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L’Università che varia, professore Cellini (Unict): “Dopo il Covid è cambiato l’approccio degli studenti”

L’Università che varia, professore Cellini (Unict): “Dopo il Covid è cambiato l’approccio degli studenti”
Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Unict

Le parole del direttore del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania, Roberto Cellini, al QdS

I tempi cambiano, la società corre e il mondo varia sempre di più mutando gli scenari politici, economici e internazionali. Anche l’Università cambia, tanti giovani vogliono costruire il loro futuro e ambiscono a realizzarsi. Su questi temi, ai microfoni del Quotidiano di Sicilia, è intervenuto il professore Roberto Cellini, direttore del Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università degli Studi di Catania.

Cellini (Università di Catania): “Il mondo è cambiato e anche gli studenti”

Rispetto alle facoltà di una volta, quali sono oggi le principali differenze nel ruolo e nelle funzioni di un Dipartimento universitario, sia dal punto di vista dell’offerta formativa sia del rapporto con il territorio?

“All’Università degli Studi di Catania i dipartimenti svolgono attività didattiche, scientifiche e di terza missione. Essi sono gli eredi delle facoltà. Naturalmente nel tempo è cambiata l’importanza delle diverse missioni. Quando esistevano le facoltà, più di 15 anni fa, non si parlava di terza missione. Viceversa, essa oggi è divenuta un’attività di crescente importanza. L’idea dei dipartimenti è quella che l’attività di ricerca deve essere strettamente connessa all’attività didattica, è la principale innovazione portata dalla riforma che ha abolito le facoltà. Nel Dipartimento di Economia e Impresa eroghiamo didattica, abbiamo tre corsi di laurea di primo livello e tre corsi di laurea magistrale, oltre ad attività di master e dottorato, che sono legate alle attività di ricerca. L’università ha la sua essenza nella mutua interrelazione tra attività didattica e di ricerca. Oggi si chiede ai dipartimenti che queste attività abbiano un chiaro riflesso nella terza missione, quindi con tutti i benefici che possono dare al territorio. Il nostro Dipartimento ha molti legami, in particolare con gli attori economici del territorio pubblici e privati”

Negli ultimi anni, come sono cambiati gli studenti che si iscrivono al Suo Dipartimento in termini di aspettative, interessi culturali e approccio allo studio rispetto alle generazioni precedenti?

“Il mondo è cambiato, ed è cambiata anche la nostra popolazione. Banalmente, ad esempio, fino ad una decina di anni fa eravamo una facoltà con una prevalenza di studenti uomini, oggi invece ci sono molte studentesse. Ovviamente è variato l’approccio degli studenti allo studio e in modo drammatico dopo l’esperienza del Covid-19. L’utilizzo degli strumenti telematici, per le attività di preparazione, è diventato chiaramente pervasivo. Questo è un problema perché ci impone di ripensare alle strategie didattiche. I docenti si lamentano spesso di questi cambiamenti, perché spesso con questi cambiamenti gli stessi studenti faticano a seguire le lezioni tradizionali che durano due ore. Avverto io stesso quando faccio lezione che ci sono problemi di concentrazione e di abilità a seguire una lezione ex cathedra molto più gravi ed evidenti degli anni precedenti. Ma oggi c’è anche un’agilità di utilizzare strumenti innovativi molto maggiore rispetto ad anni fa. Il motto che gli studenti passati siano migliori vale da sempre e da generazioni, ma questo è legato ai cambiamenti dei tempi”.

Attività pratica, dibattito e pensiero critico

In passato l’università era spesso percepita come un luogo più teorico: oggi quanto conta il collegamento con l’attualità, l’informazione e il dibattito pubblico nella formazione degli studenti del Suo Dipartimento?

“In teoria conta molto. Noi cerchiamo di farlo contare anche in pratica. Una lamentela che faccio da docente, spesso gli studenti non sono attenti e informati all’attualità come dovrebbero. Secondo me, per via dell’acquisizione delle informazioni che non è più sistematica come in passato, è chiaro che l’economia è un aspetto della società. Noi siamo scienze sociali, l’economia è una scienza sociale. Quello che accade nel locale e nel mondo è essenziale per capire che cosa si studia e quali sono le implicazioni di ciò che si studia. Tutti i docenti del nostro dipartimento fanno calorosi richiami all’importanza a leggere i quotidiani e ad essere informati per capire anche la stessa pluralità delle fonti. Noi formiamo cittadini, prima ancora che laureati”.

Quale ruolo può svolgere la lettura dei quotidiani, sia cartacei sia digitali, nello sviluppo del pensiero critico, della capacità di analisi e della consapevolezza civica degli studenti universitari, e in che modo questa abitudine può contribuire a formare le competenze culturali e informative indispensabili per i laureati di domani, riducendo il divario tra università e società?

“Svolgono un ruolo essenziale. Non ha senso studiare economia o contabilità se non si ha una precisa conoscenza di ciò che accade nel mondo. Davvero in tutti i nostri insegnamenti noi poniamo grande enfasi su questo tema. Invitiamo gli studenti a informarsi e a confrontare le diverse fonti anche per capire che l’informazione non è sempre univoca e che i fatti si prestano a interpretazioni molteplici e contrastanti. Bisogna districarsi nella pluralità delle vedute, degli approcci. Ciò è assolutamente essenziale per essere studenti maturi”.

Il Suo Dipartimento promuove o potrebbe promuovere iniziative (corsi, laboratori, convenzioni, attività culturali) che incentivino gli studenti a informarsi attraverso la stampa quotidiana e i media di qualità?

“Assolutamente sì. Abbiamo già diverse convenzioni con altre testate giornalistiche e i nostri studenti possono fare lo stage presso queste testate. È nostro interesse aumentare il numero di testate coinvolte in questo tipo di attività, oltre che a promuovere seminari professionalizzanti legati proprio all’informazione economica, che è un tema molto importante. Non sempre le testate attuali hanno competenze adeguate per raccontare in modo corretto e agevole verso l’uditorio dei fenomeni economici e ciò che ci sta dietro. Auspico davvero di continuare le relazioni che abbiamo e di attivarne di nuove e potenziare quelle in essere per fare in modo che il Dipartimento di Economia e Impresa svolga un ruolo anche per chi deve fare informazione economica.”

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