Rumore di elicotteri in cielo e sirene spiegate alle prime luci dell’alba hanno svegliato il Comune di Paternò questa mattina. Oltre 50 carabinieri, su disposizione della Procura di Catania, hanno infatti effettuato un blitz nel comune, dando esecuzione a diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale etneo su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Il tentato omicidio a Paternò
Il provvedimento ha riguardato cinque indagati, gravemente indiziati, in concorso tra loro, di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. L’indagine, partita dal settembre 2025 al dicembre 2025 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Catania e dal N.O.R. – Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Paternò, trae origine da altro procedimento penale, relativo al ferimento, avvenuto a Paternò il 30 agosto 2025 e apparentemente scaturito da futili motivi, di Michele Gabriele Giacoponello, in relazione al quale, già a novembre, Alberto Forte era stato raggiunto da un’ordinanza custodiale in carcere. Tale evento aveva determinato un’escalation di tensioni e propositi ritorsivi, anche in considerazione del fatto che il ferito è figlio di Andrea Giacoponello, personaggio di spicco dell’associazione mafiosa Assinnata di Paternò, legata al clan Santapaola-Ercolano, nonché cognato del capo dell’associazione, Salvatore Assinnata.
Il tentato omicidio ripreso dalle telecamere
Le attuali investigazioni hanno documentato che, il primo ottobre 2025, a Paternò, un commando composto dai 5 indagati (capeggiati dallo stesso Andrea Giacoponello, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari), di cui uno armato di pistola e uno di mazza, si sarebbe recato presso l’officina meccanica del padre di Alberto Forte, come anticipato arrestato per il tentato omicidio di Michele Gabriele Giacoponello, e avrebbe esploso 3 colpi contro quest’ultimo, ferendolo alla mano destra. L’impianto accusatorio si fonda su una complessa e articolata attività investigativa, sviluppata dai Carabinieri sotto il costante coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, mediante attività tecniche e dinamiche. In tale contesto, assumerebbero straordinario valore alcune conversazioni captate immediatamente a seguito del primo ferimento, in ordine a espliciti propositi di vendetta da parte del clan Assinnata, come poi effettivamente verificatosi.
La sparatoria e la fuga del commando
Forte, parlando telefonicamente con un familiare nel preciso momento in cui l’azione ritorsiva si stava consumando, aveva raccontato di essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco e di essere riuscito a difendersi e a mettere in fuga i propri assalitori solo grazie alla propria immediata reazione, sparando a sua volta con la propria pistola. Poi aveva scelto di non denunciare l’accaduto, dichiarando di essere rimasto vittima di un incidente stradale una volta giunto all’ospedale “Cannizzaro” di Catania. Tuttavia, proprio l’analisi delle comunicazioni registrate avrebbe consentito di apprendere dell’esistenza di un sistema di videosorveglianza installato presso l’officina della vittima, teatro dell’attentato. I militari dell’Arma hanno quindi proceduto all’individuazione dell’impianto e all’acquisizione dei video di interesse dai dispositivi informatici sequestrati durante le operazioni relative all’arresto di Alberto Forte.
Le misure cautelari per i 5 indagati ed i nomi
A seguito di una meticolosa analisi dei fotogrammi, i Carabinieri sono riusciti a cristallizzare la sequenza temporale dell’azione criminosa, le modalità operative e le responsabilità attribuibili a ciascun partecipante. Infine, gli elementi acquisiti hanno determinato, in capo agli indagati, la contestazione dell’aggravante di cui all’art. 416 bis1 c.p., essendo l’episodio maturato nel contesto associativo del clan Assinnata ed essendo stato connotato da modalità organizzative ed esecutive univocamente permeate della metodologia mafiosa. Il solido quadro indiziario costruito ha conseguentemente permesso alla Procura di richiedere, e al GIP del Tribunale di Catania di emettere, le odierne misure cautelari.
Questi i nomi dei destinatari delle misure cautelari
Andrea Giacoponello, nato a Paternò in data 09.08.1972;
Giorgio Castorina, nato a Paternò 01.10.1994;
Vincenzo Di Mauro, nato a Paternò in data 06.11.1983;
Antonio Di Cavolo, nato a Paternò in data 25.07.1983;
Romeo Giuseppe, nato a Paternò in data 30.05.1980.
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