Una carriera poliedrica fatta di scelte coraggiose e ruoli mai scontati. Dal cinema alla fiction, dal piccolo schermo alle passerelle, il suo percorso racconta la storia di una donna capace di reinventarsi senza perdere autenticità, trasformando ogni apparizione in un segno distintivo di stile, talento e carattere. Con protagonista Primo Reggiani, Jane Alexander porta in scena ‘Uno, nessuno, centomila’, dal romanzo di Luigi Pirandello, adattamento e regia di Nicasio Anzelmo. Lo spettacolo verrà rappresentato il 19 e 20 febbraio 2026 al Teatro Ambasciatori di Catania.
Jane Alexander, l’intervista al Quotidiano di Sicilia
“La Sicilia è meravigliosa, ho un legame fortissimo con quest’isola. Quando Damiano (il figlio, ndr) era piccolissimo, andammo a trovare suo padre su un set di produzione a Catania e serbo un ricordo pazzesco di quel periodo. Palermo, invece, su tutte, è la città in cui mi piacerebbe vivere”. Esordisce così l’attrice ai microfoni del Quotidiano di Sicilia, presentando l’opera che andrà in scena il prossimo 19 e 20 febbraio all’Ambasciatori.
In cosa questo allestimento si distingue dalle versioni più tradizionali?
“Di solito, viene rappresentato come monologo e stavolta, invece, si vedono parlare anche gli altri personaggi. Risulta un’esperienza più avvolgente e coinvolgente”.
Si mette alla prova con un classico del Novecento. Cosa l’ha convinta a salire sul palcoscenico e a confrontarsi con un testo così vertiginoso?
“Probabilmente la follia. Volevo mettermi alla prova, fare qualcosa di molto diverso rispetto agli altri ruoli interpretati”.
Superlativa nella sua Annarosa: un po’ svampita, un po’ pazza, sulle righe. Con la pistola nella borsetta.
“È tragicamente umana, come la maggior parte dei personaggi che descrive Pirandello. Una persona con dei problemi, come noi tutti. Una donna che non riesce ad affrontare quello che Vitangelo le dice: non capisce e non vuole capire. In fondo, siamo tutti un po’ Annarosa”.
In cosa le somiglia?
“Nell’ingenuità, credo. Tendo ad esserlo fin troppo. Nonostante i miei cinquantatré anni, avrei dovuto già imparare da tempo, e invece niente”.
Pirandello ci costringe a chiederci chi siamo davvero. Lei, da attrice e da donna, se lo chiede ancora? E il teatro l’ha aiutata a trovare qualche risposta?
“Mi chiedo ogni giorno che cosa voglia veramente dalla vita, se stia facendo quello che avrei voluto oppure se mi trovi in una specie di loop andando avanti per inerzia. Ogni sacrosanto giorno mi faccio queste domande e devo ammettere che, solo quando sono sul palco, sento di dirmi: ‘Va tutto bene. Sì, sono felice’. Non so se il teatro mi abbia dato delle risposte, ma sicuramente ho trovato serenità, fierezza, gioia”.
Quanto è stato liberatorio – o magari spiazzante – esporsi senza filtri, mostrando anche le contraddizioni, le paure, le cadute, come accade nel suo libro ‘Jane’?
“È stato complicato, sia scrivere il libro che fare teatro, proprio perché ti metti a nudo. E non è facile mettersi a nudo. Ma è più difficile ancora accettare le critiche per ciò che hai fatto. Specialmente con il libro, perché magari una pensa: ‘Sono stata onesta con te e tu lo sari con me’. Invece, dall’altra parte, a volte, non c’è alcuna gentilezza né dolcezza. Non chiedo di non criticarmi, ma di essere garbati mentre lo si fa”.
Quindi, ha più paura del giudizio che di recitare sul palco o davanti a una macchina da presa?
“No, non ho mai detto questo! Recitare sul palco per me è sempre terrorizzante. Terrorizzante e meraviglioso allo stesso tempo. Una sensazione strana, bella, figa”.
Le piace la donna che vede allo specchio?
“Sì. Forse sono un po’ troppo magra adesso, però sì. Sono contenta della donna che sono e non cambierei niente”.
È soddisfatta di quello che ha ottenuto?
“Sì e no. Ho fatto delle cose di cui vado molto fiera, ma forse avrei potuto fare di meglio. La verità è che, non essendo una persona ambiziosa, non mi sono spinta abbastanza. Sembro forte e dura, e – quando mi ci metto – lo sono anche. Però tendenzialmente sono una timida. E questo mi ha penalizzato”.
Dopo aver detto così tanto, cosa resta ancora nascosto? E, soprattutto, qualcuno è riuscito a trovare ‘Il punto J’?
“Avrei ancora così tanto da raccontare, che aspetteremo di leggere la versione ‘Jane 2.0. Tutto quello che non mi è stato permesso di raccontarvi la prima volta’. Quanto al ‘punto J’, lo sto ancora cercando. Però, quando lo trovo, magari ve lo indico”.
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