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Unict accoglie gli studenti di Boston. Imprese siciliane “oggetto di studio”

Unict accoglie gli studenti di Boston. Imprese siciliane “oggetto di studio”
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CATANIA

L’Università etnea e l’Ateneo statunitense si incontrano per la tredicesima edizione di Sicily dialog of civilization. D’Allura: “Nell’Isola opportunità reali”

CATANIA – Il capoluogo etneo si conferma laboratorio internazionale di innovazione, impresa e formazione. Fino al 10 giugno l’Università di Catania, infatti, ospita gli studenti della Northeastern University di Boston per la tredicesima edizione del progetto “Sicily dialog of civilizations: itinerary entrepreneurship and global consulting in Italy”, con un programma dedicato allo studio del territorio, alle analisi imprenditoriali e all’esame dell’ecosistema locale.

Imprese siciliane e internazionalizzazione al centro del progetto

L’iniziativa coinvolge il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania e la School of Business and Management della Northeastern University, alternando lezioni, workshop e visite aziendali tra Catania e diverse aree della Sicilia: Caltagirone, Riesi, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Messina, Siracusa, Taormina, l’Etna e le Eolie. Una delle novità di quest’anno è lo svolgimento, per la prima volta, di una settimana di didattica in presenza direttamente a Catania, attività che nelle edizioni precedenti si è svolta a Boston. A raccontare il senso dell’iniziativa è Giorgia D’Allura, responsabile scientifica e coordinatrice locale dell’iniziativa.

Professoressa D’Allura, il progetto è arrivato alla tredicesima edizione. Quali risultati avete osservato nel tempo?
“Più che di risultati misurabili, parlerei di un’esperienza formativa che continua a crescere. Quando abbiamo iniziato era quasi un esperimento: Northeastern University ha standard molto elevati e un approccio didattico diverso dal nostro. Il fatto che continuino a sceglierci da tredici anni consecutivi dimostra che riusciamo a offrire agli studenti momenti importanti di riflessione e formazione. Per il territorio è stata anche un’occasione per raccontare il nostro modo di fare impresa. In questi anni abbiamo coinvolto decine di aziende siciliane, sempre diverse, tutte selezionate per capacità di innovazione, apertura internazionale e competenze interne in grado di interfacciarsi con l’università. Nelle nostre imprese c’è un livello di competenza molto più alto di quanto spesso si pensi”.

Nel progetto si parla molto di innovazione e internazionalizzazione. La Sicilia è davvero capace di attrarre investimenti e giovani talenti?
“Assolutamente sì. Gli studenti americani restano colpiti dal modo in cui i nostri imprenditori presentano le loro attività e li accolgono nelle loro aziende. Per loro conoscere culture imprenditoriali differenti è un valore enorme. La Sicilia, inoltre, ha una storia e una capacità di resilienza che li affascina. Questo scambio è importante anche per i nostri studenti: li mettiamo a confronto con contesti internazionali, spesso in lingua inglese, e questo diventa uno stimolo fortissimo. Dobbiamo smettere di raccontarci solo come un territorio in difficoltà: qui c’è grande preparazione e opportunità reali”.

Lei definisce Catania il fulcro del progetto. Perché?
“Perché Catania presenta tantissimi settori. C’è l’high tech, il settore agroalimentare, le imprese del vino. Abbiamo studiato casi come Tomarchio e Mangimi Leone, aziende molto diverse ma accomunate da innovazione e sostenibilità. Poi ci sono luoghi come Isola Catania, che rappresentano il fermento delle startup. Catania è davvero una fucina di idee”.

Il progetto coinvolge diverse aree della Sicilia. Quanto è importante confrontarsi con modelli economici differenti?
“È fondamentale. Imprenditorialità significa vedere opportunità dove altri vedono problemi. Territori come Riesi o Caltanissetta, ad esempio, hanno affrontato criticità profonde, ma custodiscono esperienze imprenditoriali importanti. Ci sono storie di giovani che sono andati via e poi sono tornati investendo sul territorio. Oggi il tema non è solo evitare che i giovani partano, ma creare le condizioni perché possano tornare, portando con sé competenze, relazioni e capitale umano. È questa la vera sfida per il futuro della Sicilia”.

Il progetto della Northeastern University racconta dunque una Sicilia diversa dagli stereotipi: un territorio complesso, ma assolutamente capace di produrre innovazione e attrarre interesse internazionale.