplomatica spingiamo per gli interessi italiani ed europei. Vale per i rapporti con Berlino, vale per quelli con Parigi. Spero che l’imminente vertice bilaterale di Tolosa ci faccia fare passi avanti anche coi francesi”.
In concreto ciò significa che l’Italia “non può lavorare per un’Europa in cui la dimensione nazionale prevale su quella europea. Era la visione di Margaret Thatcher, con ben diverse radici storiche, e sappiamo come è finita. Capisco che questo possa essere coerente con alcune idee dell’attuale coalizione di governo, ma l’interesse dell’Italia è spingere per una maggiore integrazione, non per una nostra presunta autonomia”. Ad esempio, “pensiamo al tema degli aiuti di Stato: le regole europee si possono migliorare, ma se il messaggio è un sostanziale via libera a qualunque intervento non potrà che avere la meglio il Paese con più margini fiscali. Discorso simile si può fare sulla difesa: spingiamo per un progetto europeo o ci teniamo gli investimenti nazionali? Perché in quel caso prevale sempre il Paese con più fondi pubblici a disposizione, ovvero la Germania. Nel rapporto con Berlino dobbiamo spingere nella direzione giusta: la sua forza economica deve essere impiegata nell’interesse comune dell’Europa. Di qui l’enfasi sugli Eurobond”.
A giudizio di Gentiloni “l’Italia deve credere nell’introduzione di un safe asset europeo. La riluttanza di Merz non è una sorpresa, ma su questo bisogna lavorare, perché parlare di autonomia strategica dell’Europa senza fondi comuni è come teorizzare un’autonomia zoppa”. Dunque “penso che l’Italia farebbe bene a spingere in quella direzione. Ci sono diverse strade possibili, tra cui l’emissione di Eurobond a scadenza lunghissima per i progetti di difesa comune. Diversamente è inutile parlare di questo obiettivo se poi non si ha uno strumento per incentivare gli Stati verso l’acquisto di sistemi comuni. L’Italia oggi ha le carte in regola per sostenere che un safe asset europeo non è un trucco per scaricare i nostri debiti o la nostra spesa corrente sui conti europei. È la precondizione per un’Europa sovrana. E sottolineo: sovrana”.

