ROMA – Cos’è plausibile attendersi alla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, su cui Bruxelles farà calare il sipario quest’estate, emerge tra le righe della relazione della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento dei progetti. Il documento, di recente pubblicazione, è stato deliberato dalla Sezione delle autonomie, e riguarda il livello di attuazione raggiunto dagli Enti territoriali al 28 agosto 2025. A circa un anno, insomma, dalla fine del più importante ciclo d’investimenti europei conosciuto finora.
Quanto rilevato dalla magistratura contabile, porta gli stessi giudici a definire il quadro dell’attuazione dei progetti del Pnrr, se non emergenziale, “strutturalmente critico”. A spadroneggiare, molte volte, sono le carenze della Pubblica amministrazione, tra ritardi nel monitoraggio degli interventi, difficoltà nel progettare e affidare le opere e – fatto forse ancor più grave – disallineamenti tra i cronoprogrammi formali e il reale stato di avanzamento. Criticità che, si legge, generano “rischi potenziali per il rispetto delle scadenze europee”, soprattutto nella fase finale di attuazione del Piano.
Attuazione del Pnrr: il quadro nazionale tra enti locali e sanità
I finanziamenti del Pnrr in mano agli Enti territoriali italiani (protagonisti del report) ammontano a circa 47,5 miliardi di euro. Con queste risorse, alla data del monitoraggio, risultano pagamenti complessivi per 15,1 miliardi, pari al 32% della dotazione finanziaria. Trend in linea anche rispetto al piano costi (58,6 miliardi): in quest’ambito, con le scadenze imposte dall’Ue sempre più vicine, i dati rilevati dalla Corte dei Conti indicano che è stato realizzato solo un terzo dei progetti finanziati, per un valore corrispondente a 19,3 miliardi (il 33%).
Riguardo alle performance dei diversi livelli territoriali, non si riscontrano molte novità: come già emerso in precedenti report, è nei Comuni che le risorse si spendono più rapidamente, con pagamenti per 8,15 miliardi su un plafond di 24,52 miliardi (il 33,4% dell’importo finanziato dal Pnrr). Da un punto di vista di avanzamento in percentuale, però, la medaglia d’oro va alle Province (41,3%).
Al secondo posto per importo speso, ci sono Regioni e Province autonome (5,3 miliardi circa). Molto male, invece, gli enti del Servizio sanitario nazionale, con appena 8,4 milioni spesi e un avanzamento del 3,1% sul plafond del Pnrr. Si conferma dunque l’inceppamento dei progetti nel reparto Salute, che in passato era stato rilevato anche da Svimez.
Opere pubbliche e Pnrr: ritardi e difficoltà attuative
Quanto, invece, alla qualità degli interventi realizzati, il “verdetto” della Corte dei Conti è chiaro: scarseggiano le opere pubbliche. L’avanzamento dei progetti legati a questo comparto (che tra l’altro assorbe la quota maggiore di risorse, circa il 68%) è indietro rispetto ad altri settori. Per i lavori pubblici legati al Pnrr, alla data del monitoraggio, risulta un avanzamento al 30%, contro il 37,8% dei servizi, il 41% per la concessione di contributi, e il 44,9% per l’acquisto di beni.
Anche in questo caso, si riconferma il trend già rilevato da Svimez a fine 2024, indicativo delle “difficoltà attuative” nella realizzazione delle opere pubbliche. Più semplice, per gli Enti pubblici segnati da grossi deficit amministrativi, è stato infatti affidare ai privati la messa a frutto dei finanziamenti: come rilevava Svimez, “la riprogrammazione del Pnrr di fine dicembre 2023 ha previsto un dirottamento di risorse verso gli incentivi alle imprese”, di più immediata spendibilità rispetto agli investimenti pubblici. Una scelta i cui esiti emergono ora dalla relazione della Corte dei Conti.
Pnrr e Sicilia: la Corte dei Conti segnala criticità e asimmetrie
Un Pnrr che, alla fine dei giochi, rischia di essere stato sfruttato poco per le opere pubbliche e più per servizi e aiuti economici. Complici forse anche le carenze burocratiche delle Pubbliche amministrazioni. Fronte, quest’ultimo, sul quale la Corte dei Conti “bacchetta” la Sicilia. La macchina del Pnrr siciliano, oltre ai ritardi, ha un altro volto critico: quello della poca trasparenza. I giudici contabili richiamano espressamente l’Isola, segnando in rosso alcune criticità nella gestione regionale dei fondi del Pnrr tali da far sorgere la “necessità di un rafforzamento delle procedure interne”.
La fragilità del sistema di monitoraggio regionale e i ritardi nella sistemazione delle scritture stanno in cima alla lista delle inefficienze siciliane, secondo la relazione della Corte. Tempistiche non allineate tra accertamenti e riscossioni che “possono determinare residui attivi non immediatamente riscuotibili” e quindi non pienamente rappresentativi della dinamica finanziaria dell’intervento. E ancora, in Sicilia la Corte punta il dito contro “asimmetrie nella gestione dei fondi a rendicontazione”, che richiedono un costante coordinamento tra gli uffici competenti.
Proprio in chiusura il documento della Corte recita che “la Regione siciliana deve consolidare le proprie attività di controllo e coordinamento”, così da assicurare una gestione più omogenea, tempestiva e trasparente dei flussi finanziari legati al Pnrr. Un passaggio non da poco, tanto più che, come sottolineato nella relazione, la capacità di adattare le strutture amministrative e aggiornare i dati di monitoraggio costituisce un fattore decisivo per il conseguimento degli obiettivi entro le scadenze europee del 2026.
Sanità, Schifani: “Siamo sulla strada giusta”. Un centinaio di opere da finire in pochi mesi
PALERMO – Buona parte delle speranze di rilancio della sanità pubblica sono riposte nei progetti del Pnrr. Soprattutto in Sicilia, dove il comparto mostra delle criticità che rischiano di cronicizzarsi. Nervi scoperti su cui la Corte dei Conti si è di recente soffermata, dalle liste d’attesa bloccate al saldo di mobilità sanitaria che, nell’Isola, segna cifre in profondo rosso.
Si intravede una contraddizione: da una parte, la necessità di accelerare gli investimenti nella sanità per rientrare dai gap, dall’altra, la “bocciatura” degli enti del Ssn come i più lenti a realizzare i progetti. In mezzo, il presidente della Regione siciliana Renato Schifani e l’assessore alla Sanità Daniela Faraoni che non sono d’accordo con chi parla di ritardi e, anzi, hanno garantito che la spesa siciliana del Pnrr nell’ambito della salute è “sulla strada giusta”.
Case della comunità e Pnrr Salute: i tempi annunciati dalla Regione
L’occasione per affermare che il rischio flop è scongiurato, al governatore e all’assessore l’ha offerta la recente inaugurazione a Monreale, in provincia di Palermo, della Casa della comunità, struttura sociosanitaria “caratterizzante” il Pnrr Salute. Al taglio del nastro, l’assessore Faraoni ha garantito che entro il termine previsto del 31 marzo 2026, verranno aperte le 146 Case della comunità in Sicilia.
Poi, la stessa inquilina dell’assessorato di piazza Ottavio Ziino ha ricordato: “Di queste (Case della comunità, nda), otto sono già funzionanti, 53 siamo proprio in questa fase in procinto di poterle aprire”. Per le restanti 85, le Aziende sanitarie hanno programmato la conclusione di 25 opere a gennaio, 19 a febbraio e 41 a marzo. Si tratta, solo per la quota di strutture la cui attivazione non è già imminente, di circa 1,14 Case della comunità da ultimare al giorno, a partire da oggi.
Sanità siciliana e fondi Pnrr: obiettivi ambiziosi e critiche politiche
Questo l’obiettivo, di certo ambizioso, perseguito dalla Regione. Numeri molto alti e tempi assai stretti. È stato però l’assessore alla Salute a parlare di queste cifre e l’auspicio di tutti, chiaramente, è quello che il traguardo venga raggiunto.
Non è stato convinto dalle parole di Schifani e Faraoni riguardo al “percorso virtuoso di utilizzo dei fondi Pnrr” il deputato all’Assemblea regionale siciliana del Pd, Mario Giambona. “Il Governo Schifani continua a raccontare una sanità che esiste solo nei comunicati ufficiali, mentre negli ospedali siciliani la situazione è sempre più drammatica”, ha affermato il dem, che ha aggiunto: “Case della comunità, digitalizzazione e nuove apparecchiature non possono essere usate come una vetrina propagandistica per nascondere il vero problema: pronto soccorso sovraffollati, Dea insufficienti, carenza cronica di posti letto per acuti e post acuti e personale allo stremo”.
Di certo sembra esserci che, malgrado il raggiungimento dei target di spesa sbandierato dalla Regione e i risultati misurati più col metro dei fondi impiegati che in base a quanto migliorato rispetto al passato, i siciliani continuano a trovare servizi sanitari non all’altezza delle aspettative.

