Roma, 12 apr. (askanews) – Una crescita dei vini Premium e del segmento Luxury, che compenserà almeno in parte la discesa dei vini di fascia medio-bassa a scaffale. Sono le stime dell’Osservatorio Uiv, presentate oggi durante la giornata inaugurale di Vinitaly. Secondo Uiv i vini Premium, ovvero quelli che escono dalla cantina a minimo di 8 euro e che arrivano a seconda dei mercati tra i 25 e i 50 euro, cresceranno di circa l’1% da qui al 2029. Una crescita che sale però a +3,5% per i prodotti made in Italy e che potrebbe riservare per l’Italia sorprese ancor più positive se ci si concentrasse su alcune aree considerato maggiormente strategiche, tra consolidate e non.
Dodici i Paesi a maggior tasso di crescita potenziale: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India a cui si aggiungono le 2 “fuori quota”, e top buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito. Qui, secondo Unione italiana vini e Vinitaly bisogna incrementare la presenza per allargare il bacino commerciale di un settore concentrato sui primi 5 mercati di sbocco, che da soli quotano il 60% del totale dei valori esportati.
“Il valore export 2025 è risultato in calo di quasi il 4% – ha detto il responsabile dell’Osservatorio, Carlo Flamini – ma, secondo le nostre stime, se avessimo avuto in pancia un’incidenza della quota Premium al 20% invece dell’attuale 17%, il saldo negativo si sarebbe ammorbidito a -0.7%. Di più, se il nostro Paese si desse l’obiettivo di aumentare di 1 punto l’anno il peso dei Premium sulla propria offerta (+11% di valore in 5 anni), l’export generale ne beneficerebbe, arrestando quella decrescita che – a fattori costanti – è prevista continuare fino almeno al 2029 per cumulare un -12% di saldo 2029/24”.
Il ranking Uiv-Vinitaly fornisce un Premium Wines Opportunity Index con le 10 destinazioni più interessanti, costruito intrecciando fra gli altri i dati di export italiano per price point, le dinamiche di consumo e i fattori competitivi interni ai singoli mercati: si va dal Giappone (indice 91.4) al Messico (86.3), dal Brasile (78.1) alla Corea del Sud (85.1) e alla Cina (72.4), per arrivare a toccare piccole destinazioni che paiono marginali, ma che guardate con “lenti Premium” diventano di assoluto interesse: Thailandia, Vietnam, Indonesia, India presentano tutti score superiori a 60.
Tra i mercati su cui puntare ci sono anche quelli consolidati, come Usa e Regno Unito e Giappone. Negli Usa a fase recessiva investirà in generale anche il segmento premium ma non sui prodotti italiani, in netta controtendenza (+4%) grazie agli sparkling a partire dal Prosecco. In UK secondo Uiv c’è spazio per irrobustire il sin qui peso piuma dei Premium italiani con una crescita anche dei fermi (+3%) rossi e rosé di Toscana, Piemonte, Puglia e Abruzzo. In Giappone, lo sguardo deve puntare possibilmente ancora più in alto del segmento Premium, per approdare alla categoria dei luxury wines destinati raggiungere il picco di share al 20%.

