Un italiano su tre ordina cibo a domicilio - QdS

Un italiano su tre ordina cibo a domicilio

Serena Giovanna Grasso

Un italiano su tre ordina cibo a domicilio

venerdì 15 Novembre 2019 - 00:00
Un italiano su tre ordina cibo a domicilio

Altroconsumo: si ricorre al servizio a tutte le età, con leggere differenze al ribasso tra gli over 50. Generale soddisfazione. Tra le criticità lamentate eccessivo uso di plastica per gli imballaggi

PALERMO – Cibo a domicilio: una pratica alternativa per chi va di fretta, è a lavoro o desidera gustare un pranzo o una cena differente senza spostarsi da casa. Quello della consegna di pranzi o cene a domicilio è un settore che si sta via via diffondendo ed espandendo: infatti, oggi ci si può far consegnare a domicilio praticamente tutto, dalla pizza al sushi, dall’hamburger al vegano, e chi più ne ha e più ne metta. Secondo stime condotte dall’Osservatorio Politecnico, in Italia si stima un giro d’affari annuo pari a 566 milioni di euro. Si prevede, inoltre, un aumento pari a dieci volte da qui al 2030. Secondo Ubs research, invece, il giro d’affari del food delivery su scala globale vale 35 miliardi di dollari.

Altroconsumo ha intervistato circa 2.500 italiani al fine di comprendere le tendenze diffuse nel nostro Paese. È emerso che oltre un terzo degli intervistati, precisamente il 35%, nel corso dei tre mesi precedenti all’intervista ha fatto ricorso al servizio. Di questi la metà l’ha fatto dalle tre alle dieci volte, mentre il 13% più di dieci volte. Il ricorso al servizio si presenta più o meno uniforme nelle varie fasce d’età: infatti, si rileva un utilizzo frequente dello strumento nel 15% dei casi tra 18 e 34 anni, nel 16% tra 35 e 49 anni e un’incidenza più contenuta pari al 6% tra 50 e 69 anni. Varia leggermente il ricorso frequente: infatti, in questo caso, si va dal 43% nella fascia d’età 50-69 anni al 54% tra i 18 e i 34 anni.

In due casi su tre, la consegna è stata effettuata senza ritardi: in genere, è necessario attendere trenta minuti tra il momento dell’ordine e quello della consegna. La cifra mensile spesa in servizi di consegna di generi alimentari ammonta mediamente a 48 euro e il costo medio pagato per un servizio a persona è pari a 9,50 euro; mentre assume un valore pari a 25,10 euro l’importo pagato per l’ultima consegna.

Quattro consumatori su dieci hanno ordinato tramite app, nel 35% dei casi si è optato per un ordine telefonico e nel 23% dei casi è stato scelto il sito web. Nella maggior parte dei casi, il cibo è stato consegnato a casa (86%); mentre una persona su dieci ha scelto di farsi consegnare il cibo a lavoro (10%). Nel 39% dei casi, l’ordine è stato effettuato per due persone, nel 20% per tre persone e solo nel 14% dei casi solo per una persona.

In generale, si configura un elevato livello di soddisfazione sul servizio ricevuto. Appaiono maggiormente soddisfatti gli utenti che beneficiano delle consegne effettuate da Just Eat e Uber Eats. Livelli di soddisfazione più contenuti sulle consegne effettuate da Cosaporto. Le maggiori criticità lamentate dagli utenti riguardano lo smodato utilizzo di plastica e l’esiguità dei servizi offerti in provincia. In particolare, si fa un ricorso eccessivo agli imballaggi di plastica per il trasporto del cibo, che potrebbe essere facilmente ridotto grazie all’uso di vaschette ermetiche.

Il food delivery sembrerebbe dunque il business del secolo, se non fosse per la brutta china che sta prendendo. Infatti, le condizioni dei riders, i cosiddetti fattorini, appaiono estremamente precarie: si va dalla violazione delle norme antinfortunistiche e di sicurezza stradale fino al vero e proprio sfruttamento dei lavoratori.

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