Vestire il corpo, vestire il capo - QdS

Vestire il corpo, vestire il capo

Carlo Alberto Tregua

Vestire il corpo, vestire il capo

mercoledì 19 Giugno 2019 - 08:05

Diceva il saggio: “Cos’è l’ignoranza? Sapere tutto di niente”. Il richiamo è a questo ceto politico e burocratico di parolai nati e cresciuti all’incirca dal 1968. Prima ve ne erano di parolai, ma la gran parte di chi governava le istituzioni era composto da statisti.
Ai parolai bisogna riconoscere la capacità di parlare del nulla, ma di farlo molto bene, cosicché chi li ascolta o li vede nelle televisioni o legge i loro messaggi nei media sociali ha l’impressione che stiano dicendo cose serie per il bene del “Popolo italiano”.
In effetti tromboneggiano e ripetono in modo pappagallesco quello che si sono preparati prima. Il guaio è che vi è un ceto di giornalisti che non ha solide basi economiche, sociali, politiche, burocratiche, dei vari diritti: insomma il loro bagaglio è semivuoto da Saperi di tutti i tempi, con la conseguenza che non sono capaci di porre ai loro interlocutori adeguate domande che metterebbero a nudo l’ignoranza di questi ultimi.


La questione che esponiamo riguarda chi ha le massime responsabilità del Paese ma anche il cosiddetto Popolo cui scuola e Università non trasferiscono le conoscenze necessarie, perché ogni individuo, uomo, donna o terzo che sia, possa ragionare e valutare con la propria testa e non con quella degli altri.
Mestiere di Scuola e Università sarebbe quello di vestire gli ignudi. Ma non con robe più o meno idonee, bensì con robe immateriali idonee a vestire il capo piuttosto che il corpo.
Insomma per la nostra mente, ed il sottostante cervello, è molto importante acquisire quello che è accaduto in migliaia di anni e quello che accade nei nostri giorni, in modo da diventare persone umane indipendenti e capaci di comprendere e di volere.
La carenza di Scuola e Università è associata a quella delle famiglie, le quali non sono più i centri di educazione dei giovani anche perché i genitori dopo che procreano, in qualche modo fanno crescere i figli accontentandoli piuttosto che educandoli.
L’educazione si fa con l’esempio oltre che con la formazione ed è difficile vivere sui binari rigorosi dell’etica e dei valori morali perché questo comporta la disciplina necessaria causa anche di limitazioni e sacrifici.

Il bisogno della persona umana, istintivo, è di vestire il corpo. Non sente- di massima – quello di vestire il capo. Ovviamente non tutti sono in queste condizioni perché alcune persone hanno la voglia di saperne di più e quindi la loro curiosità li spinge a chiedere, domandare, leggere, ascoltare i maestri che, spesso, sembra dicano cose noiose. Ma siamo noi, che non abbiamo molta voglia di crescere, a pensare che quegli insegnamenti siano noiosi mentre, se ben riflettessimo, capiremmo come essi costituiscano il sale della vita.
La conoscenza dovrebbe farci capire come la necessità istintiva di procacciarsi il cibo ogni giorno ha una valenza quantitativa e qualitativa. Prima bisogna soddisfare la minima esigenza del corpo, ma subito dopo bisognerebbe soddisfare la grande esigenza della nostra mente.
Occorrerebbe che ognuno di noi avesse ben chiaro che è necessario procacciarsi il cibo e non muovere l’aria, un vecchio detto che pochi tengono presente perché è più facile respirare che usare la testa.


Se noi fossimo in possesso delle opportune conoscenze, sapremmo ciò che è accaduto nel passato e faremmo tesoro della storia, della letteratura, della geografia, della matematica. Per fare che? Per progettare il futuro, sia quello individuale che l’altro, più importante, collettivo. Ognuno di noi ha il dovere di pensare a quello che accadrà utilizzando la regola delle tre P: prevedere, prevenire, Provvedere.
La collettività ha bisogno di cittadini pensanti, dotati di opportuna cultura, che genera altruismo. Intendiamoci, non è detto che le persone colte non siano egoiste, ma una gran parte di esse, proprio perché conosce, sa che senza il necessario soccorso a deboli e bisognosi l’intera collettività, non solo non cresce, ma regredisce.
In questo quadro, ognuno avrebbe cognizione dell’eccellenza del sapere piuttosto che della mediocrità del favore. Chi chiede un favore, in fondo, si comporta come un mendicante con la mano tesa mentre dovrebbe fare prima il proprio dovere per poi esigere i propri diritti. Con fermezza!

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