Nelle Università si formano i giovani che diventeranno classe dirigente. Nelle stesse confluiscono coloro i quali hanno conseguito la maturità nelle diverse branche scolastiche. La domanda che sorge è: la maturità fornisce a studentesse e studenti, che l’hanno conseguita, sufficienti cognizioni e capacità per andare subito a lavorare o proseguire gli studi nelle Università? Dai programmi che vengono svolti non sembra che quest’obiettivo sia perseguito perché al centro dell’insegnamento non si mette la questione di metodo, cioè quell’insieme di regole che devono formare i comportamenti mentali degli individui. Infatti, se fermiamo dei giovani dopo che hanno appreso con soddisfazione di avere raggiunto il sospirato voto di cento centesimi o uno inferiore, e chiediamo loro come risolvere un determinato problema, questi resteranno abbastanza sorpresi e incapaci di dare una risposta, proprio perché hanno accumulato conoscenze teoriche, ma non competenze. La scuola italiana non si è mai posta il problema di insegnare il metodo, ripetiamo, che è il cuore del modo di funzionare delle persone per affrontare le difficoltà che si incontrano giorno per giorno.
Dalle conoscenze alle competenze: il nodo delle Università
Torniamo alle Università. Neanche in questo ambiente qualificato, con molti docenti di grande valore, si pone la questione di metodo, cioé come fare per risolvere i problemi. Si insegnano conoscenze, conoscenze e conoscenze; fatti accaduti e loro valutazioni; ma non si prospettano le metodiche necessarie ad affrontare le difficoltà e a trovarvi soluzioni. In altri termini, non si insegnano alle ragazze e ai ragazzi le competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro, che richiede sempre di più maggiori, migliori e approfondite competenze. Ripetiamo, competenze. è infatti del tutto inutile il sapere delle cose, degli eventi, se non si ha la forma mentis per trovarvi soluzioni, soluzioni e soluzioni. Scusate la ripetizione di queste parole, ma – come abbiamo scritto più volte – professioniste e professionisti valgono per i risultati, che misurano il merito. Il mondo va avanti e progredisce perché vi sono persone che conseguono risultati in diversi settori.
Il ritardo culturale e il rischio per il Paese
La questione che vi proponiamo non è di lana caprina, ma è di fondo, sol ché non è diffusa. Con la conseguenza che molti continuano a pestare l’acqua nel mortaio, in un’inconcludenza che non risolve i problemi perché non si conosce il metodo necessario per affrontarli.
Ribadiamo da decenni questi concetti e confermiamo quello che abbiamo più volte scritto, cioé la necessità che le Università cambino il modo di effettuare il loro lavoro.
L’argomento ci è stato confermato dalla precedente presidente della Crui (Conferenza dei rettori delle Università italiane), Giovanna Iannantuoni – venuta al nostro forum pubblicato il 17 settembre 2025. La presidente concordava pienamente su queste argomentazioni. Tuttavia, anche con una certa amarezza, precisava che trasformare il modo di insegnare, per passare dalle conoscenze alle competenze, è un processo molto difficile e lungo.
Tutto questo, però, fa arretrare la capacità del nostro Paese di essere all’avanguardia nella ricerca e nell’innovazione in un mondo in cui l’Intelligenza artificiale viene sempre di più adoperata.
Intelligenza artificiale e competenze: uno strumento, non un fine
Ma essa viene meglio adoperata se chi lo fa ha le necessarie competenze (non solo conoscenze) perché è uno strumento molto delicato, che va usato con accortezza e puntualità, senza strafare – anche per il suo enorme impatto ambientale – e senza pensare che esso rappresenti la soluzione di tutti i problemi.
Dobbiamo ricordarci che l’Ia è strumento e non occupa una posizione di leadership cui devono sottostare gli umani. Chi pensasse questo, sarebbe al di fuori della realtà.
Non sappiamo se le Università avranno la capacità di trasformare il loro modo di insegnare, ripetiamo, dal fornire conoscenze al fornire competenze, ma sappiamo che la questione è fondamentale per fare progredire il Paese e i suoi cittadini. Ovviamente ci auguriamo che questo cambi di mentalità e modus operandi avvengano presto, perché più tempo si perde e più si arretra nel terreno fondamentale della competizione.

