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Una mostra realizzata dai giovani detenuti del carcere minorile Bicocca di Catania

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Una mostra realizzata dai giovani detenuti del carcere minorile Bicocca di Catania

sabato 30 Novembre 2019 - 00:00
Una mostra realizzata dai giovani detenuti del carcere minorile Bicocca di Catania

Il progetto Il dentro e il fuori risale a circa quattro anni fa e ha come protagonisti il mondo della scuola e il carcere minorile Bicocca di Catania

CATANIA – Il progetto Il dentro e il fuori risale a circa quattro anni fa e ha come protagonisti il mondo della scuola e il carcere minorile Bicocca di Catania.

L’idea era di realizzare l’allestimento di una mostra nei locali dell’area comune del carcere al fine di coinvolgere i ragazzi detenuti in prima persona. Questi si riunivano, insieme ai professori coinvolti, nell’area comune per lavorare alla realizzazione delle opere. I ragazzi, attratti dalla novità e dell’attività proposta, erano motivati tanto da partecipare con entusiasmo ed instaurare con i docenti una relazione quasi amicale. Non si respirava quindi un clima di imposizione, grazie anche alla discreta presenza degli agenti in borghese che non davano un senso di controllo ai ragazzi ma, proprio, di inclusione.

I professori ricordano che una volta entrati all’interno del carcere avrebbero dovuto lasciare fuori, oltre agli effetti personali e ai dispositivi elettronici, qualsiasi tipo di pregiudizio nei confronti dei partecipanti al progetto.

“La vita è fatta di innumerevoli cose, purtroppo anche di sbagli, i quali molto spesso sono il frutto di situazioni di degrado e di condizioni sociali difficili. Non si sapeva che colpe avessero i ragazzi” – ricorda il professore F. Marino. “Sono stati presentati come persone e non come numeri. Ricordo, in particolar modo, gli occhi di un ragazzo che ha partecipato creando cartelloni che poco avevano di artistico, ma moltissimo di valore umano”.

I docenti coinvolti si sono proposti di esprimere l’idea di inclusione attraverso due corde, una nera e una bianca, di cui la prima allude al dentro, che è privazione della libertà, mentre la seconda è il fuori, ovvero la libertà da raggiungere.

Il percorso delle due corde era lineare e, oltre al valore simbolico, serviva a collegare tutte le varie opere della mostra. Il tragitto iniziava dall’area comune, proseguiva passando per alcune celle per poi ritornare al punto di partenza. Qui le due corde, non più intrecciate, si separavano seguendo due itinerari diversi a voler simboleggiare che, una volta sciolti i nodi – gli ostacoli – si può nuovamente giungere alla libertà.

I ragazzi vivevano situazioni diverse: chi, per esempio, sarebbe uscito entro due mesi e chi, invece, sapeva che entro due mesi sarebbe stato trasferito per il raggiungimento della maggiore età. Questi differenti stati d’animo trasparivano inevitabilmente nelle loro opere, nonostante i professori li guidassero passo per passo nella realizzazione di sculture o tele.

Tutti i docenti, comunque, concordano nel definire questa esperienza come un momento di arricchimento personale che ha loro molto insegnato, pur presenti lì nelle vesti di insegnanti.

L’arte ha un linguaggio universale che coinvolge tutti. Non è necessario conoscere le tecniche specifiche perché è l’arte stessa comunicazione.

Attraverso questa attività, nata come progetto scolastico, i docenti e i ragazzi dentro hanno sperimentato empatia e collaborazione. E, nel momento in cui si sono avvicinati all’arte hanno, inoltre, trovato un modo per evadere dalla loro condizione mentale, perché l’arte può anche riempirti di libertà pure fra le sbarre.

Gioela Amato, Alessia Amoroso, Chiara Basile, Valeria Conti, Sofia Cunsolo, Gisella Giunta, Giacomo Giunta, Carmelo Indelicato, Chiara Lo Faro, Milena Mazzaglia, Betsy Maenza, Marika Santangelo, Irene Spampinato

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