Vera democrazia se guidata da statisti - QdS

Vera democrazia se guidata da statisti

Carlo Alberto Tregua

Vera democrazia se guidata da statisti

giovedì 22 Agosto 2019 - 00:44

Kong Fuzi in Occidente era conosciuto con il nome di Confucio e visse tra il 551 e 479 a.C. Nacque da genitori che appartenevano all’aristocrazia e fu il fautore di una religione che ancora oggi persiste. Vissuto cinque secoli prima di Cristo, ha influenzato l’Asia, non solo la Cina, ma anche il Giappone ed altri Paesi.
La Cina, ecco la Nazione il cui sviluppo andrebbe studiato attentamente perché la sua crescita economica e sociale, il suo sviluppo tecnico e culturale sono veramente impressionanti e provengono da lontano. Ma non intendiamo accennare alla sua storia, bensì ad un periodo più recente e cioè da quando è Repubblica (10 ottobre 1911).
Attraverso una serie di vicende, nelle quali il Guómíndǎng tentò di trasformare quel Paese in uno Stato moderno, vi furono guerre e assestamenti istituzionali, ma solo più tardi Máo Zédōng ( meglio conosciuto come Mao Tsê-tung) enunciò principi per battere il nemico.


Alla sua morte, avvenuta nel 1976, la Cina non aveva ancora intrapreso quel periodo di sviluppo accelerato, cominciato invece con gli anni ‘80, quando il Pil cresceva con una media del 9% l’anno. Addirittura, nell’area di Shenzhen il Pil cresceva con una media del 50% l’anno.
La visione di Deng Xiaoping, successore di Máo Zédōng, era quella di utilizzare una sorta di “dittatura democratica” guidata dal Partito comunista cinese, assecondando, almeno formalmente, i diritti umani basilari con la fondamentale eguaglianza alle donne. Fu attuata la riforma fondiaria, sviluppata l’industria pesante, nonché salvaguardati i diritti delle minoranze.
Il sistema dittatoriale del Pcc consentiva di mantenere il controllo del cambio, la cui moneta ufficiale, lo Yuan, poteva oscillare rispetto al dollaro fra 6,80 e 9.
La capacità di gestire il cambio, infatti, permette di sostenere l’economia, anche perché aiuta fortemente le esportazioni. Per cui, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha cercato di colpire il rivale economico nel punto più fragile, cioè le esportazioni, con pesantissimi dazi. Però, questo è stato un atto di autolesionismo perché stringere l’interscambio di beni e servizi reca danno a entrambi.

Perché vi abbiamo accennato allo sviluppo del Paese asiatico? Perché dopo sessant’anni di lavoro e di valutazione delle vicende democratiche e istituzionali, non sappiamo più se la democrazia, come la si intende oggi, sia il miglior sistema di governo di un popolo.
Il caos e il bailamme di queste settimane agostane certificano il fallimento di un sistema democratico, almeno a parole, come quello italiano, ove di democratico non c’è niente, perché vi è una zuffa continua fra parti diverse, poteri forti e meno forti, mafie di ogni genere, interessi individuali: insomma, tutto un insieme di comportamenti che stanno deprimendo il nostro Paese, sia sotto il profilo economico che sotto quello sociale, nel quale la diffusione a macchia d’olio dell’ignoranza distrugge ogni prospettiva di crescita.
La Grecia fu la patria della democrazia, ma non come la intendiamo oggi: allora avevano diritto di decidere fasce di cittadini abbienti e non tutti i cittadini.


A Roma, che si cita sempre come esempio di democrazia, il Governo era affidato all’imperatore, eletto dal Senato seppur per un periodo di tempo limitato. Ma in quel periodo l’imperatore governava senza remore. Non che governasse sempre bene, però l’impero romano riuscì a conquistare un territorio immenso, sia in Africa che nel Nord Europa, civilizzando popolazioni, costruendo infrastrutture (ponti e strade) e trasferendo le sue leggi per governare il popolo. Poi, quando finì la voglia di crescere, la decadenza lo distrusse.
Nel nostro Paese vi sono stati grandi statisti che lo hanno ricostruito. Ma con il passare dei decenni, la qualità della classe politica e burocratica è diminuita fortemente e oggi dobbiamo certificare che gli attuali governanti non hanno alcuna qualità.
E con essi la classe burocratica che ne discende direttamente, ove chi occupa posti di responsabilità demerita e sta la solo perché è amico o figlio di questo o di quello.
Ecco cosa ci mancano per ridiventare un popolo democratico e attivo: merito, responsabilità e produttività.

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