Roma, 11 feb. (askanews) – Alla fine, i tre ‘vannacciani’ hanno votato la fiducia al governo sul dl che invia aiuti (civili e militari) all’Ucraina ma restano le tensioni con la maggioranza dopo la rottura tra Roberto Vannacci e il leader della Lega Matteo Salvini, questo malgrado l’ex generale punti a collocare Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra (“contrari al provvedimento ma sì alla fiducia. Futuro nazionale sa dove stare”). Le fibrillazioni sono testimoniate dalle parole del capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari e del ministro degli esteri, l’azzurro Antonio Tajani. Per ora, il partito della premier Giorgia Meloni si limita ad osservare. Mentre in stand by resta la riforma della legge elettorale.
Il dl Ucraina è stato archiviato: approvata la fiducia con 207 sì (119 ‘no’ e quattro astenuti), bocciati gli ordini del giorno per lo stop dell’invio degli armamenti a Kiev e via libera al provvedimento con 229 sì (40 i ‘no’). Che passa in seconda lettura al Senato dove sarà esaminato dall’aula a partire dal 24 febbraio. A conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che porre la fiducia su una quindicina di emendamenti depositati è stata una scelta politica per serrare i ranghi della maggioranza. A votare gli odg dei ‘vannacciani’ sono stati solo i firmatari: Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo ed Edoardo Ziello. M5S e Avs, pur volendo lo stop delle armamenti, non li hanno sostenuti per evitare “strumentalizzazioni” da parte di chi si è “svegliato” tardi. “Sono carta straccia per noi” gli odg dei vannacciani, ha detto il capogruppo Cinque Stelle Riccardo Ricciardi. “Voi pensate che la politica sia un autobus, non lo accettiamo. I nostri odg sono molto chiari e la nostra posizione viene da lontano”, ha rivendicato il leader di Avs Angelo Bonelli.
Tornando al centrodestra, pesano le parole di Molinari: “più che futurismo di Marinetti, è il trasformismo di Giolitti”, ha attaccato il leghista, il quale ha definito “buffo” il tentativo di “salvare l’immagine, ma è chiaro che si sono contraddetti oggi, perché accusi” il governo “di sostenere Kiev e poi al primo voto voti la fiducia, su quel provvedimento, alla maggioranza…”. Quanto a Tajani, ha definito “ininfluente” l’uscita di tre deputati (come peraltro aveva sostenuto ieri in aula il ministro della Difesa Guido Crosetto ponendo la fiducia sul provvedimento) e soprattutto ha aggiunto di ritenere “difficile pensare di poter collaborare con il nuovo partito di Vannacci” ma, ha puntualizzato, “la Lega ha diritto ad avere l’ultima parola”.
Il partito della premier resta ufficialmente in silenzio pur non essendo indifferente alla neaonata formazione tanto che, nel sondaggio agli iscritti alla mailing list di Fdi, inviato ieri sera, nell’elenco dei partiti tra cui scegliere in caso di voto compare anche Futuro nazionale. Quanto ai sondaggi che cominciano a circolare, l’invito è quello alla prudenza e a vedere quanto Vannacci reggerà sulla lunga distanza visto che, è il ragionamento, alle elezioni politiche “mancano ancora un anno e due mesi”. Gli stessi meloniani, peraltro, ricordano un precedente che li riguarda. “Subito dopo la nascita – spiega un dirigente di via della Scrofa – anche Fdi era dato tra il 5 e l’8%, ma alla fine arrivammo sotto il 2%”.
Dalle parti del campo largo, il copione non è cambiato rispetto agli ultimi decreti Ucraina: Pd, Azione, Iv e +E a favore dell’invio delle armi, M5S e Avs contro. Tutti hanno votato ‘no’ alla fiducia al governo Meloni ovviamente. Le opposizioni mettono invece il dito nella piaga evidenziando le “divisioni” della maggioranza, accusando il centrodestra di fuggire il confronto e strozzare il dibattito su un tema “serio” usato come “verifica” di maggioranza. “In pratica, hanno lasciato una porta aperta all’ingresso dei putiniani, altro che dimostrazione di maggiore responsabilità come ha detto ieri Crosetto”, ironizza Riccardo Magi: “Un fatto inedito, visto che da oggi in maggioranza c’è chi si distingue e vota contro al sostegno all’Ucraina, che è un tema cruciale per la politica estera di un Paese”, evidenzia. Con il dem Claudio Mancini che chiede a Meloni di chiarire “se, dopo questa rottura in aula, Vannacci è in maggioranza”.

