Novità e sorprese non mancheranno neanche in questo 402esimo Festino di Santa Rosalia, presentato presso il palazzo Arcivescovile di Palermo. “Una vita per la città” è lo slogan scelto per questa edizione del Festino, incentrato sull’idea di sviluppare un racconto – pensato dal direttore artistico Luca Pintacuda di Odd Agency – legato alla comunità cittadina ma proiettato verso una dimensione che sia universale.
Nella cultura della convivenza uno dei principali fili conduttori che si ritroverà nelle architetture, nel disegno dei costumi e nei momenti di spettacolo che animeranno il racconto all’interno delle celebrazioni.
Il programma del Festino
I tradizionali cinque step lungo il percorso sull’antico Cassaro (Palazzo Reale, Cattedrale, Quattro Canti, Porta Felice, Foro Italico) diventano, ognuno, narrazione e coesione di elementi diversi, arti visive, musica, danza, teatro, ma anche artigianato, tecnica, costumi, progettazione e produzione culturale. Tutto sotto lo sguardo affettuoso di una patrona che la città riconosce in tutti i suoi livelli sociali: ci sono riti e tradizioni che non si spengono, ma Palermo riesce a coniugarli e farli dialogare con un linguaggio e tecnologie di ultimissima generazione.
Il calendario promosso dall’Assessorato accompagnerà Palermo fino a settembre, attraversando centro storico e quartieri: un percorso diffuso, capace di coinvolgere comunità e generazioni diverse.
Il percorso
Palazzo dei Normanni (con Dario Aita)
La prima tappa del Festino prende forma attraverso un videomapping monumentale su Palazzo Reale, narrato da Dario Aita. Il racconto–testi di Fabrizio Pedone-mette in scena la capacità di Palermo di trasformare il trauma in bellezza condivisa. L’arrivo. La violenza delle battaglie. Poi l’incontro tra popoli, lingue e tradizioni da cui nasce una delle civiltà più straordinarie del Mediterraneo. La voce di Dario Aita e il videomapping guidano il pubblico in un racconto immersivo in cui suggestioni arabe, bizantine e normanne si fondono fino a trasformare la conquista in convivenza, il conflitto in identità, il trauma in bellezza condivisa. E nella migliore tradizione delle grandi cerimonie internazionali, il Festino si aprirà con uncammeo ironico e sorprendente, capace di spiazzare e conquistare il pubblico.
La Cattedrale
La seconda tappa sul sagrato della Cattedrale è divisa in tre atti distinti—La Peste, La Fede, Il Rito—che costruiscono un unico percorso emotivo e simbolico. La scena si sviluppa come un linguaggio composito, danza, recitazione, canto, e la musica orchestrale di Batèria Siciliana, si intrecciano in una drammaturgia continua, sostenuta da un forte impatto scenotecnico. Dal buio della peste, attraversando la scoperta di Santa Rosalia, fino alla dimensione corale del Festino, il racconto mette in scena lo stesso movimento trasformativo: dal dolore individuale e collettivo alla nascita di un simbolo che unisce, capace ancora oggi di farsi rito condiviso e identità viva della città.
Al centro del sagrato, un palco circolare a gradoni costruito attorno alla statua di Santa Rosalia, richiama gli altari votivi che per secoli i palermitani hanno eretto in onore della Santuzza. La Cattedrale normanna offre la quinta scenica: centinaia di luci dinamiche ne trasformano la facciata e gli interni atto per atto, ridisegnando lo spazio sacro a ogni cambio di scena.
ATTO I | La PesteIl buio.
La città è devastata dal contagio. Corpi che si trascinano, mascheroni sui gradoni, medici della peste che attraversano la scena. Il dolore collettivo prende forma in maniera quasi fisica, coreografica, viscerale. È l’inizio: dalla devastazione nascerà il miracolo.
ATTO II | La Fede (con Giusy Buscemi)
La scena si trasforma. Dal buio della peste emerge una luce ambra, divina. La Fede appare al centro del palco circolare, ammantata di bianco: è una figura solitaria, ascetica, sacra, recita sul canto del coro. La controluce crea un’aureola naturale. La città respira.
ATTO III |Il Rito (con Ester Pantano)
L’esplosione corale. La città intera sale sul palco. Orchestra, danzatori, coro e Ester Pantano guidano la scena verso la catarsi collettiva. La luce passa dal rosa al magenta, calda e trionfante. I beam e i laser beam tagliano il cielo. Il dolore è diventato bellezza.
Quattro Canti
La tappa dei Quattro Canti porta il racconto nel presente, mettendo al centro l’eredità viva della stagione normanna e di Santa Rosalia nella Palermo di oggi. Protagonisti del dialogo sono Dario Aita, Ester Pantano e Giusy Buscemi –il disegno dei costumi lavora per sottrazione: il bianco essenziale di lei, il blu notte di lui-che escono dai rispettivi personaggi che hanno incarnato nelle tappe precedenti e tornano se stessi, cittadini di Palermo nel presente.
È uno dei momenti più spettacolari del Festino, di certo il più atteso dal pubblico: il videomapping sui Quattro Canti si accorda alla recitazione, amplificando parole e visioni, mentre il carro diventa fulcro scenico e spazio dell’azione, presenza viva e simbolica attorno a cui si costruisce il racconto. Una tappa che non guarda più indietro, ma dentro il presente: dove l’eredità si fa responsabilità, e la memoria continua a generare futuro. Il sindaco sale sul Carro e lancia il suo augurio simbolico, “Viva Palermo, viva Santa Rosalia”.
Sulle quattro facciate dei Canti, un filo continuo di LED riporta agli apparati effimeri del Seicento. Il videomapping abita i prospetti barocchi e li trasforma in racconto visivo, mentre i beam tagliano il cielo. Luci e cannoni di coriandoli: tre minuti in cui la geometria del passato diventa esplosione del presente.
Porta Felice
Ancor più quest’anno il passaggio del Carro diventa un momento corale che si espande fra lo spazio urbano e il cielo. Nel punto culminante, uno sciame di droni(a cura di Drone Show Italy) si solleva e compone nel buio figure luminose: parole e simboli che appartengono alla città—“W Palermo e Santa Rosaliaˮ, segni iconici legati alla Santa—tracciando una scrittura effimera e condivisa. Luci e musica accompagnano la composizione, sincronizzandosi con il movimento del carro, che resta il cuore dell’azione scenica. Terra e cielo si rispondono: sotto, il rito; sopra,la sua eco luminosa. Un’immagine contemporanea e spettacolare, in cui la tradizione si apre al linguaggio del presente, trasformando il passaggio in una dichiarazione collettiva di identità e appartenenza
Foro Italico e la chiusura con i fuochi d’artificio
Quarantacinque minuti di giochi pirotecnici sul mare chiuderanno il Festino. A cura di La Rosa International Firework
Lagalla: “Festino persegue l’obiettivo dell’inclusione del superamento delle disuguaglianze”
“Un festino – parola del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – improntato su una nuova creatività artistica e che ancor più degli altri guarda a una pluralità di eventi sparsi su tutta la città, perseguendo l’obiettivo dell’amministrazione dell’inclusione e del superamento delle disuguaglianze. Deve essere la festa dei palermitani, certamente numerosi, ma anche dei turisti rispetto ai quali registriamo un aumento, grazie a un’importante opera di campagna promozionale che ha reso il Festino un brand internazionale”.
Un messaggio complessivo di speranza nella trasformazione del dramma nella cultura della convivenza, espresso dal bio-carro realizzato dall’architetto Mario Cucinella e sopra il quale la statua raffigurante Santa Rosalia – alta due metri, realizzata da Filippo Sapienza – sarà avvolta da trecento farfalle luminose, stringendo in mano una croce realizzata con il legno recuperato dalle barche dei migranti e un ramo d’ulivo, simbolo della pace.
Lorefice: “Rosalia vuole che si recuperi il senso comunitario”
“Questo nostro 402^ Festino è un Festino per la città”, ha detto l’Arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Necessario per lui “veicolare un messaggio umano e culturale, che sia fecondo alla città. Noi tutti – prosegue l’Arcivescovo – dobbiamo avere coscienza del potenziale di bellezza della nostra città, ma per non depauperare tanta ricchezza dobbiamo apprendere l’arte della cura sapiente e lungimirante. Che questo Festino – conclude Lorefice – non alieni, ma chieda un impegno gioioso per il destino comune della nostra amata e ancora martoriata Palermo”.
“Credo che abbia ancora molto da dirci Santa Rosalia, per la nostra città – prosegue Lorefice -, alla quale lei è molto legata. Dobbiamo essere capaci di accogliere il suo messaggio, ossia recuperare un senso comunitario della vita, perché possiamo avere una rinascita. Voglio sottolineare che ci sia bisogno di una rinascita dell’interiorità e della coscienza – prosegue Lorefice -, perché noi possiamo contribuire alla rinascita di Palermo, a maggior ragione in tempi così complessi. Oggi il messaggio di Rosalia può aiutarci, si tratta di un momento di festa che ci faccia però recuperare motivazioni più profonde, riconsegnando una città che abbia un nuovo senso di corresponsabilità”.
Il Festino di Santa Rosalia si accende anche sul mare
Il cuore del Festino di Santa Rosalia si accende anche sul mare. Il 13 e 14 luglio, a partire dalle ore 21.00, il prospetto fronte mare del Loggiato di San Bartolomeo ospiterà “Rosaliae Imago”. Si tratta di un intervento di projection mapping architettonico immersivo ideato dall’artista Dario Denso Andriolo e realizzato per il 402° Festino di Santa Rosalia.
Promosso dal Comune di Palermo in collaborazione con la Fondazione Sant’Elia e la Città Metropolitana di Palermo, il progetto trasformerà la facciata del Loggiato in una grande tela luminosa dedicata alla memoria della Palermo normanna e della Santa Patrona.
Attraverso affreschi digitali di luce, mosaici medievali, decorazioni, simboli bizantini e arabi emergeranno dall’architettura del monumento, dando vita a un racconto immersivo che intreccia patrimonio storico, arte contemporanea e innovazione tecnologica. Un percorso visivo pensato per restituire, in chiave poetica, l’identità multiculturale e stratificata della città.
L’installazione sarà fruibile gratuitamente nelle serate del 13 e 14 luglio, inserendosi nel programma delle celebrazioni del Festino.
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