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Verso il ritorno del nucleare in Italia: il piano per riscrivere il mix energetico

Verso il ritorno del nucleare in Italia: il piano per riscrivere il mix energetico

La road map prevista dal ministero dell’Ambiente: l’obiettivo è definire il quadro giuridico entro l’anno

Il disegno di legge per il nucleare in Italia sarà pronto nei prossimi mesi e dovrebbe essere approvato alle Camere entro il mese di luglio. A riferirlo alla Convention di Proger 2026 “Progettiamo il futuro” di Roma è stato lo scorso 14 febbraio il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Conto che il ddl sul nucleare possa essere approvato da entrambi i rami del Parlamento entro il mese di luglio. Allo stesso tempo sto per istituire dei gruppi di lavoro al Mase per avviare, contestualmente ai lavori parlamentari, le attività preparatorie in vista della stesura dei decreti legislativi delegati necessari a disciplinarne gli aspetti autorizzativi, regolatori e industriali”, ha confermato il ministro.

Piattaforma per il nucleare sostenibile e Governo Meloni: solo quadro giuridico

Al centro dell’eventuale approvazione delle Camere ci sarà soltanto il quadro giuridico, quello messo in campo da una serie di massimi esperti di settore riuniti intorno al tavolo della Piattaforma per il nucleare sostenibile, il progetto dell’attuale Governo Meloni per un ritorno al nucleare, stavolta con una accezione di sostenibilità. “Spero di poter consegnare all’Italia una legge sul nuovo nucleare sostenibile entro la fine dell’anno. Parlo del quadro giuridico non della decisione se adottare o no il nuovo nucleare in Italia. Questa scelta sarà fatta, se sarà considerata economicamente conveniente, da chi governerà tra qualche anno, quando sarà pronta a livello industriale la produzione dei piccoli reattori modulari”, ha aggiunto ancora il numero uno del dicastero.

Governance e sicurezza nucleare: Isin come Authority

Nel ddl sul nucleare si prevede che venga definita la governance sulla sicurezza, sulla vigilanza e sul controllo anche mediante istituzione di un’autorità amministrativa indipendente. Il ruolo di Authority a garanzia del procedimento, nelle intenzioni del ministro, dovrebbe spettare all’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Si tratta della massima Autorità di regolamentazione competente in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione, indipendente ai sensi delle Direttive 2009/71/Euratom e 2011/70/Euratom, chiamata in causa per la centralità del ruolo svolto da Picchetto Fratin.

Isin e funzioni: assorbimento competenze e ritardi sulla tabella di marcia

L’Ispettorato assorbe tutte le funzioni in materia di sicurezza nucleare e di radioprotezione già attribuite dalla legislazione nazionale al Cnen, all’Enea Disp, all’Anpa, all’Apat e, infine, al Dipartimento nucleare, rischio tecnologico e industriale, al Centro nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione e all’Area Fisica del Centro nazionale per la rete nazionale dei laboratori per le attività in materia di radioattività dell’Ispra. Rispetto alle scadenze annunciate dal ministero, i tempi si sono però allungati e di oltre 18 mesi sulla tabella di marcia. Questo per via della redazione di un testo blindato sotto il profilo giuridico per la legge-delega al fine di legittimare un quadro normativo che consenta un ritorno alla produzione.

Transizione energetica e decarbonizzazione: Smr, Amr e microreattori

Nelle intenzioni del numero uno di Pichetto Fratin, l’energia nucleare svolgerà un ruolo chiave nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione, un passaggio decisivo per abilitare la produzione da fonte nucleare tramite le nuove tecnologie sostenibili. Tra queste gli Smr, Amr e microreattori. Proprio per questa ragione, nel settembre 2023 erano cominciati i lavori della Piattaforma per un “nucleare sostenibile” in Italia. I risultati forniti da studiosi di primissimo livello hanno visto una loro convergenza nel testo redatto dalla commissione tecnica presieduta dal giurista Giovanni Guzzetta. Il disegno di legge è composto da quattro articoli che mirano a regolamentare la produzione di energia nucleare sostenibile. A far parte del gruppo di lavoro anche Pietro Alessandro Di Maio, ordinario di Impianti nucleari presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo, componente del Gruppo di Lavoro 3 “Tecnologie di fusione”.

Decreti esecutivi entro due anni e scenario Pniec 2050

Se approvato in Parlamento, il ddl darà mandato al governo di emanare e adottare i decreti esecutivi entro due anni dall’entrata in vigore per diversi aspetti della filiera nucleare. Al contempo, si punta a contenere i costi per famiglie e imprese: obiettivo raggiungibile nell’eventualità non prima di qualche decennio, come riferisce lo stesso Mase al QdS. “L’ipotesi di scenario riportata nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima prevede una capacità nucleare installata compresa tra 8 e 16 gigawatt al 2050, in grado di coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale. Non si tratta di una valutazione politica, ma della rappresentazione tecnica dei risultati emersi dall’analisi condotta, costruita su dati oggettivi e su ipotesi di sistema coerenti con l’evoluzione del mix energetico”, spiega il ministero.

Misure del ddl delega: idrogeno, rifiuti radioattivi, fusione e nuove centrali

Tra le misure previste dal ddl delega ci sono la regolamentazione della produzione di energia nucleare sostenibile, inclusa la generazione di idrogeno, lo smantellamento degli impianti esistenti e la gestione dei rifiuti radioattivi e la ricerca e lo sviluppo sull’energia da fusione. Spazio poi per la riorganizzazione delle competenze in materia di energia nucleare, l’adeguamento della normativa italiana alle disposizioni europee e agli accordi internazionali e la localizzazione, costruzione ed esercizio di nuove centrali nucleari e impianti di stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi.

Deposito nazionale rifiuti radioattivi e Sicilia: Cnai, opposizioni e Regione non coinvolta

Aspetto, quest’ultimo, che toccherà anche la Sicilia. Nel dicembre 2023 il Mase ha infatti pubblicato l’elenco delle 51 aree individuate nella Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) per la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e del parco tecnologico, mirati a consentire lo stoccaggio delle scorie di bassa e media attività. Le province di Trapani ed Enna hanno già comunicato la loro indisponibilità all’eventuale stoccaggio di scorie a Segesta o nelle cave abbandonate dell’entroterra siciliano. Nel frattempo, lontano dai microfoni, le reti ambientaliste hanno già preannunciato di essere pronte a lotta a oltranza affinché la Sicilia non divenga discarica di rifiuti radioattivi. A proposito di Piattaforma nucleare, la Regione siciliana non è mai stata coinvolta dal Mase, come aveva dichiarato al QdS proprio un anno fa l’allora Dirigente Generale del Dipartimento dell’Energia della Regione, Calogero Giuseppe Burgio. Un passaggio che, seppur formale, sarebbe stato quantomeno visto di buon occhio da Palermo. Poi l’iter ha rallentato e la vicenda si sarebbe raffreddata anche all’interno di Palazzo d’Orleans.

Nel programma piccoli reattori e tecnologia di quarta generazione

Ma cosa prevede il progetto del Governo? Si parla di investire in piccoli reattori modulari (Smr) e reattori di quarta generazione raffreddati a piombo, in grado di bruciare scorie e garantire maggiore sicurezza ed efficienza. Tecnologie che non saranno però disponibili prima del prossimo decennio.

Il ddl prevede anche l’elaborazione di un Programma nazionale per il nucleare sostenibile e la creazione di un’Autorità di sicurezza nucleare, che garantirà un processo autorizzativo chiaro e una governance riformata del settore, con l’obiettivo di snellire gli aspetti burocratici. L’Isin, appunto, al cui vertice siede il direttore Francesco Campanella, nominato direttamente dal Mase. All’atto del suo insediamento, nell’aprile 2024, Campanella aveva già sottolineato come l’Ispettorato avrebbe dovuto farsi trovare pronto da subito “per le eventuali nuove sfide in termini di sicurezza e radioprotezione che dovesse proporre il ‘nucleare di domani’; un passaggio possibile “dimostrandosi in grado di dominare il ‘nucleare di oggi’”. Si tratta comunque di un percorso a tappe che porterà alla definizione di un Testo Unico del Nucleare, viaggiando in parallelo con il programma nazionale per la neutralità carbonica al 2050.

A che punto siamo lo spiega al Quotidiano di Sicilia direttamente il Mase, il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. “L’esame parlamentare della legge delega in materia di energia nucleare sostenibile è attualmente in corso. Il provvedimento intende definire il quadro generale per il riavvio della produzione di energia nucleare nel nostro Paese, tramite le migliori tecnologie, incluse quelle modulari e avanzate”, spiegano gli uffici ministeriali.

L’Isin entrerà in gioco con un ruolo di garante

“A valle dell’approvazione della legge delega seguiranno i decreti legislativi delegati, necessari a disciplinarne in modo puntuale gli aspetti autorizzativi, regolatori e industriali”. È qui che l’Isin entrerà in gioco con un ruolo di garante. Ad aprile 2025 la Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile ha fornito i risultati di un’analisi tecnica approfondita, basata su dati, scenari energetici e valutazioni comparate, coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica del Paese e in linea con gli esiti dei principali rapporti internazionali come l’IEA – The Path to a New Era for Nuclear Energy del gennaio 2025. “Le percentuali indicate risultano inoltre coerenti con le proiezioni internazionali, che prevedono un contributo significativo del nucleare all’interno di un mix caratterizzato da una forte crescita delle fonti rinnovabili, in particolare quelle intermittenti come eolico e fotovoltaico”, aggiunge ancora il Mase al QdS. È in questo scenario che “il nucleare può quindi rappresentare il miglior alleato delle rinnovabili per un sistema energetico – non soltanto elettrico – che sia equilibrato, sostenibile e in grado di garantire la sicurezza energetica del Paese”.

Restano comunque da sciogliere alcuni interrogativi importanti sui costi, da quelli per la generazione dell’elettricità fino allo smantellamento delle centrali esistenti, la bonifica dei siti contaminati e la gestione dei rifiuti radioattivi, che includono barre di combustibile esaurito e scorie con tempi di decadimento stimati in migliaia di anni.

Fusione, ricerca va avanti. Enea nell’alleanza europea

Enea è entrata come membro formale nell’associazione internazionale “Fusion now”, promotrice della nuova partnership pubblico-privata che riunisce ricerca, industria e Commissione europea per accelerare lo sviluppo dell’energia da fusione nucleare nell’ambito del programma Euratom. L’iniziativa è tra i risultati prioritari del progetto Go4Fusion, coordinato da Enea e finanziato nell’ambito del programma Horizon Europe – Euratom 2024 per la creazione di un’alleanza strategica finalizzata alla promozione dell’energia da fusione. Enea ha sostenuto attivamente la costituzione di “Fusion now”, che si compone di 37 membri tra cui anche Eni e Ansaldo Nucleare per l’Italia, Empresarios Agrupados Internacional per la Spagna e Framatome e Thales per la Francia, con una campagna di adesione tuttora in corso. Tra le priorità dell’associazione figurano le attività preparatorie per l’istituzione formale del Partenariato con la Commissione europea, prevista per metà 2026 e l’aggiornamento periodico della Strategic research and innovation agenda (Sria) sulla fusione nucleare, il documento strategico che orienterà la ricerca e lo sviluppo su orizzonti temporali di breve, medio e lungo periodo. Altri obiettivi dell’alleanza saranno il coordinamento dei contributi dei partner alle attività di ricerca e la definizione di un sistema di monitoraggio basato su indicatori chiave di performance, per valutare il raggiungimento degli obiettivi.

“L’ingresso nella partnership Fusion now, così come il coordinamento del progetto Go4Fusion, sono in linea con l’impegno di Enea nella promozione dello sviluppo dell’energia da fusione nucleare”, ha dichiarato Alessandro Dodaro direttore del Dipartimento nucleare dell’Enea. “Contribuiremo alla governance della futura alleanza europea sulla fusione dopo aver già coordinato il programma nazionale nel consorzio europeo Eurofusion, favorendo il coinvolgimento dell’industria nazionale, consolidando il nostro ruolo di riferimento tecnico-scientifico in Europa e rafforzando il peso dell’Italia nei processi decisionali”. Dopo aver lavorato alla costituzione di Fusion now, il progetto Go4Fusion si occuperà dell’istituzione della European fusion stakeholder platform (Efsp) e all’analisi delle associazioni di categoria attive nella fusione in Europa; tra gli obiettivi prioritari anche la promozione di azioni di advocacy, networking e formazione, ma anche lo sviluppo di strumenti per la gestione della proprietà intellettuale e il trasferimento tecnologico.