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Unrae: auto ricaricabili al 12,8% nel 2025, Italia resta indietro

Unrae: auto ricaricabili al 12,8% nel 2025, Italia resta indietro

Mercato -2,1%, parco a 46,5 mln. Cardinali: usare 14 mld Ue

Milano, 18 giu. (askanews) – Transizione energetica ancora in ritardo, mercato auto in calo e parco circolante sempre più anziano. È la fotografia del 2025 dell’automotive italiano che emerge dalla 29esima Sintesi Statistica Unrae, secondo cui le vetture ricaricabili, elettriche pure e ibride plug-in, si sono fermate in Italia al 12,8% delle immatricolazioni, contro una media del 31,2% negli altri 30 Paesi europei.

Il mercato italiano delle auto nuove ha chiuso il 2025 a 1,526 milioni di unità, in calo del 2,1% sul 2024 e ancora del 20,4% sotto i livelli del 2019. Nello stesso periodo l’Europa a 31, Ue più Regno Unito ed Efta, è cresciuta del 2,4% a 13,27 milioni di vetture. L’Italia pesa così l’11,5% del mercato europeo, ma resta fanalino di coda tra i maggiori Paesi per diffusione delle auto a zero o bassissime emissioni.

Nel dettaglio, la quota delle elettriche pure è salita al 6,2%, sostenuta dagli incentivi Mase concentrati negli ultimi due mesi dell’anno, mentre le plug-in hanno raggiunto il 6,6%. La Spagna è al 19,6%, il Regno Unito al 34,5%, la Germania al 30% e la Francia al 26,7%. Le emissioni medie di CO2 delle nuove immatricolazioni si sono ridotte del 6%, a 112 grammi per chilometro, avvicinandosi alla media Ue 2024 di 107,8 grammi.

“Anche nel 2025 il decollo della transizione energetica in Italia è stato rinviato all’anno prossimo”, afferma Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae. Gli incentivi Mase, aggiunge, “quasi 600 milioni del Pnrr sottratti alle infrastrutture di ricarica pubbliche, hanno generato il consueto effetto attesa” e poi quote di picco solo a fine anno. Nel 2026, sottolinea, “l’Italia è l’unico grande mercato senza incentivi ai privati”, mentre resta ferma la revisione green della fiscalità aziendale.

Secondo Cardinali, la flessibilità dello 0,3% sui vincoli di bilancio concessa dalla Commissione Ue per le misure di sostegno energetico vale per l’Italia un “tesoretto da 14 miliardi di euro” che potrebbe finanziare la defiscalizzazione della transizione energetica delle flotte aziendali.

Tra le altre alimentazioni, nel 2025 le auto ibride sono salite al 44% del mercato, le benzina sono scese al 24,4%, le diesel hanno perso altri 4,1 punti al 9,7% e il Gpl è rimasto stabile al 9,2%. I privati hanno rallentato a 826mila immatricolazioni, pari al 54,2% del mercato, mentre il noleggio a lungo termine è tornato a crescere al 22,6% con 345mila unità. Crossover e fuoristrada restano dominanti, con il 62,2% delle immatricolazioni.

Resta debole anche il quadro infrastrutturale. L’Italia ha superato i 76mila punti di ricarica pubblici al 31 marzo 2026, di cui il 22% con potenza pari o superiore a 50 kW, ma con 15,5 punti ogni 100 chilometri di strade resta al 16esimo posto in Europa, lontano dalla media di 22,1.

Gli altri comparti non brillano. I veicoli commerciali leggeri hanno chiuso il 2025 in calo del 4,9% a 189mila unità, con gli elettrici puri in crescita al 4,4% ma diesel ancora all’80%. I mezzi pesanti sono scesi del 2,5% a 27.800 unità, mentre rimorchi e semirimorchi hanno invertito il trend negativo con un +14,6% a 15.400 unità. Gli autobus, dopo i picchi del 2024 legati ai fondi Pnrr, sono arretrati del 19% a circa 4mila unità.

La Sintesi Statistica fotografa anche un parco circolante di circa 46,5 milioni di autoveicoli a fine 2025: oltre 41 milioni di autovetture con età media di 13 anni, 4,6 milioni di veicoli commerciali leggeri con età media di 15,2 anni, 765mila veicoli industriali con età media di 14,5 anni e 64mila autobus con età media di 10,8 anni. Nel solo comparto auto il 20,6% del parco è ante Euro 4.

Sul piano internazionale, secondo i dati Acea e S&P richiamati da Unrae, nel 2025 sono state immatricolate nel mondo 77,5 milioni di autovetture: metà in Asia, il 21% in Europa, il 20% nel mercato Nafta e il 4,3% in Centro e Sud America. Per l’associazione, le difficoltà dell’industria europea si confrontano con la spinta dei costruttori cinesi e con un quadro regolatorio ancora incerto tra revisione delle emissioni, dossier Clean Corporate Vehicles e Industrial Accelerator Act con clausola Made in Europe.