Nel sud della Spagna si coltiva come nel Sahara. Non è una metafora: irrigazione a goccia, sabbia sopra il terreno per bloccare l’evaporazione, le stesse tecniche messe a punto nei ghout sahariani per far sopravvivere le coltivazioni. La provincia dell’Andalusia ospita 33.500 ettari di serre, seconda concentrazione al mondo dopo la Cina. Gli esperti non usano eufemismi: alcune zone hanno già il clima del Nord Africa. Un continente, l’Europa, che importa l’ingegneria idrica del deserto, perché il proprio suolo si comporta ormai come tale, è la parte visibile dell’emergenza climatica che molti si ostinano a non vedere.
Bunker dei miliardari e crisi climatica: due modi opposti di affrontare il futuro
Ma mentre gli agricoltori spagnoli inventano modi per far sopravvivere le piante alla siccità, un pugno di miliardari investe in un’altra forma di adattamento: isole private, compound blindati, bunker sotterranei con piscine, cantine e cinema, pensati per sganciarsi dal collasso invece che affrontarlo. Zuckerberg scava sotto Kauai, Bezos fortifica Indian Creek, Thiel cerca terra in Nuova Zelanda, l’Oppidum in Repubblica Ceca promette dieci anni di autosufficienza sottoterra. Metà dei super ricchi della Silicon Valley possiede già quella che chiamano, senza ironia, “apocalypse insurance“.
Cambiamento climatico, disuguaglianze e il futuro del pianeta
Uno è ingegneria del suolo, l’altro ingegneria della fuga. Il primo lotta contro il clima che cambia. Il secondo se ne è già andato, lasciando il resto del pianeta a fare i conti da solo. Il consiglio è, se avete disponibilità, comprate non dico un bunker, ma almeno un pezzetto di terra a quote più alte possibili in attesa del clima ancora più caldo. Se vi restano solo pochi euro vi suggerisco un libro: Naomi Alderman, ” Il futuro”. Una celebrazione della natura con le sue meravigliose descrizioni e una condanna, nemmeno tanto velata, della bramosia consumistica sfrenata, che ha portato poche persone con patrimoni di centinaia di miliardi, mentre milioni di persone languono nella povertà. È una lettura ironica, lucida e profondamente ancorata alle dinamiche di potere del nostro presente. Un’ottima esplorazione di come il futuro non sia un algoritmo ineluttabile, ma un terreno da riprendersi.
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