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Ultimo trimestre 2026 in Ars, da 470 milioni di manovrina a oltre due miliardi di finanziaria

Ultimo trimestre 2026 in Ars, da 470 milioni di manovrina a oltre due miliardi di finanziaria
La seduta a Sala d’Ercole. Archivio

Poi si partirà da martedì 6 con la discussione generale per arrivare alla votazione dell’articolato

Tutto sembra essere incardinato sui propri binari all’Ars per quel che riguarda la manovrina da 471 milioni di euro. Disegno di legge per le variazioni di bilancio che la II Commissione dovrà licenziare la prossima settimana per l’incardinamento in Sala d’Ercole con apposita convocazione formale dell’Aula giovedì primo ottobre.

Poi si partirà da martedì 6 con la discussione generale per arrivare alla votazione dell’articolato. Fin qui tutto bene, se non fosse che sull’indirizzo di investimento ci sono parecchie proposte che arrivano dai vari gruppi e che prospettano un dibattito a dir poco vivace sulle risorse previste per le iniziative parlamentari.

Più liscio parrebbe invece il percorso per il Fit, il Fondo per gli investimenti territoriali così voluto dal presidente della Regione per superare la solita bagarre sulle cosiddette “mancette”. Una provvista da 50 milioni di euro che in campagna elettorale – non ufficiale ma di fatto già in corso – avrebbe prodotto facilmente intense frizioni tra gruppi ed anche tra singoli deputati. Soprattutto, avrebbe chiamato facile in causa il voto segreto per affossare l’intero pacchetto territoriale contando proprio sulle frizioni interne alla maggioranza.

Il valzer della seconda Commissione

Dopo un giro di sondaggio tra i capigruppo ed una conferenza dei capigruppo che ha preceduto l’Aula come da programma, si è risolta la questione della Commissione Bilancio per Controcorrente che vedrà proprio il leader, Ismaele La Vardera, partecipare ai lavori della II Commissione con diritto di voto.

Alla fine la soluzione trovata in capigruppo è stata che quel posto che ad inizio legislatura il Movimento 5 Stelle aveva ceduto al secondo gruppo parlamentare di Cateno De Luca vada adesso a Controcorrente. Sud chiama Nord ha soli tre deputati a comporre il gruppo – per virtù del Consiglio di Presidenza e del presidente Gaetano Galvagno, che hanno trovato la soluzione e concesso al gruppo parlamentare di De Luca di restare malgrado inferiore a quattro deputati – ed il gruppo Sicilia Vera non esiste più, quindi cede il componente in più che aveva avuto dai Cinque stelle a Controcorrente.

Il problema analogo della Lega rimane però invariato e la cessione di un componente in Bilancio è affare della maggioranza che oggi non ha inteso livellare la questione.

Poco tempo ed una salita ripida per la manovrina

Tutto predisposto sui propri binari quindi, salvo l’imprevedibilità di Controcorrente in Commissione Bilancio, le proposte presentate dal gruppo Partito Democratico che vorrebbero spostare l’intera quota parlamentare da 200 milioni su una serie di misure che vanno dalla sanità pubblica ai contributi per le partorienti che dalle isole minori si spostano in città, infine anche alle proposte emendative a Cinque stelle che vanno dall’efficientamento energetico e manutenzione delle scuole fino al potenziamento dei centri di diabetologia pediatrica.

Di fondo, poi, nel pacchetto proposto dal gruppo presieduto da Antonio De Luca, la norma sul Fit “per tutelare le comunità più piccole e contrastare il fenomeno delle mancette”. Sul fronte opposto altre misure da intestarsi, come il Reddito di merito per gli studenti universitari del gruppo Forza Italia. Il percorso della manovrina in Sala d’Ercole si preannuncia quindi tutto in salita, ma il tempo stringe e per investire le risorse poi stringerà ancora di più.

Palazzo d’Orleans guarda già ai miliardi della finanziaria

Il rischio è che esaurito lo scontro in Aula tra maggioranza ed opposizione si passerà alla legge di stabilità senza avere il tempo per recuperare le risorse non impegnate della variazione di bilancio che finiranno in successiva manovra.

L’opposizione, tra l’altro, ha molti punti in comune tra le proposte emendative depositate, quasi fosse la base di un programma elettorale di coalizione.

Questo è quindi di fatto il primo banco di prova per il campo progressista che, a cominciare da questo disegno di legge su cui finalmente riprendere viva attività legislativa, inizierà a dare battaglia a capo chino contro la maggioranza. Renato Schifani non pare particolarmente allarmato dallo scontro che si preannuncia a Palazzo dei Normanni. Attraversata la Piazza Indipendenza, nel Palazzo d’Orleans sede del governo regionale, la Presidenza sta già guardando alla legge di stabilità triennale insieme all’assessore all’Economia Alessandro Dagnino. In finanziaria si potrebbe superare i due miliardi di euro, forse anche sensibilmente.

Le incognite capitoline

Il resto dell’avanzo arriverà con le successive parifiche, già a partire dall’udienza delle Sezioni riunite della Corte dei Conti di ottobre che potrebbe vedere parificato il rendiconto dell’esercizio finanziario 2024. Ma anche questo avanzo di amministrazione che verrebbe liberato dovrà prima ottenere il lavoro degli uffici di via Notarbartolo che dall’Assessorato trasmettono all’Ars per l’approvazione di Sala d’Ercole. Risorse che potrebbero quindi andare in eredità al successivo governo, che sia uno Schifani bis o meno.

Tra tutte le incognite, che partono tutte da Roma, le variazioni di bilancio e la finanziaria saranno obbligatoriamente teatro ed oggetto di scontro elettorale da finale di legislatura. Non ci sono certezze infatti sull’esito del secondo passaggio parlamentare della riforma elettorale, né tantomeno sul calendario delle elezioni.

Non si sa se si voterà in Election Day oppure prima le amministrative, poi le politiche ed infine le regionali oppure regionali  politiche insieme. Tutte incertezze che fanno premere forte sull’acceleratore ogni forza politica.

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