Quando Trump decise di attaccare l’Iran bombardando i centri di produzione di uranio, quelli di produzione di energia e altri gangli vitali, non consultò né la Nato né l’Unione europea. Di fatto, egli si sente superiore a questi ultimi e quindi, a suo avviso, non ha bisogno di consultazioni per prendere decisioni.
Non solo, ma per far vedere la superiorità degli Usa sul resto del mondo occidentale, ha dichiarato che vuole uscire dalla stessa Nato. Riteniamo che si tratti di una mossa negli scacchi mondiali, ma se avesse un minimo di concretezza, significherebbe svuotare l’Alleanza di difesa occidentale forse dell’ottanta per cento e quindi non avrebbe più ragion d’esistere. Ciò perché tutti gli altri membri non hanno mai avuto voce in capitolo nella conduzione delle forze armate, né nella preparazione degli armamenti, che in questi ultimi decenni sono diventati enormemente sofisticati in quanto controllati da sistemi digitali e da software, più che dai militari.
Trump ci ha purtroppo abituato alle sue boutades. Per esempio, diceva che la guerra russo-ucraina stava per finire, comunicando più volte delle date, ma così non è stato, con la conseguenza che ormai se n’è totalmente disinteressato, favorendo con ciò Putin.
Stretto di Hormuz e crisi energetica: l’Europa in ginocchio
Ma la partita più grossa che il tycoon sta attualmente giocando è l’indebolimento economico dell’Europa, che di fatto, con la chiusura dello stretto di Hormuz a opera dell’Iran, è in ginocchio. Magari non nell’immediato, ma gli effetti ormai sono in agguato e si presenteranno fra non molti mesi, il che non è assolutamente auspicabile.
È un peccato che l’Unione europea, con un Pil quattro volte superiore a quello della Russia, non sia in una condizione di autosufficienza per tutti quei versanti più volte elencati in queste note, come quello energetico; ciò per la dabbenaggine dei propri governanti, che hanno sempre tirato il lenzuolo dal proprio lato, dimenticando che la vera forza dell’Unione europea sarebbe stata e sarebbe quella di diventare gli Stati Uniti d’Europa.
La situazione non viene ancora rappresentata dall’informazione in maniera adeguata, pur essendo molto grave sotto il profilo economico e sociale.
Non si tratta soltanto della volatilità, tendenzialmente al rialzo, dei prezzi di petrolio e gas; non solo vi è una questione di sommovimento delle Borse, che ovviamente sono molto sensibili all’andamento del polo energetico e delle sue azioni; ma e soprattutto di tutto ciò ne risente l’economia, la quale subisce le conseguenze di un forte aumento dell’energia, di uno scombussolamento finanziario e, in generale, di una situazione di estrema difficoltà del sistema industriale e manifatturiero, che risente dell’andamento dei prezzi, anche di quelli energetici, ma non solo.
PIL Usa vs Europa, e la Cina che avanza: il nuovo equilibrio mondiale
I dati del Pil in questo quadro sono evidenti: da un canto, gli Usa hanno programmato un aumento fra il 2 e il 2,5 per cento per il 2026; dall’altro, l’Unione europea ha programmato un aumento dell’1 per cento per lo stesso anno. Già questa è un’enorme differenza, anche in valore assoluto, tenuto conto che il Pil degli Usa è quasi il doppio di quello dei Ventisette Stati.
In questo quadro, la Cina se la gode perché non spende soldi per guerre e armamenti, ma investe tutti i suoi profitti nelle attività produttive e soprattutto nella formazione della sua popolazione, la quale sta diventando sempre più competente e competitiva a livello mondiale.
Come scritto più volte, il Pil programmato dalla Cina prevede un incremento del 5 o 6 per cento l’anno. Il Paese asiatico, tra l’altro, ha dichiarato un surplus record di 1.200 miliardi, facendo diventare sostanzialmente inefficaci i dazi che Trump ha messo sull’importazione di prodotti e servizi cinesi. Non si tratta, quindi, solo di una questione economica.
In quel Paese, autocrate e senza democrazia, le cose vanno molto bene, rispetto all’Europa, dal punto di vista economico, ove vi è una falsa democrazia in quanto essa è ammalata per l’assenza di partecipazione dei cittadini. Serve curarla, povera Democrazia!

