Venezia, 8 giu. (askanews) – Un grande palazzo veneziano, nel corso della giornata, che accoglie la messa in scena di sei ore del romanzo “How It Is” (“Comment C’est” nel titolo francese) di Samuel Beckett in uno spazio anti teatrale, con le grandi finestre e gli attori che si muovono in mezzo al pubblico, talvolta insieme al pubblico. Palazzo Diedo per Berggruen Arts & Culture ospita la compagna Gare St. Lazare Ireland e il suo progetto, in corso da anni, per trasporre l’opera del grande scrittore irlandese.
“È un capolavoro della letteratura di Beckett – ha detto ad askanews la regista Judy Hegarty Lovett – e abbiamo fatto del nostro meglio per trasportalo nelle tre dimensioni e farne un eventi di arte dal vivo. Ovviamente ci piacciono le sfide, ma la compagnia Gare St.Lazare Ireland lavora da 30 anni sulla singola trasposizione teatrale dei testi di prosa di Beckett. È un’opera che si colloca a metà strada tra i diversi generi letterari e anche noi abbiamo pensato di stare a metà strada, proponendo un lavoro teatrale in una galleria d’arte e producendo un’opera che non sa come definirsi: tutto questo per me ha molto senso”.
L’opera – “Com’è” nella traduzione italiana – si svela come un flusso di parole, un’onda fisica e letteraria che la potenza reticente di Beckett diffonde attraverso i due attori Conor Lovett e Stephen Dillane, ed è meraviglioso vedere come il lavoro segua il ritmo del giorno, il cambiare della luce, fino alla discesa del buio, metafora forse scontata, ma certamente beckettiana, mentre il vento invade la scena come la vita. “Io penso – ha aggiunto la regista – che si possa imparare da Beckett oggi, ieri e domani, perché lui parla di umanità, parla di persone”.
Alla presentazione del progetto ha partecipato anche l’ambasciatrice d’Irlanda in Italia Elizabeth McCullough, accolta dal direttore di Berggruen Arts & Culture, Mario Codognato, che ci ha spiegato il senso dell’operazione. “Abbiamo organizzato delle mostre che pur essendo molto diverse tra loro, come la retrospettiva di Joseph Kosuth ai Tre Oci, la mostra sull’intelligenza artificiale a Palazzo Diedo e anche quella di l’omaggio a Ceal Floyer – ci ha spiegato -, sono mostre di artisti che hanno molto lavorato sull’importanza del linguaggio a vari livelli e poiché noi cerchiamo anche di essere un centro multidisciplinare, quando ci è stato proposto di ospitare questa straordinaria opera di Beckett abbiamo detto subito di sì perché chi meglio di Beckett ha lavorato sul linguaggio”.
Quello a cui si assiste, anche con presenze parziali, è lo stare di fronte a una grandezza totale, ma costruita sulla sottrazione, sulla contraddizione, sulla scarnificazione per arrivare all’essenza assoluta di un suono, di una parola, di una poetica, di una letteratura che ha definito in maniera indiscutibile il secondo Novecento e le sue arti.

