È vero che chi si candida a consigliere/a di quartiere, consigliere/a comunale, consigliere/a provinciale, consigliere/a regionale, senatore/trice o deputato/a, deve semplicemente sapere leggere e scrivere. Ma questo principio democratico per cui tutti/e i/le cittadini/e sono uguali di fronte alla legge, ha una graduazione etica e cioé che gli/le eletti/e dal Popolo debbono avere i requisiti tali da potere governare il Popolo stesso, diversamente si verifica una situazione inaccettabile, che è quella in cui degli/delle incompetenti gestiscono la Cosa pubblica.
Infatti, seguendo questo percorso, il livello medio della classe politico-istituzionale continua a degradare. Per cui abbiamo deputati/e e senatori/trici privi/e di conoscenze e di competenze; disoccupati/e che non avevano presentato la dichiarazione dei redditi (quindi cattivi/e cittadini/e perché non avevano contribuito con le proprie imposte a sostenere la spesa pubblica) e altri/e nullafacenti che si trovano sugli scranni pagati fior di quattrini a fare le leggi che tutti/e gli/le altri/e cittadini/e debbono osservare.
Quanto precede è inaccettabile perché solo i/le migliori dovrebbero governare il Popolo. E una volta era così: persone come De Gasperi, Scelba, Martino, La Malfa, Berlinguer, Craxi e altri erano personalità di livello superiore, ma anche deputati/e e senatori/trici ante duemila erano di livello adeguato, o quasi. In questo secolo la qualità della classe istituzionale è andata degradandosi, perché quello che conta è raccogliere il consenso a qualunque costo. Il degrado della classe istituzionale è stato anche conseguenza del degrado culturale della popolazione, che, anno dopo anno, è diventata sempre più ignorante occupandosi di cose vacue e inutili, con il risultato che capisce e si interessa sempre meno ai fatti che accadono e quindi si fa guidare ciecamente, anche da chi persegue l’interesse personale. Intendiamoci, non vogliamo fare di tutta l’erba un fascio: vi sono deputati/e, senatori/trici, consiglieri/e regionali, provinciali e comunali di alto profilo e di alto livello, ma costituiscono mosche bianche e influenzano poco l’andazzo generale delle istituzioni.
Crisi della rappresentanza e questioni strutturali del Paese
Cosicché, abbiamo maggioranze di qualunque colore ai governi, che non sono capaci di affrontare le questioni di fondo, cioé quelle strutturali; che non riescono a guardare obiettivi a dieci o quindici anni e si occupano delle cose di tutti i giorni, con uno sguardo molto corto, quasi cieco, per cui non riescono ad affrontare le grandi questioni strutturali del nostro Paese, prima delle quali la grande differenza economico-sociale fra le otto regioni del Sud (classificate dall’Ue come “sottosviluppate”) e le otto regioni del Nord, ricche, che funzionano bene perché prescindono dalle istituzioni, che, tuttavia, non funzionano male.
L’altra grande questione nazionale è la cura del territorio, che è fragile e complicato da un punto di vista orografico, per cui avrebbe bisogno di grandi progetti di manutenzione straordinaria messi in atto da personalità di alto profilo professionale e politico, non da mezze calzette.
La fotografia è quella che vi esponiamo e siamo pronti a ricrederci se qualcuno avesse argomenti contrari.
Diritto di voto e responsabilità fiscale
In una democrazia di qualità dovrebbe essere consentito il voto solo a chi è consapevole che con esso si contribuisce all’indirizzo di tutta la popolazione. Si badi, non pensiamo alla democrazia greca, nella quale votavano solo gli uomini benestanti e complessivamente non più del venti per cento della popolazione (per cui erroneamente si denominava democrazia); pensiamo piuttosto che dovrebbero votare donne e uomini consapevoli della loro responsabilità e soprattutto bravi/e cittadini/e, che pagano le tasse.
Uno dei requisiti per votare dovrebbe essere il certificato fiscale da cui risulta che si è in regola con la prima legge di una Comunità: contribuire alla spesa pubblica. Evasori, malfattori/trici e altri/e delle stesse tipologie non dovrebbero avere il diritto di voto perché non è possibile che vengano eletti/e parlamentari e consiglieri/e da coloro che non sono bravi/e cittadini/e.
Tutto questo è un’utopia? Può darsi, ma abbiamo il dovere di illustrarla. A voi, cari/e lettori/trici, la valutazione.

