SAN FILIPPO DEL MELA (ME) – “Rita Atria. La settima vittima di Via D’Amelio”. La giornalista Giovanna Cucè e l’attivista Nadia Furnari sono coautrici del libro-inchiesta, edito da Mesogea, sulla tragica morte di Rita Atria, avvenuta dopo la strage mafiosa del 19 luglio 1992 a Palermo nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

La presentazione a San Filippo del Mela: istituzioni e comunità a confronto
Il libro edito da Mesogea è stato presentato nel salone parrocchiale dell’oratorio “Giovanni Paolo II” di Olivarella. A organizzare l’evento l’Università popolare comprensoriale filippese, con il suo presidente Claudio Cambria, e la Biblioteca “Professoressa Nuccia Miroddi”, con il supporto del Comune di S. Filippo del Mela, con il sindaco Giovanni Pino e padre Stefano Messina, della Parrocchia di S. Maria Immacolata e Sacro Cuore di Gesù. Durante l’incontro coordinato dalla docente UniMe Katia Trifirò, sono intervenute le avvocate Tommasa Siragusa e Santina Dante quindi le coautrici e l’editrice Caterina Pastura.
Suicidio o abbandono dello Stato: le zone d’ombra ancora aperte sul caso
Sono stati tanti i partecipanti all’evento che hanno animato il dibattito su una vicenda ancora circondata da tante zone d’ombra. Secondo la ricostruzione ufficiale, Rita Atria si sarebbe suicidata precipitando da un balcone del suo residence romano. Una ricostruzione che ha messo fine alle indagini archiviando il caso ma non la ricerca della verità condizionata in questi anni da silenzio, reticenze, contraddizioni. Il volume, in questa nuova edizione, ampliata e aggiornata rispetto al precedente, “Io sono Rita”, del 2022 per l’editore Marotta & Cafiero, si è avvalso di ulteriori ricerche, documenti d’archivio e testimonianze per riconsegnare ai lettori, come sottolinea l’avvocato Siragusa, non una narrazione di mafia tout court, ma un fenomeno di abbandono di minore (oggi diremmo testimone di giustizia e non collaboratrice), da parte di uno Stato che, pure avendola in custodia, non è riuscito a tutelarla.
La richiesta delle autrici: riaprire il caso per restituire voce a Rita
Carenza di cura e protezione allora, “in primis” riferibili a tutte le istituzioni correlate alla giustizia che avrebbero dovuto proteggerla dopo la fine tragica del giudice Borsellino, al quale era legata. Cucè e Furnari chiedono attraverso questo testo, la riapertura di questo caso, per restituire voce alla coraggiosa Rita, risoluta nella lotta contro le mafie, per lei ancor più complicata per il contesto familiare criminoso da cui proveniva e che aveva scelto di rinnegare.
Il libro farà tappa a Palermo e nelle scuole
“Rita Atria. La settima vittima di via d’Amelio” farà tappa per la presentazione in altre provincie tra cui a Palermo e poi nel corso del prossimo anno scolastico anche in Atenei e Istituti scolastici.

