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Vannacci, i giovani e la nostalgia del collegio (e del riformatorio)

Vannacci, i giovani e la nostalgia del collegio (e del riformatorio)

“Rilanciamo la famiglia, padri e madri si occupino dei figli. Lavoro non è scusante”

Roma, 8 apr. (askanews) – Tanta nostalgia del collegio. E, in qualche modo, del riformatorio. Il tema sono i giovani, l’allarme sul disagio e sulla violenza giovanile e il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, intervistato a radio Rtr99 illustra la sua ricetta che rievoca, sul fronte delle misure repressive, i collegi e anche i riformatori, aboliti nel 1988 e sostituiti dagli istituti penali per i minorenni (Ipm).

Ma si parte dalla prevenzione perchè “la violenza giovanile è il risultato di un sistema che non funziona”, bisogna agire in modo “olistico” e “non solo con le misure repressive”. Prima di tutto, dunque, “dobbiamo rilanciare la famiglia che deve essere anche responsabile, penalmente, delle azioni dei figli”, “padri e madri devono ricominciare a fare i padri e le madri e non i gestori a tempo perso di infanti, che poi vengono affidati ai servizi per l’infanzia, che supportano ma sono loro gli educatori principali dei loro figli” e “non possono avere la scusante che sono al lavoro, che non hanno tempo e che hanno altro da fare, devono essere richiamati alle loro responsabilità”. Inoltre, “è importante riavvicinare i giovani al lavoro. Durante queste interminabili vacanze di tre mesi e mezzo perchè non consentire ai ragazzi di 14 anni che lo vogliano di fare un’esperienza di lavoro, senza che interferisca con il diritto allo studio”, propone Vannacci.

Poi le misure repressive. Non è stato utile, ragiona il generale, “il fatto di aver rinunciato ai riformatori o ai collegi, una volta il genitore quando era disperato diceva ai propri figli ‘guarda che ti mando in collegio’ e il ragazzo era terrorizzato da questa minaccia. Ma oggi non esistono più, oggi è quasi impossibile… – osserva con rammarico -. Non ci sono più queste strutture rieducative dove, in determinate situazioni, si ha la necessità di instradare questi giovani che non hanno la possibilità di essere recuperati”.

Infine, la proposta di un “telefono bianco”. Per aiutare gli adulti. “Lancio una provocazione, invece del telefono azzurro dovremmo istituire il telefono bianco ovvero un numero in cui genitori e professori disperati chiamano per denunciare situazioni fuori controllo da parte dei minorenni, spesso queste denunce non hanno un punto di sintesi in cui qualcuno possa gestirle”, conclude Vannacci.