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VIDEO | Palermo, la rete idrica abusiva allo Zen 2 controllata da Cosa Nostra: due inchieste

Allo Zen 2 di Palermo la gestione dell’acqua non è di Amap, almeno nella pratica. Dietro la distribuzione idrica del quartiere c’è Cosa Nostra con le condutture che scorrono sotto terra. Entrano ed escono dai muri attraversando i padiglioni raggiungendo abitazioni e attività commerciali. Ma il servizio, chiaramente, non è gratuito: si paga dai 15 ai 25 euro al mese ed i soldi vengono raccolti da uomini fidati dei boss per un guadagno di più di 400 mila euro all’anno.

Dentro la rete idrica abusiva dello Zen 2

Dai garage dei padiglioni si trovano delle porte in ferro battuto, una volta che si aprono si scopre il vaso di pandora. Lunghi corridoi totalmente al buio, tra acqua e fango, aria irrespirabile che irrita i polmoni. Lungo i muri passano tubi marci, alcuni dei quali rattoppati e sostenuti da staffe in ferro ormai consumate. A fare da contorno centinaia di fili elettrici, aggrovigliati, degli allacci abusivi che si attaccano ai pochi contatori ufficiali. Un altro “business” che riguarda molti quartieri periferici di Palermo.

Un labirinto senza un ordine preciso che arriva però in tutti gli aloggi. L’acqua parte dai serbatoi di Amap in via Rocky Marciano e via Fausto Coppi e poi si perde nel sottosuolo dello Zen con un sistema, che come mostrano le immagini, è precario a causa del materiale utilizzato: tubi in ferro battuto, corrose dall’umidità.

Chi c’è dietro la gestione idrica di Cosa Nostra

A creare questo sistema abusivo per l’erogazione dell’acqua fu il clan dei Lo Piccolo che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 avviò questo “business”. A rivelarlo in delle intercettazioni dei carabinieri Francesco Stagno, considerato fino a poco tempo fa braccio destro dei fratelli Serio, reggenti del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale. “L’acqua che ci arriva allo Zen non è dell’Amap… Lo Piccolo hanno fatto tutti i lavori”, avrebbe confessato Stagno.

La rete idrica abusiva allo Zen, perdite millionarie per l’Amap

A pagare questa gestione abusiva dell’acqua è Amap. “Ogni anno immettiamo nella rete dello Zen 2 un milione e mezzo di metri cubi d’acqua. Ma nei padiglioni non ci sono contatori. All’azienda partecipata non entra un soldo. Il danno è di 5 milioni di euro”, aveva detto Giovanni Sciortino, l’amministratore di Amap lo scorso 12 gennaio durante un incontro alla chiesa di San Filippo Neri con amministrazione comunale e cittadini per discutere delle emergenze dello Zen.

Amap tempo fa ha presentato un dossier al tavolo permanente per l’ordine e la sicurezza, coordinato dal prefetto Massimo Mariani, nel quale emergerebbe l’uso della rete anche da parte di chi sarebbe un utente regolare dell’azienda che gestisce la distribuzione dell’acqua a Palermo.

Rete idrica abusiva allo Zen, due inchieste

A carabinieri e polizia il compito di ricostruire le origini della rete idrica abusiva dello Zen con due inchieste parallele, coordinate dalla Procura di Palermo. Le indagini dovranno anche appurare chi oggi gestisce questo business dell’acqua nel quartiere. L’amministrazione comunale e l’Amap dal canto loro si sono trincerati nel silenzio, in attesa che la Procura faccia luce sulla vicenda.

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