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Vernaccia di San Gimignano, Boschini: è tempo di dimostrare chi siamo

Vernaccia di San Gimignano, Boschini: è tempo di dimostrare chi siamo

A “Regina Ribelle” Consorzio rilancia identità del grande bianco toscano

Milano, 1 giu. (askanews) – ‘L’obiettivo oggi non è quello di diventare ma quello di dimostrare che siamo il grande vino bianco di Toscana’. A parlare ad askanews è Lisanna Boschini, vicepresidente del Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano. La Vernaccia non deve inventarsi un’identità nuova ma far conoscere meglio ciò che è, accrescere il proprio valore e rafforzare la sua presenza sul mercato. E’ dentro questa cornice che si colloca ‘Regina Ribelle’, quarta edizione dell’evento-manifesto organizzato dall’ente consortile che si è chiuso il 31 maggio e che è stata l’occasione per festeggiare 750 anni di storia e 60 anni di Doc. ‘Un momento importante per noi, da ricordare, perché celebra un vino che ha attraversato la storia, che ha radici profondissime ma che ha l’ambizione di guardare sempre al futuro’ evidenzia Boschini, sottolineando che ‘i 60 anni hanno una valenza ulteriore, perché è stato il primo vino in Italia a dare una disciplina. Questo vuol dire che c’è una comunità di intenti da parte dei produttori nel seguire regole che fanno un vino distintivo’.

Boschini è stata eletta vicepresidente il 13 ottobre 2025, nel rinnovo della governance che ha portato Manrico Biagini alla presidenza. La produttrice siede in Consiglio da sette anni e il suo nome è legato all’Azienda agricola Collemucioli, realtà biologica attiva nella produzione di vino ma anche di olio come fanno quasi tutte le realtà locali, che spesso chiudono il cerchio coltivando zafferano. Diversi sono nipoti di agricoltori marchigiani, attirati qui dal prezzo molto più basso delle terre.

Nel piccolo Comune senese, meta della tappa della via Francigena che parte da Gambassi Terme, la superficie vitata complessiva oggi si aggira attorno ai 2.000 ettari, dei quali 750 destinati alla Vernaccia di San Gimignano Docg, contro i 315 ettari del 1970, i 783 del 2000 e gli 808 del 2010. Oscillazioni che il Consorzio legge con la riduzione delle rese unitarie osservata nell’ultimo decennio, cercata in parte per migliorare la qualità e in parte imposta da eventi climatici sempre più estremi. Al centro resta il vitigno autoctono storico per antonomasia, che dà vita ad un vino bianco dal giallo paglierino chiaro, abbastanza alcolico, delicatamente profumato e leggermente aromatico, di corpo snello, di una bella acidità e sapidità, che non vive di esuberanza ma di una riconoscibilità sottile e disciplinata, e che si esalta nella lettura di ogni vignaiolo per sfidare il tempo e aprirsi in tutta la sua completezza, facendo evolvere le note fruttate e floreali in un evocativo sentore minerale di pietra focaia. Nella vendemmia 2025 sono stati prodotti 38mila hl di vino (- 5,5% sul 2024), e sul mercato sono finite 4,2 mln di bottiglie, il 52% delle quali è finita all’estero e il rimanente è stato venduto principalmente sul territorio, in Lombardia e in Piemonte. Le aziende che l’anno scorso hanno rivendicato la Denominazione sono state 147, di cui 81 associate al Consorzio.

Il territorio della Denominazione coincide interamente con quello che ha al centro il suo spettacolare borgo murato medievale: 13.800 ettari nella parte nord-occidentale della provincia di Siena, con una superficie agricola utilizzata di circa 5.600 ettari. Di questi, 750 sono destinati alla Vernaccia di San Gimignano Docg, altri 450 ettari sono dedicati alla San Gimignano Doc nelle diverse tipologie rosso, rosato e vinsanto, mentre circa 800 ettari vanno a Chianti Docg, Chianti Colli Senesi Docg e Toscana Igt. Il clima è sub-mediterraneo, con estati siccitose, inverni piuttosto rigidi, precipitazioni medie attorno ai 700 millimetri annui, buona ventilazione e nebbie rare che ricoprono suoli di origine pliocenica, con sabbie gialle, tufo e argille sabbiose. Le tipologie di Vernaccia di San Gimignano previste dal Disciplinare sono due: l’annata e la Riserva, con almeno 11 mesi in cantina e 3 mesi in bottiglia prima della commercializzazione. Il vino prevede una quota massima del 15% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici ammessi in Toscana.

La Vernaccia è dunque un vino la cui caratteristica è quella di non esaurirsi nella sua piacevole freschezza iniziale, rispondendo, mai come oggi, alla tendenza di mercato che vuole bianchi di carattere, ricercati e da affinamento. ‘Questo è veramente il nostro momento e stiamo lavorando tanto su questo’ ha raccontato ad askanews la vicepresidente del Consorzio, ricordando che la recente indagine sul posizionamento che è stata commissionata ha portato già ‘ad un primo incontro con i nostri produttori, in cui abbiamo rappresentato tutti gli scenari e tutte le potenzialità che abbiamo. Adesso ci dobbiamo mettere a lavorare ma lo vogliamo fare non come Consiglio ma assieme ai produttori, tanti dei quali giovani e donne, costruendo con loro un piano strategico’.

Un’urgenza riassunta nel claim ‘unica, nobile e ribelle’, che Boschini spiega con queste parole: ”Unica’ perché deriva da una sola uva. Non un vino diverso perché l’aggettivo ‘unico’ è assoluto e questo ci porta a pensare che la nostra Vernaccia sia irripetibile, quindi autentica. Poi ‘nobile’, non nel senso di aristocratico ma di noto, quindi un vino che merita di essere conosciuto. Infine ‘ribelle’, perché la Vernaccia non ha mai seguito le mode, le ha sempre attraversate, è sempre uscita dagli schemi. Un vino che è sempre rimasto fedele a sé stesso ma che ogni anno stupisce: è questa la vera ribellione oggi. Non è prepotenza, è la forza, il coraggio di mantenere la propria identità e autenticità’.

‘Dall’indagine è emerso che la Vernaccia è conosciuta ma sono molto pochi coloro che la abbinano alla Toscana e questo ci ha stupito. Quindi la soluzione è semplice: dobbiamo dirlo di più’. E’ questa una delle contraddizioni più forti di questo bianco storico che nasce in una regione che, nell’immaginario, continua ad essere dominata soprattutto dai rossi, a prescindere dalla crisi di vendite che registrano. Crisi a cui fa dal contraltare il Vermentino, il cui successo attuale consiste nel lasciarsi raccontare in fretta: costa, luce, pesce, immediatezza. La Vernaccia, al contrario, viene dalla collina interna, da un paesaggio meno intuitivo, da un profilo meno accomodante e meno aromaticamente esuberante, che non punta sull’effetto ma su tensione e misura, richiedendo necessariamente più ascolto. In un mercato che premia ciò che si lascia capire subito, questo è un limite a meno di non farne una forza: di rivendicarla credendoci tutti fino in fondo, puntando in alto, sul valore e sul marchio comune, approfittando di un territorio ‘invaso’ per otto mesi l’anno da turisti provenienti da tutto il mondo. Non basta la qualità, che c’è ed è mediamente alta (con le punte de Il Colombaio di Santa Chiara, Vagnoni, Casa Lucii, CappellaSantandrea e altri ancora), per farlo servono filiera, presenza e coesione dei produttori in una visione comune che coinvolga tutti gli attori del territorio.

‘A parte i big che hanno le loro potenzialità, nella Denominazione sono tutte piccole realtà con poche risorse e molto lavoro da reggere’ osserva Boschini, che legge le tante assenze dei soci (tra cui Fattoria Sandonato, Panizzi, Palagione, Montenidoli, Palagetto, Terre di Sovernaja, e via dicendo) a questa edizione di ‘Regina Ribelle’ come ‘un tema relativo: quando abbiamo fatto la scelta coraggiosa di uscire dalle ‘Anteprime di Toscana’ e scegliere un periodo che si confà di più a bere la Vernaccia, i primi due anni sono stati molto difficili, poi piano piano ci hanno creduto tutti. Le assenze a questa manifestazione sono dovute principalmente a scelte aziendali e non a polemiche interne al Consorzio: garantisco che c’è una grande unità di intenti e tanta voglia di crescere’. La pressione più forte, semmai, arriva dal mercato locale. San Gimignano ‘delle belle torri’, Patrimonio mondiale Unesco dal 1990, è una delle mete più visitate della Toscana ma la forza del flusso turistico non coincide automaticamente con una reale valorizzazione del vino. Boschini lo racconta senza abbellimenti: ‘I nostri esercenti sono veramente in crisi, gli affitti sono altissimi e chi arriva a San Gimignano compra il vino e se ne va: dobbiamo cambiare queste modalità di consumo’. Rimane il fatto che nei negozi del borgo le bottiglie vengono svendute, che i ristoranti propongono pochissime etichette e che lo sfuso rimane una soluzione radicata per cercare di far fronte alle giacenze che continuano ad accumularsi. ‘Chi deve svuotare le cantine ha bisogno di mettere fuori il vino e gli esercenti non hanno la possibilità di tenere vini più costosi, perché c’è una crisi enorme’ replica Boschini, e questo finisce per comprimere i prezzi proprio dove la Vernaccia avrebbe bisogno di essere percepita come vino di valore. Per questo il Consorzio ha già aperto un confronto con l’Amministrazione comunale e con i ristoranti del territorio: ‘Il piano strategico – rimarca la vicepresidente – prevede anche questo: collaborazioni con ristoratori di San Gimignano, che abbiamo già chiamato e già incontrato’.

‘Le giacenze sono un tema: ci preoccupano ma proprio perché siamo piccoli forse abbiamo più possibilità di uscirne’ mette in luce, spiegando che l’ente consortile sta valutando, anche alla luce del Regolamento europeo, misure come abbassamento delle rese, vendemmia verde, estirpazione. Ma lei, da produttrice, si mostra prudente: ‘Personalmente ritengo che diminuire le rese non sia la soluzione’ dice, ammettendo però che le soluzioni in campo non sono molte e che serve un confronto con le aziende, così come per un eventuale sbocco regolamentato e vigilato nella Gdo. Ipotesi al momento nemmeno allo studio, mentre in futuro sarà probabilmente necessario, in chiave di valore, stringere sul Disciplinare e fare chiarezza sull’eventuale introduzione della menzione ‘Superiore’.

A proposito di mercato, la vicepresidente spiega che ‘intanto dovremmo coprire là dove in Italia non siamo presenti, soprattutto sulla costa, perché Vernaccia e pesce si sposano benissimo. Poi dobbiamo coprire altre regioni che ci dicono che vorrebbero provare la Vernaccia e non ci siamo. Infine – conclude – la nostra ambizione all’estero è rinforzare gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e i Paesi orientali’. (Alessandro Pestalozza)