Temi come il voto segreto, i franchi tiratori, l’ostruzionismo delle opposizioni, sembrano ormai all’ordine del giorno sul piano politico legislativo regionale. Altri, non meno importanti e fortemente correlati, sono decisamente meno “trend topic”. La collezione di norme bocciate al governo regionale dall’Ars ha posto la questione del regolamento del Parlamento più antico d’Europa. Prerogativa, quella di Parlamento con potere legislativo de iure e de facto, che rende l’Ars diversa da ogni Consiglio regionale presente nel resto del Paese. Un parlamento che condivide aspetti con le Camere del Parlamento nazionale, dove i decreti legge del governo tendono ormai da molti anni a dettare l’agenda e l’attività legislativa, ma non ne condivide altri e più positivi come il sistema di digitalizzazione e trasparenza.
Trasparenza dell’attività parlamentare e richiesta del M5S
Nel settembre dello scorso anno, il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle ha scritto al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno chiedendo interventi per la trasparenza dell’attività parlamentare Ars e la parificazione agli standard del Parlamento italiano ed europeo. “Amiamo con orgoglio definirci il Parlamento più antico d’Europa, il prestigio va difeso con azioni concrete”, scriveva il gruppo Cinque stelle con prima firma dell’onorevole Adriano Varrica. Già da mesi si discute, su input del presidente della Regione, l’ipotesi di modificare il regolamento parlamentare dell’Ars. La spinta che arriva dal titolare di Palazzo d’Orleans riguarda lo strumento del voto segreto, ma non soltanto questo.
Voto segreto, ostruzionismo e posizione del presidente dell’Ars
Il presidente dell’Ars, che inizialmente aveva espresso dubbi sulla reale volontà della maggioranza di abolire il voto segreto, limitandolo a singoli particolari casi di applicazione, il 18 gennaio aveva detto al nostro giornale che “il voto segreto è la massima trasparenza che si può dare rispetto all’azione ed alle scelte che ogni deputato volta per volta fa”. Il problema, in quella circostanza esposto da Galvagno, riguardava l’ostruzionismo e la tempistica per discussione e voto di ogni norma ed emendamento.
Critiche del M5S e limiti nella tracciabilità degli atti
In quella circostanza, il presidente dell’Ars aveva già risposto – da oltre un paio di mesi – alla richiesta del M5s di promuovere un’azione tesa a garantire un allineamento degli standard. “Una risposta che, dal nostro punto di vista – dice il deputato regionale Adriano Varrica, che è anche vicepresidente della Commissione Statuto – è del tutto elusiva del tema”. Galvagno ha comunque risposto che la sua Presidenza sta lavorando per migliorare la tracciabilità degli atti e dei lavori parlamentari. Sulla trasparenza del Palazzo dei Normanni, e sull’efficienza di questo, anche per gli stessi deputati, Varrica pone due punti chiave. “Il primo – dice il deputato – è che noi deputati, al netto della trasparenza, non abbiamo gli emendamenti in Aula se non nel momento in cui vengono caricati sui tablet; quindi io, come deputato, ed è mio compito farlo, non ho possibilità di studiare gli emendamenti per tempo ed elaborare una posizione sugli stessi”.
Il caso dell’emendamento fake e il dibattito sul metodo di lavoro
Il caso dell’ormai noto “emendamento fake” ottenuto in legge di stabilità dal deputato Ismaele La Vardera, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha inevitabilmente riaperto il dibattito sul metodo di lavoro dell’Ars, quindi sul suo regolamento. La vicenda aveva creato scompiglio, con attenzione mediatica nazionale e vari interventi e repliche su come possa essere stato approvato l’emendamento in Commissione Bilancio arrivando a Sala d’Ercole quale ordinario ottavo comma di una norma e finanziato con un milione di euro di risorse pubbliche.
Commissioni parlamentari e mancanza di trasparenza esterna
Altro punto chiave, nel paragone tra l’Ars e la Camera dei deputati o il Senato, è quindi inevitabilmente l’impossibilità di seguire dall’esterno i lavori nelle Commissioni parlamentari. “Dare la possibilità di una forma di trasparenza rispetto all’attività della Commissione – afferma Adriano Varrica – servirebbe proprio a stimolare l’attività parlamentare e i colleghi parlamentari a dare un impegno più fattivo dentro le commissioni che, ricordiamolo, è il posto in cui veramente si possono fare gli approfondimenti per scrivere delle norme che siano negli interessi di tutti”.
Verbali, audizioni e accesso alle informazioni
Il deputato del M5S pone un ulteriore spunto sulla trasparenza del lavoro che si svolge nelle commissioni parlamentari: “I verbali delle audizioni vengono poi pubblicati a distanza di un certo tempo e si dovrebbe fare l’incrocio di una interrogazione di chissà quanto tempo prima con l’ultima risposta data; è un po’ complesso anche per persone addette ai lavori. Anche per i giornalisti, che dovrebbero poter attingere a questi documenti”. Sui lavori delle commissioni di Camera e Senato, fatta eccezione per la Commissione antimafia che può escludere alcune audizioni dalla diretta streaming, ogni convocazione può essere seguita sulla rispettiva WebTv.
Lavori a porte chiuse e rapporto con l’opinione pubblica
Lo svolgimento dei lavori a porte chiuse, anche per le interrogazioni con audizione di esponenti del governo, porta con se un effetto che il deputato Cinque stelle così sintetizza: “Sembra che ci sia un rapporto quasi privatistico tra un deputato che interroga e poi decide o non decide, anche in base alla risposta che ottiene, di rendere nota la risposta”. L’opinione pubblica viene tagliata fuori, e con essa anche il peso e la responsabilità sui presenti nelle rispettive commissioni di merito.
Commissione per il regolamento e scontro politico
La convocazione della Commissione per il regolamento dell’Ars si attende a breve, forse già nei prossimi giorni. In quell’occasione, il gruppo di Varrica cercherà di imporre le proprie proposte. “Poi – dice il deputato – la maggioranza si dovrà prendere la responsabilità di approvarle o meno”. Sulla spinta governativa per la convocazione della Commissione, il primo firmatario della lettera al presidente dell’Ars è però fortemente critico: “La commissione per il regolamento è stata convocata per questi giorni, appunto per dare seguito a questi input di tipo mediatico, anche da parte del presidente della Regione che, lasciatemelo dire, in maniera anche un po’ irrituale vuole proporre una modifica al regolamento dell’Assemblea regionale. Un po’ irrituale, perché il governo dovrebbe fare il governo e Schifani, da ex presidente del Senato, questo dovrebbe saperlo”.

