Valutare i politici in base ai risultati - QdS

Valutare i politici in base ai risultati

Carlo Alberto Tregua

Valutare i politici in base ai risultati

martedì 07 Settembre 2021 - 02:45

Cittadini giudici rigorosi

Nella prossima tornata elettorale, in Sicilia andranno al voto 43 comuni su 391. Molti sindaci uscenti si riproporranno al giudizio degli elettori, altri non avranno il coraggio di farlo e altri ancora saranno neofiti.

Porsi a giudizio vuol dire dare conto di quello che si è fatto, farsi valutare e chiedere il consenso ove si ritenga che si è operato bene. Poi tocca ai cittadini fare l’effettiva valutazione dell’operato del sindaco uscente (se si ripropone) o del nuovo candidato attraverso il suo curriculum, valutando soprattutto le cose fatte, non quelle promesse.

L’elettorato non ha l’abitudine obiettiva di fare il giudice, cioé attenersi ai fatti e non alle parole, anche perché non sempre il livello culturale aiuta a fare dette valutazioni.

Se non ci sono conoscenze, se non si possiede una parte del sapere, se non si ha cognizione della storia, della filosofia, della letteratura e di ciò che è accaduto, come si può esprimere un giudizio obiettivo su ciò che ha fatto un amministratore pubblico?

La questione di cui parliamo è l’essenza della Democrazia, la quale è fondata sul potere e sul volere del Popolo. Ma per essere vera Democrazia occorre che il Popolo sia consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri e, soprattutto, sia capace di esprimere valutazioni con cognizione di causa, non a casaccio.

Il Popolo, inoltre, deve possedere una sufficiente cultura per evitare di farsi abbindolare da quel numero di parolai che cercano il consenso, cioè il voto. Il Popolo consapevole dev’essere nelle condizioni di scindere il grano dal loglio. Ma come si fa a scindere il grano dal loglio se non si possiedono le sufficienti conoscenze? Ecco che ogni Popolo ha la classe politica che si merita: se è evoluto, sceglierà una classe politica evoluta; se è ignorante, sceglierà una classe politica arruffona, fanfarona, che tutto promette e nulla realizza.

Dunque, è in radice che bisogna valutare la Democrazia. La radice della Democrazia è il Popolo, il quale sceglie bene se ha un minimo di cultura.
Non solo il Popolo deve scegliere bene la sua classe dirigente politica, ma deve anche essere in condizione di controllare, durante tutto il periodo di legislatura o consiliatura, se coloro che sono stati votati ed eletti stanno realizzando il programma che hanno assunto come impegno.
La Democrazia vera sorge dal basso e dimora nel basso, cioè nella base della piramide sociale. Se questa non ha sufficienti cognizioni, lo ripetiamo, non si può attivare una vera Democrazia perché la direzione si rovescia: non più dal basso verso l’alto, ma dall’alto verso il basso. Ci spieghiamo meglio. Quando un popolo è ignorante, chi gli chiede il consenso avrà molta probabilità di gabellarlo, ottenendolo, cosicché il sistema si è rovesciato: il potere non parte dal Popolo che delega alla classe dirigente, ma è la classe dirigente che si fa delegare dal Popolo in base alle proprie necessità, che quasi sempre non sono quelle di tutti, ma di pochi.

Il quadro delineato è frutto di una scuola mediamente ignorante, in cui però vi è un grande numero di bravi insegnanti che si sacrifica e regge l’architrave principale.

Poi, però, vi è una grande parte di parassiti e di incapaci di fare il loro mestiere, con la conseguenza che il livello medio dell’insegnamento cala ogni giorno di più e tende al basso anziché all’alto.

Quando la classe istituzionale o politica non è all’altezza della situazione, la Comunità degrada perché i servizi pubblici non sono adeguati alle necessità. Non solo, ma si diffonde iniquità, secondo cui la ricchezza si concentra in poche mani e la povertà si estende a macchia d’olio.
Le Istituzioni dovrebbero avere come obiettivo, invece, il diffondere equità e giustizia fra le classi sociali e fra i cittadini. Ma se il Sistema pubblico non funziona, tali principi etici non trovano esecuzione, con la conseguenza che le ingiustizie si allargano e i cittadini ne sono danneggiati.

Insistiamo continuamente sul rapporto fra cittadini e istituzioni perché esso è molto stretto, mentre coloro che non hanno a cuore l’interesse generale cercano di scinderlo, per cui chi sta in basso va sempre più in basso e chi sta in alto va sempre più in alto.

La questione che stiamo esaminando è di fondo, non sempre di facile comprensione e, tuttavia, la riproponiamo perché riteniamo che, senza soluzione, essa non farà crescere la Democrazia del nostro Paese.

Tag:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684