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Va a votare chi ha interesse personale

Va a votare chi ha interesse personale
Parlamento, foto di repertorio

Analisi sulla crisi della Democrazia italiana tra lobbies, voto e filiera del favore

Come abbiamo più volte scritto, nel nostro Paese non vi è più la vera Democrazia, bensì la Minocrazia. Questo termine, da noi coniato, vuol dire che non vi è più il “governo del Popolo”, bensì il governo della minoranza. Infatti, nel nostro Parlamento la maggioranza di senatori/trici e deputati/e è stata eletta da meno di un terzo degli/delle elettori/trici. Questa situazione stravolge il concetto di Democrazia e di bilanciamento degli interessi fra cittadine e cittadini, con la conseguenza che prevalgono gli interessi delle lobbies e di svariati gruppi di potere, i quali, attraverso l’informazione (scritta e parlata), influenzano i componenti della Comunità, che quindi vengono indirizzati secondo i loro interessi. Cosa fare per contrastare questo stato dei fatti? Bisogna lavorare alacremente e con spirito di servizio per indurre cittadine e cittadini a pensare con la propria testa e non con la testa degli altri, in modo da evitare di essere manipolati/e da quei banditi che utilizzano il “bla bla bla”.

Opposizione divisa e mancanza di Governo ombra

In questo quadro, risulta carente l’azione dell’Opposizione all’attuale Maggioranza, in quanto essa è divisa in almeno tre parti (Pd, Avs e M5s), le quali non fanno alcun tentativo per mettersi insieme e fare un’adeguata opposizione. è proprio il bilanciamento fra maggioranza e opposizione il cardine della Democrazia, che deve consentire la possibilità all’una e all’altra parte di prevalere ad ogni elezione democratica. Ma tali elezioni non sono democratiche se va a votare solo la metà degli/delle aventi diritto al voto, con ciò non rispettando la prescrizione dell’articolo 48 della Costituzione, il quale recita: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. La domanda che sorge è: quali sono i/le cittadini/e che vanno a votare? E quali quelli/e che, invece, si disinteressano della vicenda politica? In quest’ultimo gruppo si distinguono coloro che si disinteressano per ignoranza e stupidità dei fatti generali e coloro che, invece, non vanno a votare per scelta, in quanto nauseati/e da tutti i meccanismi perversi che attraversano il Paese. Ma così facendo, costoro non si rendono conto di andare contro i propri interessi. Se volessero davvero manifestare la loro contrarietà all’attuale situazione, dovrebbero recarsi alle urne e annullare la propria scheda scrivendovi “Protesto”.

L’Opposizione ha la grave responsabilità nel non essere unita, per tentare di vincere le elezioni e tentare di diventare forza di governo. Ciò è dovuto, in primo luogo – come prima si scriveva -, al fatto che ognuna delle parti ritiene di essere indispensabile e quindi vuole prevalere sull’altra, anziché cercare concordemente un piano comune. In secondo luogo, non ha un programma di governo alternativo e non ha costituito il cosiddetto “Governo ombra”, come avviene in Gran Bretagna.
Infatti, vediamo in tv, sentiamo dalle radio e leggiamo su quotidiani e media sociali sempre e solo critiche a ciò che fa il Governo, mentre timidamente e in secondo piano ogni parte dice cosa farebbe alternativamente. Non è questo il modo. Il modo è quello di comunicare all’Opinione pubblica chi sono i ministri-ombra dei diversi dicasteri, i quali, atto per atto del Governo, dovrebbero comunicare cosa farebbero in alternativa rispetto alle iniziative governative.

Astensionismo, voto e filiera del favore nel sistema politico

Gli/le elettori/trici sono interessati/e a votare quando ragionano con la propria testa (una minoranza) o quando hanno un interesse indotto da altri (la maggioranza). Questi/e ultimi/e si muovono perché sono sollecitati/e da altri, i quali propongono incentivi o premi in caso di adesione. Come? È semplice: il consigliere di quartiere promette a un gruppo di cittadini/e favori di ogni genere e tipo; esso risponde al consigliere comunale, il quale risponde al consigliere (o deputato) regionale, che a sua volta risponde al deputato o al senatore della Repubblica.
La filiera del favore è chiara: quando il vertice romano aziona il campanello, tutta la filiera si mette in moto e quindi sensibilizza gli amici, e gli amici degli amici, per andare a votare in una certa direzione. Questi/e che vanno a votare non lo fanno in base al proprio convincimento, bensì alla cultura del favore, secondo cui potranno chiedere questo o quello nelle segreterie partitiche, ove gli/le addetti/e cercano di evaderne le richieste.
Questa filiera perversa è maggiore al Sud Italia e minore al Nord Italia, ma esiste. E bisogna stroncarla.